L’Horror gotico di Avati, tra diavolo, religione e politica

Ritorno alle origini (e all’Horror)

Pupi Avati torna a dirigere, dopo molti anni, un horror ambientato nella Pianura Padana. Sono numerosi i titoli del genere che, dagli anni ’70 in poi, lo hanno reso uno dei maestri dell’Horror italiano. 

Il Signor Diavolo è un perfetto miscuglio tra Horror Gotico-padano e thriller, ed è tratto dall’omonimo libro scritto dallo stesso Avati (che contiene, però, un finale differente rispetto al film).

Trama del film

Siamo nel 1952. Furio Momentè (Gabriel Lo Giudice), giovane funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia, viene inviato in Veneto per seguire un caso di omicidio. Il quattordicenne Carlo (Filippo Franchini) ha ucciso il suo coetaneo Emilio (Lorenzo Salvatori), affermando che egli sia in realtà il diavolo. Furio parte, e sul treno legge, esterrefatto, gli atti delle indagini. In tutto questo, il caso sembra potere essere una bomba politica per le imminenti elezioni. La madre di Emilio (Chiara Caselli), che aveva sostenuto la DC veneta, è convinta che il delitto sia stato fomentato da superstizione religiosa. Dopo l’increscioso accaduto è diventata nemica della chiesa e, di conseguenza, del governo. Il compito di Furio sarà condurre un’indagine parallela e trovare elementi che smentiscano il coinvolgimento di prelati, salvando l’immagine sia della chiesa che quella del governo centrale.

Clip del film Horror "Il Signor Diavolo"

L’ineffabile mondo contadino

Sin dal primo istante si viene immersi nella pesante e oscura atmosfera che avvolge tutto il film. Numerose bambole, oggetto per antonomasia legato all’horror, vengono mostrate in rapida successione: è l’inizio della terrificante vicenda del signor Diavolo. È anche l’inizio di un’indagine che si snoda tra il Veneto contadino e la Roma politica. Un’unione tra due mondi separati e inconciliabili che per tutto il film saranno a stretto contatto. Quello contadino, fatto di credenze, dicerie e storie, strettamente legato a una chiesa oscurantista, che si erge come vero, e unico, potere di una terra impermeabile per la politica; quello politico/cittadino, rappresentato dalle figure di Momentè e del giudice (Massimo Bonetti), non in grado di comprendere tutti i meccanismi del mondo contadino e per questo incapaci di scoprire la verità.

Nella superba messa in scena di Avati, brillante sia nei cupi interni delle chiese che negli esterni desolati e campagnoli di un Veneto arcaico e metafisico, la verità sfugge incontrollata e incontrollabile a chi prova a raggiungerla. Si nasconde nei silenzi criptici di una popolazione che sa cosa realmente è accaduto, ma che, spinta da un’omertà sacrale, tace di fronte a ciò che viene percepito come estraneo e nemico. Nel signor Diavolo, il silenzio fa più rumore del suono e del caos.

L’Horror gotico padano ancora piace (e fa paura!)

Pienamente controllato dal regista, il film si insinua nei sottoscala, nelle tombe e negli scantinati: luoghi bui dove si nasconde il male. E dove tutto può accadere improvvisamente. E spesso accade il peggio. Che il male risieda ovunque, anche nei luoghi più remoti e nelle persone più insospettabili, è uno dei temi che Avati ha più volte affrontato (e con successo) nella sua lunga carriera. Mai come in questo film però, il male appare nella sua forma più pura e pericolosa. Ed è per questo che fa ancora più paura.

Il signor Diavolo è la chiara dimostrazione di come un genere di film che sembrerebbe passato, possa in realtà essere apprezzato dal pubblico. Chissà che in futuro Avati non decida nuovamente di tornare sul genere che lo ha reso famoso, magari mettendo in piedi un altro horror che si nutre dei racconti inquietanti della sua infanzia (che il regista ha più volte indicato come fondamentali per i suoi film).

Scena dell'Horror "Il Signor Diavolo"

Diavolo, sommo poeta e inferno

Prima, però, c’è un altro progetto da portare a termine. Un discesa agli inferi insieme al sommo poeta, per celebrarne i 700 anni dalla morte, avvenuta nel 1321. E allora, non ci resta che aspettare.

 

Francesco Guerra

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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