Joker, il caos come necessità e salvezza da un mondo violento

“Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante”

Si potrebbe cominciare da qui, da Nietzsche, per descrivere quello che, a conti fatti, è l’aforisma più adatto per “Joker”, di Todd Phillips.

Il dolore come medicina, la risata come tormento

“Joker” è sicuramente il film più ambizioso dell’anno, sia per il tentativo (riuscito) di rendere più maturo un personaggio di matrice fumettistica; sia perché riesce a cogliere le sfaccettature più umane di uno dei villain più amati dal pubblico. 

Generazioni di clown vivono in Joker, legati tutti dalla risata naturale e fanciullesca che il viso buffo e le gesta sconnesse dovrebbero suscitare. Non è così però per Arthur Fleck, la cui risata fuori controllo è simbolo di malessere. Una malattia inspiegabile, che lo porta a odiare quello per cui è nato: fare ridere le persone. Condannato ad aver il sorriso stampato in viso, anche di fronte al dolore della sua esistenza. Una risata dolorosa, che inquieta e tramortisce chiunque. 

La liberazione di Arthur Fleck dalla sua condizione personale può avvenire solo con il dolore. Il pianto, in antitesi con la sua faccia da clown, è l’unica medicina necessaria. E questa medicina viene assunta gradualmente lungo tutta la durata del film. Emblematica è a tal proposito la scena in cui  stravolge la scritta “Non dimenticarti di sorridere” in “Non sorridere”. Inizia da qui il travaglio che porterà alla nascita del vero Joker. 

Arthur Fleck

La necessità del caos

Il film di Todd Phillips veleggia sui toni esistenziali e drammatici di un mondo, quello di Gotham, che tanto somiglia al nostro. Frutto di una messa in scena sporca e oscura, nella quale l’immondizia (umana) di Gotham, relegata nei bassifondi cittadini, è abilmente mostrata dalla regia attenta di Phillips, al quale va anche dato il merito di aver saputo sfruttare al meglio la stupefacente prestazione di Joaquin Phoenix (su questo punto tornerò dopo). 

Nella melma che giorno dopo giorno cresce sempre più, il pagliaccio Arthur Fleck diventa il terribile villain di nome Joker. Eppure, il malvivente passa per eroe, simbolo di un mondo oppresso che si ribella contro i padroni. “Joker”, infatti, può tranquillamente essere considerato e interpretato come un film politico. La popolazione, stanca e assediata da numerosi problemi, pur di migliorare le proprie condizioni di vita, si aggrappa a qualsiasi cosa, anche a un pericoloso criminale fuori di sé. La miccia è accesa: ,la rivolta è dietro l’angolo. Come in V per Vendetta la gente comune scende in strada contro le élite portando sul viso le maschere da pagliaccio. È il caos. Il disordine prende il sopravvento. Non ci sono più leggi, il mondo è al rovescio. Il buffo pagliaccio è adesso un pericoloso criminale. Joker diventa un simbolo di rivalsa. È l’eroe che Gotham merita, e di cui ha bisogno. Una stella danzante, generata dal caos della vita. 

Joaquin Phoenix nei panni di Joker
Joaquin Phoenix nei panni di Joker

Il legame con la storia di Batman

È interessante, sempre sotto questo punto di vista, come si snodi il legame con la storia di Batman, acerrimo nemico di Joker. Il padre, Thomas Wayne, è un membro dell’èlite, candidato sindaco e, a sue parole, unico in grado di salvare Gotham da una tragica fine. La lotta del povero Joker contro il potente Wayne, incarna quella del popolo contro le élite in maniera ancora più vigorosa. E il confronto successivo con Batman, che in questo film non è presente, assume un aspetto completamente differente. 

Joaquin Phoenix, un grande Joker

A lui, una menzione a parte. La sua interpretazione da brividi nasconde tutte le altre, compresa quella di un ritrovato Robert De Niro. Il suo Joker è unico e irripetibile, diverso da quello di Ledger come da quello di Nicholson. Sarebbe inopportuno e fuori luogo provare a stilare una classifica su quale sia il migliore Joker tra tutti quelli visti finora. Ognuno lo rende speciale a modo suo, adattandolo alle proprie caratteristiche. Di sicuro quello di Phoenix è un Joker magnifico. L’attore nato a Porto Rico si cala perfettamente nella psiche del personaggio, mostrando tutto il dolore che esso prova nello stare al mondo. A tratti debole e delicato, a tratti irruento e fuori di sé, Phoenix stordisce con la sua disturbante risata, che è forse l’aspetto più affascinante della sua prova. 

Di più, insomma, non si poteva fare. Perfetto nella messa in scena, capace di rendere drammaticamente umano un personaggio di matrice fumettistica, Phoenix andrà a competere per i premi più prestigiosi. 

Joker
Joker

Altre possibilità per “Joker”

Le possibilità di vincere premi prestigiosi non si limitano al solo protagonista. “Joker” avrà sicuramente molto da dire anche in altre categorie, soprattutto quella per il miglior film e il miglior regista. Fin qui, ha già detto la sua a Venezia, dove si è aggiudicato il premio per il miglior film. 

 

Francesco Guerra

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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