Un anniversario di sangue

Gli scontri nella città di Hong Kong raggiungono il loro apice. 

È la diciassettesima settimana di proteste ad Hong Kong e il numero degli arrestati ha superato il centinaio. Questo è il bollettino di guerra dell’ennesima giornata di scontri, che non ha risparmiato la celebrazione del 70° della Repubblica Popolare Cinese. Due spaccati di una Cina ormai divisa e sull’orlo di una guerra civile. Da una parte tenta di mascherare le difficoltà con un’enorme e pomposa parata stile anni ’50, dall’altra rivela le profonde fragilità nel gestire la drammatica situazione.

Diciottenne in condizioni critiche

È, infatti, l’immagine dei poliziotti che caricano su folle di studenti protetti solamente dai loro ombrelli, simbolo delle proteste, che colpisce di più. Giovanissimi pronti a mettere a rischio la propria incolumità pur di manifestare per i propri diritti, oppressi da quello che – a conti fatti – risulta essere un regime totalitario. E sono sopratutto i giovani, paladini di una lotta supportata dall’intera popolazione di Hong Kong, le principali vittime della brutalità delle forze armate. L’apice di violenza è stato raggiungo proprio in occasione della giornata di celebrazioni quando un agente ha ferito gravemente un ragazzo – di appena diciotto anni – con un colpo d’arma da fuoco a distanza ravvicinata. Tragedia seguita poi da una serie di perquisizioni, avvenute in 48 case e per di più nel cuore della notte. Azione diametralmente opposta alla veglia pacifica degli studenti di fronte alla scuola dell’adolescente.

Una delle prime proteste ad Hong Kong
(Photo by Anthony Kwan/Getty Images)

Le reazioni

Un gesto che ha scatenato diverse reazioni, sia da parte del governo cinese – il quale ha ordinato l’allerta rossa e ha evacuato il parlamento per motivi di sicurezza, sia da parte della comunità internazionale. La sparatoria segna uno “sviluppo allarmante”, ha sostenuto Amnesty International. L’organizzazione ha poi continuato il proprio appello esortando le autorità cinesi ad avviare “un’indagine tempestiva sulla sequenza di eventi che hanno lasciato un adolescente in lotta per la vita.

Il gigante asiatico, tuttavia, sembra non recepire le richieste di numerosi paesi di aprirsi al dialogo. Ignora completamente la volontà della popolazione e degli attivisti che sperano in un coinvolgimento mondiale. Speranza che li ha portati a sfilare per le strade di Hong Kong con enormi bandiere di stati esteri al fine di attirare l’attenzione dei rispettivi governi riguardo i motivi delle proteste.

Un esempio di resilienza

È Davide contro Golia: una lotta impari mortificata dalla denigrante campagna mediatica attuata da Pechino nei confronti dei manifestanti, la cui determinazione – visti i risvolti – sembra rimanere intatta. E così, mentre gli attivisti occupano strade, aeroporti e centri commerciali, le note di Do you hear the people sing – celebre canzone de Les Misérable – invadono la città divenendo ancora una volta un inno alla libertà; brano prontamente bloccato dal governo su Spotify.

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