Martin Eden, storia di un marinaio che naviga tra i libri

In sala dal 4 settembre, il nuovo film di Pietro Marcello con protagonista Luca Marinelli, è liberamente ispirato al romanzo di Jack London.

Martin Eden, la trama.

Dopo aver salvato dal pestaggio Arturo, giovane borghese, Martin Eden, marinaio, viene accolto nella famiglia del ragazzo. Qui si innamora di Elena, giovane colta e di rara bellezza, che diventerà un’ossessione e allo stesso tempo il simbolo del riscatto sociale a cui Martin aspira. Tuffandosi di testa nei libri, il protagonista riuscirà a di diventare scrittore, ma le aspettative di una vita migliore non andranno per il meglio. 

Locandina Martin Eden

Il successo a Venezia

Presentato all’ultima edizione del Festival del cinema Venezia, ha portato a casa la Coppa Volpi, assegnata a Luca Marinelli per la sua interpretazione. Un Marinelli sontuoso, che si riconferma tra i migliori attori del panorama italiano, capace di vestire i panni di un personaggio complicato come Martin Eden.

Il lavoro di Marcello

Come ha scritto Francesco Boille nella sua recensione su Internazionale: “Il Martin Eden di Marcello è un film apparentemente ingenuo, fresco, soave, ovattato, sospeso, avvolgente, profondamente uterino, una nuvola delicata che nasconde una densità stellare da nana bianca.”

Merito della riuscita del prodotto va dunque al regista, Pietro Marcello, audace nel prendere scelte rischiose ma che alla fine gli danno ragione. La trasposizione geografica impreziosisce il racconto, fornendo una chiave di lettura diversa rispetto al libro. Dalla California di London ci ritroviamo in una Napoli senza tempo, cristallizzata nelle differenze sociali che siamo soliti conoscere. Lo sguardo di Marcello si concentra nei contorti e vetusti vicoli della città partenopea, omaggio disincantato del luogo e dei suoi abitanti, e nei lucidi salotti borghesi, tra figure ridenti e trasognate con la puzza sotto il naso, che credono di conoscere il mondo intero e di avere in mano la verità assoluta. Una spietata critica sociale che dalla Napoli senza tempo del film arriva direttamente ai giorni nostri. 

Martin vuole fuggire dalla condizione che lo imprigiona, anche per dare una mano concreta a chi è in difficoltà. La sua emancipazione avviene grazie alla lettura (in particolare quella di Herbert Spencer), che gli fornisce gli strumenti necessari per comprendere il mondo: i pensieri e le parole per esprimerli e arricchirli sempre più.

Martin Eden
Luca Marinelli

Il dramma del successo 

Lo sviluppo del personaggio sembra ripercorrere canoni classici, che portano inevitabilmente all’assoluzione finale del protagonista che migliora le proprie condizioni e ha con se l’amore della vita, ottenuto dopo numerose difficoltà e lotte. Ma non è così. La storia tra Elena e Martin rimane legata alla realtà che trafigge i due personaggi, con le differenze sociali che riemergono in maniera vigorosa ogni qual volta ce n’è l’occasione.

Il ritratto di Eden (che è quello dello stesso London) è quello di un artista che raggiunto l’apice si frantuma, perdendo il senso della propria vita e della propria arte. La figura dell’artista racchiude anche quella dell’intera società, poiché egli è il più illustre e vero componente di essa. Nessuno meglio di Martin Eden potrebbe riflettere i dubbi e i tormenti di un secolo, il novecento, drammatico sotto numerosi aspetti. 

Martin Eden, il simbolismo dell’acqua

Nonostante il cognome, la storia di Martin è tutt’altro che il classico passaggio dall’inferno al paradiso. Proprio alla fine egli si accorge di aver fatto il percorso inverso. Pur nel frettoloso epilogo, poco curato rispetto al resto del film, è evidente la degradazione (fisica e mentale) del protagonista. Dramma che trova eco nella sequenza autodistruttiva dell’università, dove viene citata una delle ultime conferenza del poeta russo Vladímir Majakóvskij.

La storia di Martin Eden comincia in acqua e finisce in acqua. Un ciclo che si comprende solo dopo aver visto il film ed essersi affezionati alla figura del protagonista. L’acqua, dapprima simbolo di schiavitù, diviene l’unica via di fuga possibile da un mondo che imprigiona tutti in schemi sociali e di classe, dove ciascun individuo è schiavo di qualcun altro. 

 

Francesco Guerra

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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