Anonimato e gogna mediatica: comunicare nell’era social

Qualche mese fa abbiamo parlato di giornalismo e comunicazione, affrontando il tema dal punto di vista degli scivoloni sessisti e discriminatori di alcuni giornalisti. Questo fine settimana, invece, è

stato ricco di spunti per un altro aspetto della comunicazione: nell’era social, quanto è importante garantire l’anonimato e quanto invece “far assumere le responsabilità”?

Sui social la nostra comunicazione è spesso mediata dall’anonimato

Non accade ovunque e non accade sempre, ma la possibilità di utilizzare account finti, creati appositamente per insultare senza esporsi ci fa sentire più sicuri. I social network sono visti come una terra di nessuno, all’interno della quale ciò che diciamo è “il nostro pensiero”. Ed invocando una presunta libertà di pensiero quando si tratta di dire la propria opinione.

Il progetto Parole Ostili ha steso un decalogo, il Manifesto della comunicazione non ostile, dieci princìpi di stile che nascono dalla Rete come impegno di responsabilità per favorire una comunicazione civile e rispettosa fra i membri del web, in modo che possa essere un luogo accogliente per tutti. Eppure, come detto, i social per molti sono ancora una zona franca.

Il 26 luglio, a seguito del naufragio nel Mediterraneo, diverse testate giornalistiche hanno riportato la notizia sui canali social

La foto, resa anonima, di uno dei commenti incriminati

E, come ogni notizia importante che si rispetti, ha creato, sotto i diversi post, un’interazione molto forte e moltissimi commenti. Alcuni di questi sono stati di cordoglio, dispiacere, tristezza. Altri, invece, sono stati più aggressivi, sui toni del i pesci hanno cibo ora, o simili.

Questi commenti sono stati prontamente screenshottati dallo staff di Enrico Mentana che li ha ricondivisi, in modo integrale (qui, invece, la versione censurata di Bufale.net).

In che senso? I nomi non sono stati censurati, privando dell’anonimato i leoni da tastiera e mettendoli così alla pubblica gogna da utenti che sono andati a cercare queste persone su Facebook.

Anonimato e gogna

Ma è un comportamento corretto?

Proprio nei giorni in cui viene pubblicata e diffusa l’iniziativa #OdiareTiCosta, la domanda che sorge spontanea è: perché, anziché denunciare e procedere per le vie più corrette, mettere su internet i nomi e i cognomi degli utenti che lasciano certi commenti?

Per ripagarli con la stessa moneta?

Già abbiamo scritto di come blastare la gente non ci renda migliori, creare su una persona lo stesso accanimento che questa ha già portato avanti le fa capire dove ha sbagliato? No.

Le modalità di comunicazione sono importanti: per avere un confronto si deve portare il discorso sul piano del contenuto, non su quello della forma. È giusto che le persone si assumano le loro responsabilità ma le modalità con cui questo avviene devono essere educative e formative. 

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, scout e psicologa iscritta all'Albo A, perennemente oberata di impegni. Gli argomenti di cui scrivo vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura. E su quanto possiamo "lasciare il mondo migliore di come l'abbiamo trovato".

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