Italia a un passo dall’Europeo. Cosa ci lasciano le due partite?

Italia a punteggio pieno.
Anche a Tampere arrivano i 3 punti ma attenzione ai facili entusiasmi. 

Se quella fredda sera di metà novembre del 2017 dopo Italia-Svezia qualche burlone avesse pronosticano sei vittorie su sei partite di qualificazioni europee giocate, l’unica risposta che avrebbe ricevuto sarebbe stata una grassa risata. O una pernacchia.

La nazionale italiana non vive il migliore dei periodi ma, nonostante le acque siano tutt’altro che calme, si presenterà agli ultimi quattro impegni  tra ottobre e novembre con un vantaggio di sei punti sulla seconda in classifica.

 

 

L'Italia dovrà solamente gestire il proprio vantaggio nei prossimi incontri
L’Italia dovrà solamente gestire il proprio vantaggio nei prossimi incontri

Cosa funziona

Gli ultimi due incontri disputati contro Armenia e Finlandia ci lasciano una Nazionale che sta iniziando a trovare la quadratura del cerchio non tanto sul campo quanto nella mente dei propri giocatori.
Non è facile lasciare il proprio club e il proprio modo di lavorare per immergersi in una nuova realtà che dura un battito di ciglia.
La capacità di trovare l’alchimia risiede non solo nella bravura del commissario tecnico di turno, ma anche nel modo in cui gli interpreti riescono a riadattarsi.

Testa bassa e pedalare

La testa, dunque, è fondamentale anche quando si affrontano avversari che sulla carta partono come sfavoriti. 
In tal senso l’Italia sembra aver colmato quel gap necessario che separa un gruppo di ragazzi che giocano a pallone da una vera e propria squadra di professionisti che può dire la sua su certi palcoscenici.

Le partite contro le pur modeste avversarie hanno dimostrato che gli Azzurri possono spuntarla anche quando le difese si stringono e trovare spazi diventa sempre più complicato. Da sottolineare è che proprio contro l’Armenia questa capacità è stata messa in vetrina. L’Italia, infatti, ha tenuto il pallino del gioco per buona parte del secondo tempo e dettando i ritmi è riuscita a ricavare il massimo da una situazione potenzialmente complicata.

 

 

L'Italia soffre ma vince a Yerevan
L’Italia soffre ma vince a Yerevan

Da Yeravan a Tampere

Lo stesso discorso vale per la partita contro gli scandinavi che avranno fatto venire qualche brivido non richiesto a mister Mancini.
Anche a Tampere la situazione è simile: partita gestita senza frenesie, portiere e difesa finlandesi reattivi quando vengono chiamati in causa e risultato ottenuto soffrendo. 


Se è vero che l’Italia manca ancora di concretezza bisogna però realizzare che riuscire a mantenere la propria identità anche quando gli eventi non sono proprio incoraggianti è un grande passo verso la definitiva maturazione.
Vedersi la partita pareggiata su rigore a un quarto d’ora dalla fine non è sicuramente piacevole. Soprattutto se a procurare il rigore è un certo Stefano Sensi che fino a quel momento era tra i migliori in campo.
Anche se a segnartelo è quel Teemu Pukki, rinato e già con sette gol all’attivo questa stagione.
Poco importa però, chi la dura la vince.
Dopo pochissimo arriva il gol vittoria, nuovamente su rigore, di Jorginho che blinda definitivamente la partita e consegna all’Italia i meritati tre punti.
Tre punti a parte fa piacere che dopo due anni sia tornato al gol Ciro Immobile, che ama questa maglia e non sempre viene ricambiato.

Immobile si sblocca in Nazionale interrompendo un digiuno lunghissimo con l'Italia
Immobile si sblocca in Nazionale interrompendo un digiuno lunghissimo

Due rondini non fanno primavera

Nonostante le due vittorie il duro realismo ci costringe a tenere i piedi per terra. Vedere che la nazionale italiana è a punteggio pieno non deve fare dimenticare che c’è ancora molto lavoro da fare. E il problema principale è che finora non sembra siano stati fatti passi in tal senso.
Dopo l’eliminazione contro la Svezia si erano rispolverati slogan mai sepolti che chiedevano una maggiore collaborazione tra i club e gli azzurri . O ancora, la necessità di migliorare le strutture per permettere ai giovani talenti uno sviluppo veloce ed efficace.

Ad oggi non sembra che siano stati fatti passi in questo senso. I club fanno i club e quindi curano i loro interessi. Non hanno nessuno stimolo a prestare i propri giocatori per uno stage che può provocare un infortunio.

Le strutture le conosciamo e, a parte qualche modello virtuoso, c’è una pericolosa carenza di ambienti dove costruire i calciatori del domani.
In un epoca di Griezmann, João Félix o De Ligt dobbiamo renderci conto della nostra mancanza di talento a livello di nazionale. 
Dobbiamo capire che non possiamo caricare di responsabilità un giocatore come Immobile che ha fallito all’estero e che ha trovato la sua dimensione in una club senza particolari ambizioni. 
O, ancora, non possiamo responsabilizzare all’improvviso giovani come Chiesa o Barella senza rischiare di bruciarli.
Le vittorie, infine, sono arrivate soffrendo più del necessario contro avversarie che non rientrano neanche nelle migliori cinquanta del ranking FIFA. Può bastar questo a far riflettere?

Solo il tempo e un’oculata programmazione potranno dire fin dove può spingersi questa nazionale. Fino ad allora possiamo solo tifare la nazionale che tanto ci fa discutere.

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