Possiamo chiamarlo Land Rover Defender?

Al salone di Francoforte è stata presentata dalla Land Rover la nuova generazione dello storico Defender. Un modello che guarda avanti…forse un po’ troppo.

E siamo a 5

All’International Motor Show 2019 di Francoforte è stata presentata la nuova edizione di uno dei modelli più iconici della storia dell’auto. Stiamo parlando della quinta generazione del Land Rover Defender il fuoristrada duro e puro per antonomasia.
Il nuovo modello è in linea con tutta la gamma della casa inglese: un design ricercato, tanta tecnologia a bordo e uno spiccato amore per l’off-road. Le novità stanno anche sotto il cofano con una monoscocca in allumino che ospiterà anche un sistema ibrido “leggero”.  Un piccolo motore elettrico, con batteria da 48V, collegato alla cinghia che sostituisce il motorino di avviamento e l’alternatore. Permette di erogare potenza quando richiesto per aiutare il motore termico durante le ripartenze.

Sarà disponibile solo abbinato ad un potente 3.0 benzina da 400 CV, gli altri motori hanno la stessa cilindrata: 2.0 diesel da 200 e 400 cavalli e un 2.0 benzina da 300.

Nuovo Land Rover
Il nuovo Land Rover Defender presentato a Francoforte (fonte: motor1.com).

A tutta tecnologia!

Gli interni sono ipertecnologici. Un sistema multimediale con uno schermo da 10 pollici a sfioramento ed un cruscotto digitale da 12,3 pollici in sostituzione del classico tachimetro. Eccentrica la disposizione dei sedili con un piccolo strapuntino in mezzo ai due posti anteriori, un modo simpatico per far sedere il pargolo “davanti”.

A livello carrozzerie viene ripreso quasi del tutto lo schema classico. Verranno riproposte dal 2020 le classiche le 90 e la 110 (con 5, 6 o 7 posti) mentre dal 2021 l’inedita 130 a 8 posti.

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Gli interni del vecchio modello (in altro) e quelli del nuovo (in basso). Si nota il notevole cambiamento generazionale (fonte: zigwheels.com).

Defender: il mito

Ecco tutto ciò fin qui detto è esattamente all’opposto di cosa dovrebbe essere un Defender. Almeno, questo è quanto pensano una parte degli appassionati a cui il nuovo modello fa storcere il naso.
Per capire meglio il perché bisogna considerare che stiamo parlando di un’auto che è nata nel 1948 e, dopo alcuni aggiustamenti, è rimasta in produzione praticamente inalterata dal 1983 al 2016. Una vera icona britannica pensata prima per i militari e poi apprezzata anche da agricoltori e amanti dei safari. Un veicolo con cui si poteva fare la guerra in Afghanistan, trasportare maiali nelle campagne di Sua Maestà e guardare leoni nella Savana.

Tutto questo grazie ad un telaio a longheroni sopra il quale si appoggiava una carrozzeria senza fronzoli. Un fuoristrada adatto a tutte le stagioni, essenziale, dove il massimo tocco di confort era dato (non sempre) da un climatizzatore e una radio.

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(fonte: zigwheels.com)

La community

Attorno alla sua fama si è formata una tribù di appassionati “fuoristradisti” estremi. Ma il suo fascino ha colpito pure personaggi famosi, ciò l’ha reso un mezzo (anche) per i VIP.

Questa è una cosa comune anche ad altri fuoristrada “veri”. Quest’ultimi, in un’epoca di SUV, sono rimasti in pochi e hanno sentito di recente (cioè le case automobilistiche che li producono) la necessità di rinnovarsi per mantenere le vendite. Nel farlo hanno seguito due strade: mantenere l’assoluta fedeltà alle loro radici o cambiare. Nel primo gruppo troviamo la Mercedes Classe G e la Jeep Wrangler, mentre nel secondo la Suzuki Jimny e la Toyota Land Cruiser. Per le giapponesi c’è da specificare che le varie Land Cruiser non hanno mai mantenuto un fortissimo legame con la prima edizione mentre l’ultimo modello di Jimny ha guadagnato gli “attributi” (scostandosi dalla precedente versione “giocattolosa”) il ché è piaciuto molto.

I posteriori a confronto (fonte: zigwheels.com)

La classicità del defender

Invece i tedeschi e gli l’italo-americani hanno cercato di mantenere il legame con il passato. Facendo un modello al passo con i tempi, certamente, ma con stili limpidamente riferibili alle generazioni passate.
Ecco la nuova Defender è stata pensata per essere un oggetto di design. Ci vuole un occhio attento per notare le citazioni all’icona, talmente tanto sono diluite in mezzo ad un mare di modernità. Una vista che non si fa scappare nemmeno le cose che non ci sono, tipo il doppio oblò posteriore o i longheroni.

La nuova inglese sembra più un concept che una macchina per tutti i giorni, tanto è vero che le somiglianze con il prototipo del 2011 si sprecano.

Le due generazioni a confronto (fonte: zigwheels.com).

La risposta

Per cui, come si risponde alla domanda di partenza? Certamente questo modello è il futuro, non è possibile rimanere sempre nostalgici. La Land Rover ha fatto un passo coraggioso, cercando di riavvicinare la “storia” agli sport utility vehicle e se l’avessero chiamato con un altro nome nessuno si sarebbe risentito. È questo che rende il nuovo modello quasi indigesto agli appassionati, che considerano i SUV poco “gradevoli”.

Per cui, sì potremmo anche chiamarlo Defender… ma dovrà guadagnarsi questo nome con il tempo e le prestazioni.

Claudio Abramo

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