Disincanto, un’occasione sprecata

Tutti noi siamo cresciuti con i Simpson e Futurama. Una famiglia composta da 5 persone con la pelle completamente gialla, così come l’intera città e l’intero universo simpsoniano. Dall’altra parte, un ragazzo squattrinato e senza futuro che si ritrova a vivere, paradossalmente, nel futuro, dopo essersi addormentato in una cella per l’ibernazione. Cos’hanno in comune queste due iconiche pietre miliari della televisione? Ebbene, sono state entrambe create da Matt Groening. I Simpson sono sicuramente il suo prodotto più longevo, continuando senza pause dal 1989, venendo seguiti da Futurama nel 1999. Le due serie vengono poi seguite da una terza “sorella” televisiva: Disenchantment/Disincanto, rilasciata su Netflix il 17 agosto 2018. Vede una seconda parte il 20 settembre 2019, concludendo così di fatto la prima stagione, composta in tutto da 20 episodi.

Disincanto: un medioevo fantasy

Il contesto in cui è inserita Disincanto è molto diverso dalle sue precedenti sorelle. Infatti, se dapprima nei Simpson il tutto era quasi una critica alla quotidianità americana, e in Futurama un futuro distopico, con Disenchantment si torna indietro al Medioevo. Non il medioevo che tutti conosciamo, s’intende.
La principessa Tiabeanie, detta Bean, vive a Dreamland con suo padre, il re Zog. È una ragazza ribelle, libertina, vivace ed indipendente. È promessa in sposa al principe Guysbert, ma il suo carattere a tratti adolescenziale la frena. Lei vuole vivere la vita, bere, divertirsi ed esplorare il mondo: tutte cose che una donna non dovrebbe fare, né desiderare. Grazie all’aiuto di Luci, un demone alto poche decine di cm, e di Elfo, un (ovviamente) elfo che produce caramelle tutto il giorno, Tiabeanie scoprirà il vero senso di libertà ma anche le vere priorità della vita. Scoprire il proprio passato è fondamentale, se si vuole cambiare il proprio futuro, e per Tiabeanie il passato è una caramella ancora troppo dura da mandar giu.

Le critiche

Inizialmente, Disincanto non fu percepita come una degna erede delle due passate sitcom. Non venne presa come opera a sé stante, ma i paragoni si fecero sentire. Entertainment Weekly la descrisse come «un episodio allungato di La paura fa novanta (episodio speciale di Halloween dei Simpson, ndr)». Sicuramente, non regge pienamente il confronto con Futurama o con la famiglia Simpson, ma le basi sono più che buone per scalare la vetta. Le battute non sono spesso brillanti, e molte volte confondono la situazione facendo perdere il filo del discorso, ma in generale la puntata risulta godibile sotto tutti i punti di vista. La base è buona, la realizzazione anche. Forse il nonsense abbonda un po’ troppo, anche in una serie fantasy con elfi, demoni, magia e personaggi antropomorfi. Si può solo aspettare la seconda stagione.

Disincanto è presente su Netflix.

Disincanto

Ilaria Caiazzo

Studente a tempo pieno, interprete e traduttrice a tempo perso. Scrivo di cinema, serie tv e libri. Ossessionata dal make-up e dai serial killer.

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