Maresco, Battaglia e Mira: un improbabile trio per raccontare l’antimafia

Lo spettro di Franco Maresco in giro per Venezia

Durante l’ultima edizione del festival di Venezia, mentre tutti l’attendevano sul red carpet, Franco Maresco ha deciso di non presentarsi, rimanendo nella sua Palermo. Eppure, i motivi per raggiungere il lido ci sarebbero stati. Eccome se ci sarebbero stati. Su tutti il suo nuovo film: “La mafia non è più quella di una volta”.

Un tragicomica storia vera

Il geniale regista siciliano dirige un documentario tragicomico-realista, ambientato contemporaneamente nel salotto e nella cantina più lurida della città di Palermo.

Maresco osserva la città attraverso gli occhi dei due protagonisti: la grande fotografa Letizia Battaglia e l’ambiguo organizzatore di concerti neo-melodici e feste popolari Ciccio Mira, protagonista anche del precedente “Belluscone – Una storia siciliana”.

Maresco riprende l’indagine sul sottoproletariato palermitano, dove sembra aver trovato il modo più idoneo per narrare le sue vicende. Si intrufola nelle vite degli abitanti delle periferie, captando i gusti e i principali riferimenti culturali. In questo modo tenta di scoprire le trame e le sottotrame che si annidano in questi quartieri difficili.

Ciccio Mira

Neomelodici per Falcone e Borsellino

Con il suo stile, Maresco racconta la mafia in maniera impareggiabile. Non spettacolarizza niente, evita la fiction che potrebbe, anche involontariamente, lodare le gesta dei criminali. Mostra semplicemente una realtà sociale fatta di uomini impauriti che si inginocchiano al potere più forte sul territorio.  

Ed è per questo motivo che viene scelto nuovamente l’istrionico Ciccio Mira, catalizzatore di talenti neo-melodici nonché organizzatore di feste popolari. Quest’ultimo accompagna Maresco nei quartieri infernali del capoluogo siciliano, proprio come Virgilio fece con Dante.

L’arduo compito che Mira deve portare a termine, è di organizzare un concerto per ricordare Falcone e Borsellino nel quartiere Zen, da sempre impermeabile a questo tipo di commemorazioni. L’ambiguo personaggio, che Maresco ritrae sempre in un controverso bianco e nero, è il simbolo di un’omertà vetusta ma mai tramontata. Stupisce, in un momento surreale, come egli faccia risalire a Ulisse, reo di aver detto al ciclope che “nessuno” era colpevole, le origini dell’omertà, facendolo apparire come un tratto genetico dell’essere umano. Accompagnato dal produttore, l’indomito Matteo Mannino, Mira prepara un concerto da brividi con cantanti neomelodici e non solo. Tra le file di artisti appaiono anche: un’anziana signora che ama la musica latina, un chitarrista con la chitarra scordata, un’improbabile danzatrice del ventre. 

La società dello spettacolo

Il surreale concerto, dai toni tragicomici, è il pretesto per raccontare la follia impazzita di Mira, impegnato nel tentativo di costruire qualcosa che è contrario alla sua stessa essenza. Un’analisi più marcata del concerto, mostra che tutti sono disposti a fare lo spettacolo per Falcone e Borsellino, ma che nessuno ha il coraggio di dire “No alla mafia”. Quali sono i motivi che portano Mira a organizzare un evento così rischioso, verrebbe da chiedersi. In effetti nemmeno il film ce lo dice. Tuttavia, dalle risposte dei principali ospiti e artisti del concerto emerge altro: tutti sono disposti a fare qualcosa che possa portarli sotto i riflettori (anche del palco più angusto), ma nessuno crede realmente in ciò che fa. Sono i messaggi trasmessi dalla televisione commerciale, la quale ha livellato qualsiasi tipo di idee e valori sotto i colpi indomiti di una feroce e continua spettacolarizzazione  (e qui si ritorna a Berlusconi, padre della televisione commerciale italiana). 

Letizia Battaglia

Il valore delle commemorazioni

Ma l’indagine di Maresco non può considerarsi ristretta solo alla mafia e alle periferie. Ciò che emerge è in realtà una riflessione molto più profonda e ampia su una Palermo drasticamente differente rispetto a qualche anno prima. Mentre in “Belluscone” lo sguardo del regista si concentrava esclusivamente sulle periferie, nell’ultimo lavoro raggiunge i salotti buoni della città, comprendendo gli intellettuali e l’antimafia farlocca, castrata dai recenti scandali che hanno coinvolti alcuni illustri esponenti. 

Attraverso la perentoria figura di Letizia Battaglia, Maresco riflette sul valore delle commemorazioni (quelle ufficiali e molto partecipate) per i due magistrati. La musica e i colori inappropriati per quel tipo di commemorazione, scatenano la rabbia della fotografa, da sempre impegnata nella lotta alla mafia.

Battaglia e Maresco
Letizia Battaglia e Franco Maresco

Franco Maresco, lucido nichilista

Quest’ultima parte ci permette di allargare ancora di più l’arco dell’indagine svolto da Maresco, che interessa tutta la società moderna. Se possiamo dire che la mafia non è più quella di una volta, allo stesso modo possiamo dire che nemmeno la società è più quella di una volta. La tendenza a rendere tutto più spettacolare, più allegro, più felice, è una delle caratteristiche basilari della nostra società dell’apparenza.

La capacità più grande di Maresco è quella di narrare tutto senza isterismi e moralismi. Non viene mai meno la vena comica, anche grazie alla presenza del bizzarro e buffo Mira e dei suoi collaboratori. Ma non manca soprattutto quel cinismo che ha contraddistinto la carriera di Maresco sin dagli inizi. Armato proprio del suo cinico nichilismo, Maresco vede tutto con disincanto, riuscendo proprio per questo motivo a essere più lucido degli altri. 

La polemica “Mattarella”

Il film ha fatto discutere per un piccolo accenno al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’assurda (è proprio il caso di dirlo) vicenda che lo riguarda, entra di diritto tra le più bizzarre storie che il film racconta. Senza entrare nel merito della questione, si può dire che i toni alzati su questo tema paiono esagerati. Come ha detto lo stesso Maresco in un’intervista: “Più che una polemica, poi, era uno spunto narrativo per passare la palla a Ciccio Mira. Perché subito dopo gli faccio la stessa domanda e lui parte con un’apologia di Mattarella e un racconto scombinatissimo, su uno zio, un incidente d’auto, le passioni cinefile del presidente.

Il cinema puro di Maresco

Come un treno in piena corsa, Maresco travolge tutto e tutti. Con la sua videocamera riprende qualsiasi cosa e intervista chiunque senza alcuna distinzione. Si pone domande ma non si dà risposte.

Alcuni lo definiscono un poeta, altri un intellettuale. Probabilmente, a modo suo, è entrambe le cose. Di sicuro è un modello per il cinema vero, puro, anche volgare, ma estremamente intelligente, dove non esistono filtri o effetti speciali. 

Con sorpresa, il film ha vinto il premio speciale della giuria. Attualmente in sala, merita assolutamente di essere visto. Non perdetelo.  

Maresco
Franco Maresco

 

Francesco Guerra

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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