Manspreading: ne abbiamo davvero bisogno?

Abbiamo già parlato, in un articolo passato, di come alcuni atteggiamenti maschili abbiano un tale impatto sulla vita quotidiana al punto da aver bisogno di un nome loro. Come abbiamo fatto per il mansplaining, oggi parliamo di manspreading.

Il manspreading, detto anche meno frequentemente man-sitting, è il termine che viene utilizzato per riferirsi agli uomini che, sui mezzi pubblici, si siedono con le gambe larghe, occupando più di un posto a sedere.

Il termine proviene dalla crasi fra man – uomo – e spreading – spalmarsi, diffondersi.

La creazione di questo termine ha generato diversi dibattiti su internet, a partire dal 2013 anno in cui su Tumblr si diffonde una campagna anti-manspreading.

Ad oggi il termine è stato inserito nell’OxfordDictionaries ma, comunque, fa spesso ancora parlare. Il termine, infatti, viene criticato in quanto caricatura femminista. Specialmente se contrapposto all’occupare gli spazi dei mezzi pubblici con le borse come fanno, talvolta, le donne (comportamento chiamato, in risposta, she-bagging).

Sui trasporti sono state istituite campagne contro il manspreading

O, meglio, sono stati affissi  cartelli che incoraggiano una postura rispettosa degli altri passeggeri. Ad esempio, non prendere più posti se qualcuno è in piedi.

E sapete cosa è emerso?

Non sono state rilevate denunce contro il manspreading mentre sono emersi altri problemi di educazione. Come, appunto, i passeggeri che occupano con le borse dei posti in più.

campagna anti manspreading

In pratica, l’idea del manspreading si fonda su premesse teoriche sbagliate. Oltre che sulla pubblicazione su internet di fotografie di uomini senza il loro consenso. Ma questa è un’altra storia.

Tornando alle premesse teoriche. Da alcune ricerche è emerso che, effettivamente, gli uomini che assumono queste posizioni vengono percepiti come più attraenti sessualmente, cosa che non accade nelle donne.

Questo significa che il manspreading è un problema sociale? No. Semplicemente che gli uomini, e le donne, si comportano secondo alcuni standard e stereotipi. Ma non per questo lo fanno in modo sessista.

Perché non abbiamo bisogno di una campagna contro il manspreading?

Sebbene alle bambine venga inculcato in testa che devono sedersi composte e ciò non accade con i bambini, una battaglia contro il manspreading non è così essenziale.

Esempio di she-bagging

Infatti, andando a ben vedere, non si tratta di un comportamento che gli uomini mettono in atto contro le donne. O viceversa. Si tratta di mancanza di educazione e rispetto per gli altri, molto più generico rispetto al fenomeno del mansplaining.

Questo significa che non si tratta di una cosa importante?

No. Dovremmo tutti imparare a non fare manspreadingshe-bagging, per educazione. Perché è un piccolo atteggiamento che non ci costa nulla.

Ma confondere maleducazionesessismo, sicuramente non porterà avanti le battaglie femministe più importanti. Al contrario, permetterà a chi nel sessismo trova conforto, di pronunciare ancora frasi del tipo:

Eh, ma le femministe sempre a lamentarsi delle cavolate!

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, scout e psicologa iscritta all'Albo A, perennemente oberata di impegni. Gli argomenti di cui scrivo vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura. E su quanto possiamo "lasciare il mondo migliore di come l'abbiamo trovato".

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