Perché questo campionato sarà bellissimo

Una Juventus al giro di boa, un Inter più combattiva che mai e un Napoli nel segno della continuità. Questo campionato sarà il più bello dell’ultimo decennio.

2012. Una vita fa sia in termini umani che calcistici. Sette anni sono abbastanza affinché nella vita di una persona cambi tutto. Amici, amori, lavoro, scuola, università.
Se sette anni sembrano tanti misurati in anni umani figuriamoci quanto lunghi possano sembrare da una prospettiva pallonara secondo la quale nell’arco di una settimana passi dalle stelle alle stalle.

Sette anni. Tanto è passato da quanto un certo Antonio da Lecce guidò una Juventus, nobile decaduta e reduce da due settimi posti consecutivi, alla vittoria di uno campionato da imbattuta contro il Milan di Ibrahimović e Thiago Silva.
Da allora la solfa è cambiata di poco perché la nobile decaduta ha triturato le avversarie in Italia affermandosi sul palcoscenico della Serie A come unica e imbattibile candidata al titolo, anno dopo anno.

 

Capitan Del Piero alza al cielo il primo trofeo dell'era conte (2012)
Capitan Del Piero alza al cielo il primo trofeo dell’era conte (2012)
Tutto cambia ma ogni cosa resta uguale

Da quel maggio 2012 la Juventus ha cambiato più volte pelle e colore. Dalla prima Juventus contiana dei vari Pepe, Borriello e Krasić si è arrivati alla squadra di Sarri che vede al centro del proprio progetto Ronaldo, De Ligt e Pjanic. 
Nel mezzo è successo di tutto. Le varie anti-Juve che si sono alternate anno dopo anno, dall’ incandescente Antonio Conte si è passati al pragmatico Max Allegri e vecchi rivali come Higuain e Pjanic sono passati dall’altra parte della barricata.
Il minimo comune denominatore in tutto questo tempo è stato sempre lo stesso: nessuno è riuscito a schiodare i bianconeri dal trono della Serie A. Perché quest’anno il vento sta cambiando?

 

Conte e Allegri. Così diversi, così simili, così vincenti
Conte e Allegri. Così diversi, così simili, così vincenti
Maurizio e Antonio

Quest’anno le certezze possono crollare e tutto ciò che pensavamo di sapere sul campionato può mutare drasticamente. 
Ad Allegri è subentrato Sarri, un allenatore agli antipodi di Max, e ai campioni d’Italia è richiesto di trasformarsi continuando sulla strada tracciata. 
Da queste prime giornate si capisce che, nonostante il cartello “lavori in corso” sia ancora appeso, la Juventus non abbia perso il vizio della vittoria.
Certo, le partite sofferte non erano cosa conosciuta da tempo dalle parti della Continassa ma in un periodo di transizione com’è questo sarebbe troppo chiedere vittorie con tre gol di scarto.

I tentennamenti di inizio stagione, al contrario degli ultimi anni, sono molto pericolosi e la sensazione è che non appena si preme il freno le inseguitrici che sono in scia siano pronte a passare avanti.
Se negli anni scorsi l’unica alternativa credibile ai tiranni torinesi è stato il Napoli, da quest’anno ai possibili candidati allo scudetto si aggiunge l’Inter.
I nerazzurri hanno al timone lo stesso Conte che inaugurò la stagione di dominio juventino e che, passato agli acerrimi nemici, ha tutta l’intenzione di dare il la ad un nuovo ciclo a tinte nerazzurre. 
Queste prime giornate sembrano confermare la fama di Conte, tecnico famoso per la sua abilità a compattare lo spogliatoio e infiammare i suoi giocatori.
La forza mentale è quella che serviva all’Inter e che, storicamente, è ciò che più è mancato nei momenti chiave della sua storia.

Esempio lampante di questo discorso è la partita contro la Sampdoria.
L’Inter dell’anno scorso avrebbe sicuramente rotto gli schemi e messo a rischio il risultato conquistato alla prima difficoltà ma questa squadra sembra in grado di resistere ai colpi senza traballare eccessivamente.
Tra una settimana, inoltre, si disputerà il primo match-point del campionato; la Juventus andrà a San Siro con l’obbligo di vincere. Se i Campioni scivolassero a Milano manderebbero i rivali a +5.

 

 

A Marassi l'Inter vince nonostante l'espulsione di Sanchez
A Marassi l’Inter vince nonostante l’espulsione di Sanchez
Carletto nel segno della continuità

Sarebbe follia considerare esclusivamente nordica la corsa scudetto. Le due candidate già menzionate hanno cambiato molto durante l’estate e ciò potrebbe penalizzarle. Quest’anno Napoli sembra quindi essere più vicina a Torino in barba agli 889 chilometri che superano le due città.
A premiare i partenopei  potrebbe essere proprio la continuità; gli Azzurri hanno cambiato pochissimi elementi rispetto alla rosa della scorsa stagione e sfruttando i meccanismi ben oliati da Ancelotti sembrano avere, finalmente, tutte le carte in regola per restare in gara fino alle ultime giornate. La batosta contro il Cagliari e la sfortunata sconfitta contro la Juve possono derubricarsi a incidenti di percorso.
Questa stagione nessuno può più nascondersi e proprio per questo sarà un campionato bellissimo.

Il Napoli è chiamato alla definitiva prova di maturità
Il Napoli è chiamato alla definitiva prova di maturità

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