Chernobyl, “happily” ever after

Nella cittadina di Pryp”jat’, situata in Ucraina, si trova la centrale nucleare Vladimir Il’ič Lenin di Černobyl‘ (Chernobyl). O, per meglio dire, si trovava.

Come tutti ben sanno, la centrale nucleare di Černobyl’ fu la protagonista dell’infausto disastro avvenuto il 26 aprile 1986 alle ore 1.23, con conseguenze catastrofiche. In quella lunga notte, il reattore n.4 della centrale esplose a causa di complicate reazioni chimiche indotte da malfunzionamenti a catena. Inizialmente, la situazione venne percepita dai dipendenti della centrale come un semplice incendio, ma altre persone, fisici e non, all’esterno della centrale si erano già resi conto della gravità della situazione. Quello che in pochi sanno, infatti, è come questa emergenza venne affrontata e contenuta.

Tra errori umani, progettazioni difettose e gesta eroiche di persone comuni è ambientato Chernobyl, miniserie televisiva creata e scritta da Craig Mazin e diretta da Johan Renck.

Andata in onda negli Stati Uniti e nel Regno Unito dal 6 maggio al 3 giugno 2019 e composta da 5 puntate, in Italia ha debuttato il 10 giugno 2019 su Sky Atlantic.

Chernobyl: gli eventi

La serie inizia mostrandoci il giorno dell’incidente: tutte le scelte, giuste e sbagliate, che vennero effettuate quel giorno; tutte le incomprensioni e le indecisioni che hanno rallentato l’intervento. Questa è storia, e non vuole essere riscritta.

Quello che vuole trasmettere la serie sono le gesta di chi ha dovuto affrontare quella situazione di emergenza, ed è proprio questo il suo focus principale.

Chernobyl si presenta a noi come una serie pesante, lenta e a tratti opprimente. La stessa oppressione che provano i personaggi della serie viene trasmessa in modo magistrale allo spettatore, tra scene di crudo realismo e spiegazioni scientifiche accurate dell’esplosione. Ti cattura con il suo orrore, con la paura provata dai personaggi, con l’incertezza della sorte di chi eroicamente si è prodigato per evitare che danni collaterali peggiori potessero capitare. Chernobyl non vuole essere una serie bella, o dalla visione facile. Vuole mozzare il fiato, stringere il petto e limitare i movimenti. Come un enorme Elephant’s Foot sullo sterno. E ci riesce benissimo.

Riesce a catturare lo spettatore rimanendo storicamente accurata, informando anche chi, quel giorno, non era presente. È adatta ad un pubblico maturo che ancora ricorda i titoli dei telegiornali che gli vennero dedicati, e anche a chi, nel 1986, non era ancora nato.

L’intera miniserie è presente su SkyGo e Sky Atlantic.

chernobyl

Ilaria Caiazzo

Studente a tempo pieno, interprete e traduttrice a tempo perso. Scrivo di cinema, serie tv e libri. Ossessionata dal make-up e dai serial killer.

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