Il re, ovvero come il potere può cambiare le persone

I re saggi generalmente hanno saggi consiglieri, perché l’uomo capace di distinguere un saggio deve essere saggio egli stesso.” (Diogene il cinico)

In opposizione con il padre, il giovane Enrico si trova costretto, una volta morto il suo genitore, a ereditare la corona d’Inghilterra. Insidiato dai suoi consiglieri, dei quali non si fida, parte alla conquista della Francia dopo aver più volte ricevuto minacce da Re Carlo VI, conquista che si concluderà con la celebre e gloriosa battaglia di Azincourt. 

Ritratto di Enrico V

Enrico V, il re decantato da Shakespeare

“Il re” è stato presentato allo scorso festival del cinema di Venezia, ed è disponibile su Netflix dal primo di Novembre. 

La trama è tratta dal celebre dramma storico di William Shakespeare. Vengono narrate le gesta del giovane Enrico V, interpretato da un ombroso Timothèe Chalamet.

A dirigere il cast (in cui spicca un Robert Pattinson con l’accento francese), è il regista australiano David Michod. 

Il re: la lunga attesa prima della battaglia

Gran parte della trama si snoda su una serie di districati rapporti di corte e di potere. Cose che già sappiamo, dopotutto. Ma quello che prova a mettere in evidenza il film, è il cambiamento di carattere subito dal protagonista una volta giunto al potere. Un potere non desiderato ma inevitabile, che lo costringere ad assumersi responsabilità fino a quel momento evitate. Finito il processo d’incoronazione, tutto quel che resta è una grande confusione fino alla battaglia. 

Un’ora a un ritmo lento ed estenuante, tra insinuazioni, minacce, proposte e giochi sottobanco, ci conduce alla battaglia sul suolo francese. Un lasso di tempo che si poteva sfruttare meglio. 

Il re

La battaglia dei Bastardi 

La fangosa e asfissiante battaglia, combattuta nel fango, ricorda tanto la celebre Battaglia dei bastardi della sesta stagione del trono di spade. 

Una citazione assolutamente apprezzabile, che riprende le tempistiche, gli scenari, e addirittura i movimenti della sequenza nella famosa serie tv. 

Per tutta la durata della battaglia, abbiamo quella percezione asfissiante: la mancanza d’aria si riflette anche nella difficoltà a restare in piedi di Enrico, che combatte strenuamente e senza paura, mentre il Delfino, figlio del re di Francia, resta in disparte a osservare la scena. 

Michod è bravo a portarci dentro la lotta. Con un abile piano sequenza, ci rende parte dello scontro, prima che la confusione, il caos e il fango prendano il sopravvento. 

Il re: un inquietante squilibrio

Pare chiaro come il livello tra le parti del  sia diverso. Se la battaglia rispetta le aspettative, lo stesso non si può dire della restante parte del film, decisamente sottotono. 

Lo stesso si può dire per il rapporto tra le immagini e i dialoghi, con quest’ultimo aspetto decisivamente sottotono rispetto al primo. 

Complessivamente, dunque, regna un inquietante squilibrio, che ha un peso decisivo sul risultato finale del film. 

Francesco Guerra

 

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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