Miss Italia 2019: ne avevamo davvero bisogno?

Carolina Stramare Miss Italia 2019

Si è conclusa venerdì con la vittoria di Carolina Stramare l’ottantesima edizione di Miss Italia. Un’edizione tornata su Rai Uno dopo otto anni, un’edizione di ritorno alla portata di tutti, anche di chi – come mia nonna – canali minori come La7 non li guardano.

Ragazze giovanissime che, dopo una serie di selezioni, sono arrivate alle finali con la speranza che il loro volto e la loro personalità sfondino sul piccolo schermo o sui social network.

Miss Italia, nel corso degli anni, ha visto diversi cambiamenti nel suo regolamento, adeguandosi anche ai costumi e alle regole dell’Italia nei diversi periodi storici.

Fino al 1994, le donne sposate non potevano partecipare al concorso, tanto che ad una vincitrice (Mirca Viola, 1987) fu revocato il titolo. Nel 1990 le misure seno-vita-fianchi delle aspiranti Miss sono state rimosse, sebbene una delle edizioni dei primi anni 2000 abbia tentato di reintrodurle, fallendo sul nascere.

Nel 2007 le Miss venivano valorizzate per il loro lato B, mentre nel 2011 vengono introdotte Miss Italia Sport e Miss Forme Morbide.

Eppure, anche con questi cambiamenti dall’inizio della sua creazione, il concorso continua ogni volta a proporre una visione della donna stereotipata, vuota e sessista.

Cambiano i periodi storici ma il fulcro è sempre lo stesso:

In un concorso di bellezza vince – per forza di cose – la più bella. Non la più interessante, simpatica o intelligente.

È un problema, questo? No. Se partecipo ad un concorso di questo tipo so cosa aspettarmi, il problema nel concorso è il volerlo “vendere” come un qualcosa di diverso. Provano a dirci che c’è qualcosa di più, oltre la bellezza. Poi, però, i loro talenti, le loro risposte alle domande, sembrano mettere in mostra un vuoto incolmabile. La stessa Caterina Balivo, parte della giuria di quest’anno, durante la finale ha esclamato “non le abbiamo sentite parlare, non le abbiamo viste, deve vincere la più bella”.

E, purtroppo, sono abbastanza convinta che quelle risposte, quei talenti, siano semplicemente innaturali, richiesti da un’organizzazione che vuole mantenere alto il suo standard abituale. O, forse, lo spero. Ma sembra assurdo che nessuna, fra le ragazze finaliste, dia mai risposte che il pubblico a casa possa reputare intelligenti. Ve la ricordate tutti la Miss che voleva vivere durante la Seconda Guerra Mondiale, no?

Quest’anno, però, il femminismo ha provato ad essere di casa

A modo suo, ovviamente.

Eh, sì, perché prima dell’inizio di questa edizione, le finaliste hanno sfilato in un flashmob, con cartelli di protesta contro le critiche che, ogni anno, vengono fatte al concorso.

Le Miss infatti, hanno portato in alto diverse frasi che, se inserite nel contesto del concorso, creano un’ironia non da poco.

“Né nude, né mute” recita uno dei cartelli.

Per questo motivo, forse, dopo aver ceduto la loro identità in cambio di un numero di serie (al punto che più volte si sono dimenticati i loro nomi) ed una regione di appartenenza, le ragazze sfilano in bikini.Ah, se poi qualcuno avesse delle curiosità sul nude, sapevate che posare senza veli prima del concorso potrebbe portare all’esclusione dallo stesso? Sempre per il principio di autodeterminazione e “il corpo è mio, decido io”.

“In Italia il merito è un reato”, il merito della bellezza o la fortuna della bellezza? Essere belle non è di certo una colpa (come recitava uno dei cartelli) ma non è qualcosa che ci guadagniamo con il sudore della fronte. E, anzi, se ripensiamo ai discorsi di qualche mese fa sul bodyshaming, direi che sono molto più fortunate le ragazze belle (e magre) di Miss Italia, piuttosto che tutte le altre ragazze non conformi a quei canoni di bellezza che ti permettono di partecipare.

flash mob miss Italia

Miss Italia 2019 conferma la sua patina di perbenismo anche quest’anno

Il flashmob, infatti, fa credere che qualcuno non voglia far andare in onda il programma perché sbagliato, ingiusto, umiliante. Se solo si ascoltassero le critiche al programma, però, ci si renderebbe conto di tante cose.

Il problema non è Miss Italia ma il suo insegnamento: le donne devono essere lì, a farsi guardare. Le ragazze belle devono compiacersi della loro bellezza.

Non sarebbe più semplice capire che va bene voler essere una Miss, ma andrebbe fatto sapendo quale è il costo sociale e personale di questa scelta. Le aspirazioni personali non possono essere messe in discussione ma può essere messa in discussione la mentalità dietro il programma.

Durante il programma, poi, le cose non sono andate meglio

Potrei scrivere altri articoli solo per dire cosa non è andato in questa edizione ma, per concludere, mi limiterei ad alcuni punti andati in onda l’ultima sera di trasmissione.

Tosca d’Aquino, voce femminile del programma, in un monologo su tutte le abilità delle donne, multitasking, felici di fare sport, di essere in forma perché “chi bella vuole apparire un po’ deve soffrire”. Lo stereotipo della dieta eterna nelle donne che gestiscono tutto, infermiere e crocerossine per gli uomini che, invece non sanno fare nulla. Concludendo con un “solo noi siamo le artefici del nostro destino”, cerca di ammorbidire la sfilza di sessismo che ha permeato le sue parole fino ad un istante prima.

E, riprendendo la già citata frase di Caterina Balivo, quando la donna ha detto che le Miss apprenderanno poi portamento ed eleganza Alessandro Greco – interrompendola e parlandole sopra – ha affermato “ma tu avevi già quell’energia”.

Grazie, Alessandro, meno male che sei tu a dirle come era e cosa sapeva fare.

E a ricordarle che deve ringraziare qualcuno (Milly Carlucci, nello specifico) per essere dove si trova. Non le sue capacità o la simpatia ma un’altra donna.

Il conduttore, per tutta la trasmissione ha interrotto le parole delle donne, parlando sopra di loro, senza mai preoccuparsi di come sarebbe potuto apparire, uomo in mezzo a tante donne, comunque detentore di potere.

Quindi, anche questa edizione, nascondendosi dietro parole belle quanto vuote, ci ha ricordato, fra un messaggio sociale ed uno stacchetto musicale, che ogni anno Miss Italia prova a cambiare l’apparenza ma non riesce a lavorare sulla sostanza-

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, scout e psicologa iscritta all'Albo A, perennemente oberata di impegni. Gli argomenti di cui scrivo vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura. E su quanto possiamo "lasciare il mondo migliore di come l'abbiamo trovato".

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