Metti che Siniša…

Quando la garra viene dai Balcani

Metti di arrivare a metà stagione in una squadra che hai lasciato nove anni fa e che ora ritrovi con quattordici punti dopo un girone d’andata disastroso che minaccia di mandare in B una piazza storica.
Pensa, poi, che non solo riesci a salvare la squadra ma anche a raggiungere il decimo posto con 44 punti a fine stagione.
Metti che se su quella panchina ti ci fossi seduto ad agosto probabilmente ora tra le torri del centro i tifosi sventolerebbero le bandiere e festeggerebbero un’ Europa che manca da inizio secolo e che allora aveva le fattezze della Coppa Intertoto. 

Sai cosa? Metti anche che a questa società piaci. In te, loro, ci credono. Per te, questi canadesi, non hanno paura di scoprirsi e quindi, senza perdere troppo tempo, a inizio giugno ti offrono un rinnovo di contratto per altri tre anni. “Fantastico”, pensi. “Il progetto è serio e sono desiderato”.
Firmi, sei contento. Sai che il presidente ti appoggia e vai in ritiro con la squadra.

 Mihajlović rinnova il contratto. Sarà sulla panchina rossoblù fino al 2022.
Mihajlović rinnova il contratto. Sarà sulla panchina rossoblù fino al 2022.

Doccia gelata

Vuoi mettere che nella vita le batoste arrivano e che a volte picchiano più duro di Mike Tyson? A metà luglio convochi una conferenza. «Ho fatto degli esami. Ho la leucemia». Gelo. E la conferenza potrebbe anche finire lì. Potresti benissimo asciugare una lacrima e uscire senza troppi commenti. Ma per te non è così perché tu con la scorza del lider ci sei nato.
Una lacrima esce sì ma non è «di paura, vincerò per me stesso, per mia moglie, per la mia famiglia e per chi mi vuole bene. La malattia è acuta, aggressiva, ma è attaccabile. Non vedo l’ora di cominciare a combatterla. E io vincerò». Tu non fai differenza tra campo e il resto perché se si tratta di vincere sfide ardue ci sei sempre.

La squadra è in ritiro ma tu vuoi essere vicino ai tuoi ragazzi in qualunque modo. Vai al Sant’Orsola perché devi cominciare la chemio ma tra una terapia e l’altra ti colleghi con i tuoi collaboratori perché non sia mai che il calcio piazzato venga fuori male in allenamento e perché i giocatori li devi spremere anche attraverso una webcam.
Metti che ricevi 500-600 messaggi in privato e migliaia dai social. Il mondo del calcio si stringe intorno a te e prometti che alla prima di campionato ci sarai.

 

«Ho pianto, ma affronterò questa malattia a petto in fuori e vincerò questa battaglia»
«Ho pianto, ma affronterò questa malattia a petto in fuori e vincerò questa battaglia»

Veronesi, tuti mati

E forse un po’ matto ci sei, Siniša. D’altronde quella promessa sembra un po’ esagerata. Ma siamo proprio sicuri che ad essere matti non siano tutti gli altri? Quella promessa non è per menti sane ma che ti importa? Dopo 44 giorni (ancora quel numero) i dottori ti rassicurano. Puoi andare a Verona, al Bentegodi, e stare accanto ai tuoi giocatori che si stringono attorno a te. Malattia e terapie ti hanno cambiato all’esterno e sembra che un velo di timore ti passi dagli occhi ma dentro, lo sappiamo, hai quel fuoco balcanico che ti contraddistingue.
Per quanto tu non lo ami, le telecamere sono per te quando arrivi allo stadio indossando un cappello e una mascherina ma dopo pochi minuti game on, si gioca. Si accendono le luci e si fa sul serio.
Per quanto stanco ti dai da fare dalla panchina ma non basta perché i padroni di casa strappano un punto che a loro serve per aprire bene davanti al pubblico, a te irrita perché ottenerne due in più sarebbe stato meglio.

Brivido finale

Neanche il tempo di pensarlo e si ritorna in campo e questa volta sei a casa tua, al Dall’Ara e anche qui non è facile spuntarla perché la SPAL è un avversario ostico ma a tre minuti dal triplice fischio Soriano decide che il tuo ritorno a casa merita una vittoria e a fine partita puoi finalmente festeggiare prima di iniziare a preparare la trasferta di Brescia dopo la pausa nazionali.

Ci vediamo a Brescia

Le divinità del calcio decidono che una partita tranquilla, calcistica o di vita che sia, non puoi proprio giocarla e la loro stangata si materializza nel 3-1 per le Rondinelle all’intervallo. Purtroppo per loro tu vuoi mettere le cose in chiaro e dei verdetti te ne infischi. Segui i tuoi ragazzi dall’ospedale ma ti fai sentire lo stesso negli spogliatoi.
Si torna in campo e Orsolini, quel ragazzino che sotto la tua ala (metaforica e tattica) sta crescendo sforna assist e reti.  Rimonta da brividi, 4-3 per te e tutti negli spogliatoi.

Vuoi mettere che la tua garra viene dai Balcani e non dal Sud America e sei a pari punti con la Juventus dopo tre giornate con un libro bianco che aspetta una storia tutta da scrivere? Chi l’avrebbe detto qualche mese fa…

Che strana, la vita.
Che strano, il calcio.

25 agosto. Siniša torna sulla panchina dei Felsinei
25 agosto. Siniša torna sulla panchina dei Felsinei

Alessandro Todero

Classe 1992, nato alle pendici di Mongibello (comunemente conosciuto come Etna) a Catania, in Sicilia. Tra il profumo degli agrumi, e il sapore caratteristico degli arancini, ha intrapreso la via dell’attivismo politico-culturale promuovendone le diverse sfaccettature che si stanziano nel territorio catanese. Maturità artistica e Laurea in Pianificazione e tutela del territorio e del paesaggio, ha la propensione per i temi quali: Architettura, Arte ed Ambiente. Oggi trascorre il proprio tempo tra associazionismo, volontariato e studi di tutela ambientale presso il Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A) nel corso di laurea magistrale in Salvaguardia del territorio, dell’ambiente e del paesaggio. Un aggettivo caratterizzante? MULTITASKING!

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