“Midsommar” racconta il terrore delle tradizioni popolari

Midsommar è un film diretto e scritto da Ari Aster (alla sua seconda opera dopo Hereditary), uscito in Italia lo scorso 25 luglio. Il film ha fatto molto parlare di sé e ha ottenuto un buon successo di pubblico.

Dani, in seguito alla scomparsa dei suoi genitori, decide di fare un viaggio in Svezia col fidanzato e alcuni amici, giungendo in un villaggio sperduto con usanze uniche. L’evento pastorale si trasforma ben presto in un incubo sinistro quando gli abitanti del luogo rivelano la propria reale natura.

Midsommar, un horror folkloristico?

Verrebbe subito da chiedersi: che tipo di horror è Midsommar? Possiamo definirlo un horror folkloristico?  Quello che possiamo dire, è che sicuramente siamo davanti a un horror atipico, lontano dalle caratteristiche principali del genere. Innanzitutto, perché tutto avviene alla luce del sole. Un aspetto di sicuro interesse, che il giovane regista Ari Aster (classe ’84) ha saputo sfruttare al meglio. Non serve creare scenari da paura e aspettare la sera prima che qualcosa di terrificante accada. Nella paradisiaca comunità svedese nulla appare fuori posto. Non ci sono case infestate né scricchiolanti, e nemmeno luoghi angusti e sperduti dove i protagonisti finiscono per incontrare guai. C’è una piccola comunità, in tutta la sua vetusta tradizione. Aster gioca intelligentemente con queste tradizioni popolari, sfidando apertamente la ragione umana che prova a comprenderle.

Midsommar non cerca il terrore che può scaturire da effetti a sorpresa, da porte che si aprono o da personaggi che compaiono all’improvviso. Nel film scorre complessivamente poco sangue, e le scene in cui bisogna coprire gli occhi con le mani sono praticamente ridotte allo zero. In modo innovativo, il film affonda le proprie radici nei riti del villaggio, lasciando crescere la tensione fino all’esplosione finale. Va dunque apprezzato il coraggio di approcciarsi in maniera differente al genere, bistrattato da filmetti di scarso livello durante gli ultimi anni.

Non è tutto oro quello che luccica, però…

Tuttavia, come scritto sopra, non è tutto oro quello che luccica. Nelle due ore e mezza complessive, lo stesso regista è vittima di una eccessiva schematicità, dovuta al tentativo, quasi logorroico, di mostrare, passaggio dopo passaggio, l’insolita atmosfera della setta deviata. Aster si perde tra i riti e le tradizioni, aggiungendo anche più di ciò che è necessario al succo del film. Ne risente soprattutto la tensione, che cala vertiginosamente in alcuni frangenti.

Midsommar Poco male, però. Midsommar non è il film perfetto, ma è sicuramente un passaggio necessario per sviluppare una nuova tipologia di Horror, totalmente differente da quello commerciale che abbiamo conosciuto negli ultimi anni. Insieme a Jordan Peele, nei cui horror sono presenti temi sociali e politici, Aster si inserisce di prepotenza nel nuovo scenario internazionale. L’Horror del futuro passa da questi due autori, di cui sentiremo nuovamente parlare in futuro.

 

Francesco Guerra

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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