L’ondata indipendentista catalana ha un nome: lo TSUNAMI DEMOCRATICO

Hong Kong, con il suo sogno di libertà e le sue giovani vittime, c’è sembrata così lontana in questi mesi. Le cariche dei soldati, la guerriglia urbana, il sangue versato per le strade, il desiderio indipendentista. Immagini distanti che, tuttavia, si sono riproposte in un luogo assai vicino a noi: la Catalogna.

Le condanne

Anche questa volta è l’applicazione di una legge a scatenare la popolazione. Dai 9 ai 13 anni di carcere. Ecco la sentenza durissima applicata ai dodici leader catalani artefici del referendum indipendentista, proposto nell’ottobre del 2017. Azione subito dichiarata illegale dal governo di Madrid, che non ha esitato a procedere con gli arresti e il conseguente processo.  La condanna per sedizione più dura – tredici anni – va all’ex vicepresidente della Generalitat Oriol Junqueras. A seguire Carmen Forcadell (ex speaker del parlamento catalano), Sànchez e Cuixart. Condannati anche sette ex ministri, quattro per malversazione e tre per disobbedienza. Sentenza conclusasi poi con un nuovo mandato di arresto internazionale per l’ex presidente della Catalogna Carles Puigdemont, rifugiatosi in Belgio.

Le reazioni

Immediate le risposte da parte di quest’ultimo e di Quim Torra, presidente della Generalitat. Entrambi accusano la Spagna di voler reprimere con violenza indiscriminata la popolazione, desiderosa solamente di esercitare la propria autodeterminazione attraverso il voto. “Non ci fermeranno fino a quando non annulleremo tutti gli effetti della repressione e respireremo la libertà.” ha dichiarato Puigdemont dalla sua conferenza stampa a Waterloo (fonti ANSA). Per l’ex presidente l’unica soluzione prevederebbe un nuovo referendum in cui esprimere “ciò che vogliamo, come lo vogliamo”. Ha, inoltre, ribadito che repressioni e condanne non verranno accettate come unica risposta.  

Gli scontri

La sentenza ha inevitabile riacceso l’animo indipendentista della popolazione catalana, che si è riversata sia sulle strade che sui social per manifestare il proprio malcontento. In tutta la regione sono state organizzate lunghe marce per raggiungere Barcellona, con la conseguente chiusura di molte strade: sia nella provincia del capoluogo sia in quelle limitrofe. Come a Hong Kong, i maggiori focolai sono stati le piazze – occupate fin da subito dagli universitari – e i luoghi pubblici come l’aeroporto. Qui Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, ha dovuto affrontare una marcia di più di 8.000 persone che ha occupato alcuni terminal dell’aeroporto e i parcheggi esterni. Si sono venute così a creare tensioni che hanno portato alla cancellazione di più di 100 voli.

Lo Tsunami Democratico

Lo Tsunami Democratico, ecco il nome di questa ondata impossibile da definire con il solo termine di indipendentista. Come è possibile ascoltare nel video di Per Guardiola, il movimento si fa portavoce di un’ideale di inclusività, di pluralismo, di non violenza e chiede solamente il diritto all’autodeterminazione.

Una mobilitazione pacifica che, tuttavia, ha visto l’infiltrarsi di frange assai più estremiste e violente. È, infatti, di 182 feriti e 54 arresti il bollettino della quinta notte di scontri a Barcellona. Qui, più di 6000 persone si sono riunite fra piazza Urquinaona e l’Arco di Trionfo, mentre a Madrid 4000 avevano indetto una marcia per l’amnistia. È stato nella capitale spagnola che sono avute le tensioni più gravi, quando alle 20.30 gli agenti hanno caricato sui manifestanti. Contemporaneamente nel capoluogo catalano la polizia ha fatto uso di un camion idrante per farsi strada nelle strade infiammate della città. Solo dopo la mezzanotte gli scontri si sono placati, lasciando sulle strade i segni di una violenza parossistica.

Barcellona: fermata dell'autobus completamente carbonizzata durante gli scontri di venerdì del movimento indipendentista
(fonte: La Repubblica)

Tra le vittime vi è anche un agente della polizia nazionale ferito durante gli scontri di venerdì. È ricoverato nell’unità di terapia intensiva, le sue condizioni sono gravi. L’uomo ha riportato “una lesione cerebrale traumatica, una frattura alla base del cranio che coinvolge due vertebre e causa complicazioni respiratorie”, scrive il quotidiano spagnolo La Vanguardia. Un fatto gravissimo che ha portato la sindaca di Barcellona ha fare appello alla popolazione perché possa la calma ritornare in città, elogiando soprattutto “le mobilitazioni massicce, democratiche, esemplari e pacifiche” come esempio.

E sono proprio queste a rappresentare lo spirito catalano, il cuore pulsante di un diritto per troppo tempo ignorato.

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