Unbelievable – il “non stupro” che c’era

Unbelievable – adjective: extremely bad or good and making you feel surprised.

In italiano: incredibile. Incredibile, nella nostra lingua, connota qualcosa di difficile o impossibile da crederci, inaccettabile sul piano dell’intelletto e del giudizio.

Come uno stupro.

Unbelievable: incredibile o non credibile

Unbelievable sembra il titolo perfetto per una serie tratta dai fumetti Marvel, o DC, dove il supereroe utilizza la sua “incredibile” forza per distruggere il potere del nemico. Invece no. Unbelievable, nella connotazione di “un-believable” (letteralmente non credibile) è una serie cruda, forte, che punta il dito ai fatti di cronaca accaduti negli ultimi anni (che hanno portato alla nascita del movimento #MeToo) ed è soprattutto tratta da fatti realmente accaduti.

Il 13 settembre viene rilasciata su Netflix, sottoforma di miniserie. L’argomento non è dei più semplici. La realtà descritta è sofferenza, delusione, terrore, e l’intenso dolore del non venir creduti da chi ha giurato di proteggerti. Gli 8 episodi descrivono l’inchiesta del 2015 prodotta da T. Christian Miller, ProPublica e Ken Armstrong chiamata “An Unbelievable Story Of Rape”.
An 18-year-old said she was attacked at knifepoint. Then she said she made it up. That’s where our story begins.” – “Una 18enne affermò di essere stata attaccata e minacciata con un coltello. Poi, disse di essersi inventata tutto. Lì è dove la nostra storia comincia.” si legge come prima frase della pubblicazione d’inchiesta.

L’inchiesta

La 18enne si chiama Marie Adler, ha una vita difficile, viene spesso abbandonata in orfanotrofi dopo svariate proposte d’adozione andate male. Conosce la sua prima madre nel 2008, Peggy, con cui pian piano costruisce un delicato equilibrio, equilibrio che nella sua vita non ha mai conosciuto.
Un equilibrio che viene spezzato in una sera d’agosto, quando un uomo irrompe nella sua camera. La lega, imbavaglia, benda, e la stupra per un tempo che a Marie sembra interminabile. Liberatasi, infine, dei lacci con cui le aveva costretto di polsi, la ragazza chiama la polizia.
Gli ematomi, le ferite, e gli esami interni, confermano però una realtà diversa: i medici la trovano “stranamente presente” in sé stessa, fino ad avanzare l’ipotesi che Marie si sia inventata tutto per attirare l’attenzione verso di lei.

L’interrogatorio, nella mattinata successiva, conferma diversi buchi nelle deposizioni della vittima. Nei seguenti interrogatori Marie viene quasi costretta a cambiare deposizione, avendo mostrato un evidente stress psicologico dovuto alla pressione, non solo a causa della situazione appena successa, ma anche per colpa degli stessi ispettori, che la convocano infine con un avviso di garanzia, accusandola di falsa testimonianza.

Ma non tutto è perduto.

Ma il caso non sembra finito, e le detective Stacy Galbraith e Edna Hendershot, due anni dopo, iniziano a muovere l’ipotesi che si tratti di uno stupratore seriale, trovando nelle loro due contee di competenza casi con diversi punti in comune.
Unbelievable riporta fedelmente i dettagli, ma soprattutto l’angusta situazione in cui si trova Marie. Oltre il danno, anche la beffa. Nessuno la crede, nessuno ci prova. Il pensiero di aver finalmente una famiglia crolla davanti alle accuse di sua madre Peggy, che la colpiscono nel profondo. Marie è una ragazza difficile, con un carattere altrettanto complicato, che però non giustificano un diverso comportamento da parte della legge nei suoi confronti. Marie lo sa, prova a far valere le proprie ragioni, ma a volte la forza prevale sull’intelletto.

La serie è presente su Netflix.

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Ilaria Caiazzo

Studente a tempo pieno, interprete e traduttrice a tempo perso. Scrivo di cinema, serie tv e libri. Ossessionata dal make-up e dai serial killer.

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