I morti non muoiono: l’horror come critica sociale e politica

Scritto e diretto dall’eccentrico regista statunitense Jim Jarmusch, “I morti non muoiono” è stato presentato allo scorso festival del cinema di Cannes. 

Misteriosi avvenimenti sconvolgono il pianeta

A causa di un “fracking” polare che ha alterato la rotazione della terra, il giorno dura anche dopo le otto di sera. Nel piccolo centro di Centerville, il capo della polizia Cliff Robertson (Bill Murray) e il suo collaboratore Ronnie Peterson (Adam Driver) indagano su alcuni particolari avvenimenti che sconvolgono il piccolo centro. Quando arriva la notte però, qualcosa riemerge dalla terra e dal passato… 

Sembra che le avvisaglie ambientali ed ecologiche degli scienziati e di Greta Thunberg abbiano preso vita nel nuovo film di Jim Jarmusch. Una catastrofe ambientale ha stravolto la vita dell’intero pianeta, con giornate che durano più del solito. 

Si salva solo il sotto testo politico

Partiamo dalle cose positive. Non è facile riuscire a dire qualcosa anche se ti mancano le parole. Eppure Jarmusch ci riesce. Il suo “The dead don’t die” pur essendo un film goffo e di poca sostanza e in cui lo scheletro del film (la sceneggiatura) sembra affetta da osteoporosi, arriva all’obiettivo prefissato. 

Il regista usa l’horror per raccontare e criticare la realtà, proprio come prima di lui avevano fatto molti altri autori. Risaltano agli occhi le numerose citazioni a George Romero e alla sua “La notte dei morti viventi“, a John Carpenter e “La cosa“, ad Alfred Hitchoock e  “Psycho”. Richiami che aumentano le attenzioni dello spettatore, che può ancora più facilmente scovare quale messaggio si nasconde fra le righe. 

Sin dall’inizio, il film si rivolge a tematiche attuali di vario tipo, come il razzismo e l’ambientalismo. Ma quello verso cui maggiormente si concentra l’autore è il consumismo e il materialismo che avvelenano la vita dell’uomo. Nel lusso della sua esistenza, gli esseri umani diventano zombie senza cervello ogni volta in cui si perdono dietro il nuovo cellulare o il nuovo paio di scarpe. 

Sotto questo punto di vista, dunque, Jarmusch centra in pieno l’obiettivo che si era prefissato. Eppure…

Un pasticcio di morti

… eppure non si può però rimanere in silenzio di fronte a quello che in sostanza è il film. Per circa un’ora e quaranta sembra un aereo incapace di prendere il volo. Dietro i volti stanchi e annichiliti dei due protagonisti, si rafforza il tema politico, ma la struttura narrativa ne esce tristemente indebolita. 

Si salva solo il grottesco personaggio interpretato dalla glaciale Tilda Swinton, il nuovo becchino del paese Zelda Winston. 

In un paio di frangenti, Jarmusch inserisce anche un assurdo (quanto evitabile) richiamo meta-cinematografico che non si lega assolutamente con il resto della vicenda

Sono gli ultimi minuti a salvare il film da quello che poteva essere un risultato peggiore. Nel cast, oltre ai già citati Murray, Driver e Swinton sono presenti anche Steve Buscemi, Danny Glover e la star del rock Iggy Pop. 

L’intero film prende spunto dall’omonima canzone di Sturgill Simpson, che è “il motivo dominante” del film, come dice Driver all’inizio del film. Da questa canzone sembra che Jarmusch abbia voluto costruire un film che è come le montagne russe, con sali e scendi vertiginosi e preoccupanti. Ci si aspettava molto da questo film, rimasto a secco al Festival di Cannes e che in Italia ha incassato appena 500 mila euro. 

I morti non muoiono

Francesco Guerra

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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