Accettazione di sé: il movimento body positive

L'accettazione di sé è resa difficile da ciò che gli altri ci dicono.

Torniamo a parlare di corpi, abbiamo iniziato introducendo il concetto di fatshaming e parlando un po’ di come i nostri corpi vengano rappresentati nella società. Oggi l’argomento sarà un po’ più generico, ovvero l’accettazione di sé.

Sembra banale, ma accettarsi è in realtà il vero punto cardine del movimento body positive.

Nel movimento body positive accettarsi non significa non migliorarsi.

Accettarsi significa volere bene al proprio corpo, indipendentemente dalla sua forma. Il che, spesso, viene confuso con grasso è bello. Troppo semplice e troppo banale. Il vero concetto è, in realtà, grasso va bene e ogni corpo merita rispetto.

Parliamo di grasso, poi, perché è generalmente quella la caratteristica più “criticata”. Ma chi è molto magro si sarà sentito sicuramente dire che “le ossa le lasciamo ai cani”. Il body shaming non risparmia nessuno.

E l’accettazione di sé di cui stiamo parlando passa anche attraverso le parole altrui.

Il movimento body-positive vuole allontanarsi proprio da tutti questi pre-concetti per cui chi non ha un corpo standard non è in grado di migliorare sé stesso. Se sono magrissim* o grassissim* – escludendo le patologie derivanti da disturbi dell’alimentazione che sono un caso più complesso – fuori dagli standard classici, posso accettarlo. E non per questo, una volta accettato, non posso fare nulla per migliorarmi.

Accettazione di sé significa stare bene con il proprio corpo, non voler rimanere fermi come si è.

L’idea della body-positivity è quella di non odiare il proprio corpo ma accettarne le forme, anche se non ci piacciono, puntando comunque a migliorarci. Il non piacersi “ci sta”, l’importante è non vedere solo gli aspetti negativi di sé ma cercare di guardare anche ciò che di bello abbiamo (perché c’è sempre) e di valorizzarci indipendentemente da quello che ci dice la società.

Dovremmo individuare quali sono i difetti che vediamo per via della società e decidere se vogliamo adeguarci agli standard che ci vengono più o meno consciamente imposti. Ma, nel frattempo, capire e sapere che il nostro corpo ha valore indipendentemente dalle sue forme.

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, scout e psicologa iscritta all'Albo A, perennemente oberata di impegni. Gli argomenti di cui scrivo vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura. E su quanto possiamo "lasciare il mondo migliore di come l'abbiamo trovato".

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