La mia vita con John F. Donovan: il ritorno di Xavier Dolan

Dopo immense difficoltà, il nuovo film di Xavier Dolan “La mia vita con John F. Donovan”, è finalmente riuscito ad approdare nelle sale italiane. 

Un cast straordinario partecipa alla prima opera in lingua inglese del regista canadese. Stella di punta (nel film e nella realtà) Kit Harington, reduce dall’ultima (e a detta di tanti) deludente stagione del “Trono di Spade”, che nel giro di pochi anni lo ha reso famoso in tutto il mondo.  Insieme a lui, ci sono tre attrici di alto livello: Natalie Portman, Kathy Bates e Susan Sarandon. Per concludere, il piccolo e bravo Jacob Tremblay. 

“La mia vita con John F. Donovan” è un film elegante, che racconta la vita parallela di John e Rupert. Il primo è una star mondiale, protagonista di una celebre serie tv di successo (un personaggio che sembra essere scritto proprio per Kit Harington), mentre il secondo ha appena 11 anni, vive in Inghilterra, sogna di diventare attore ed è il più grande fan di John. I due, da anni, intrattengono, un rapporto epistolare. Seppur  paradossale e irrealistico (difficile immaginare un bambino di 6 anni che scambia lettere con un adulto, senza che la madre ne sappia nulla), il gioco regge ed è perno portante dell’intera struttura del film.  

Dolan lavora con cura nel delineare il rapporto tra i due personaggi e gli aspetti che li uniscono. La solitudine, l’assenza del padre, la scoperta della sessualità, il rapporto d’amore e odio con le madri e l’incomprensione con il resto della società. Sia John che Rupert sono degli emarginati, sebbene in maniera differente. John vive costantemente sotto pressione, essendo costretto a nascondere il vero se per mostrare il personaggio fittizio che il pubblico ama vedere e pensa di conoscere. Come un leone (anzi, un lupo) in gabbia, John vorrebbe far esplodere la sua vita, adesso che la sua carriera artistica è al massimo. Ma non può farlo, ha delle regole da seguire. Diversa, invece, è l’emarginazione che vive Rupert. Vittima di un bullo, si ritrova impantanato in un luogo che odia: l’unica sua speranza sta nelle lettere scambiate con John, nel vederlo la sera alla televisione.

John F. Donovan

Nella feroce critica al mondo delle celebrità, Dolan tira fuori il ritratto intimo e indifeso del suo protagonista. Kit Harington, finalmente lontano dalle mura di Grande Inverno, toglie i panni sicuri ed eroici del “Bastardo degli Stark”, per indossare quelli più personali di una star sola e indifesa. 

Nonostante il ritmo non sia troppo veloce, i continui flashback richiedono un’attenzione costante. Nel salto temporale perpetuo, perdere un punto potrebbe essere decisivo ai fini della comprensione del film. Seppur con qualche eccesso e qualche sbandata, la regia di Dolan è buona. I primi piani sui personaggi e il montaggio frenetico accentuano la percezione di claustrofobia che vivono i due personaggi principali. 

Il film è stato un flop di critica e al botteghino. 

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Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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