Siamo femministe. No, non odiamo gli uomini.

Ormai è un mantra per tantissime donne, far capire che le femministe non odiano gli uomini ma chiedono solo i loro stessi diritti.

Ecco perché oggi cerchiamo di capire, più nello specifico, quali sono i tre punti sui cui il femminismo cerca di puntare e migliorare.

Le femministe sostengono la parità dei diritti

Non è altro che il solito, sentito e risentito, concetto per cui: i diritti che danno a me non vengono tolti a nessun altro.

Il fulcro di questo primo punto è che, come abbiamo visto in diversi articoli precedenti, la cultura in cui viviamo permette delle discriminazioni, anche se sottili, a scapito delle donne.

Non si tratta più del diritto di voto – che continua ad essere una delle motivazioni delle persone che credono il femminismo non serva – ma di quelle discriminazioni più o meno palesi. Il divario negli stipendi fra i due generi, ad esempio. Oppure la tampon tax.

Per le femministe, non è il sesso biologico a definire l’identità sociale della persona.

Cosa significa? Che da quando nasciamo ci insegnano, attraverso la nostra cultura, come dovremmo comportarci in base al nostro sesso biologico.

Come i giochi per bambine e per bambini. O gli sport frequentati maggiormente da bambine o da bambini. E, ancora, i lavori che i bambini vorrebbero fare da grandi, diversi fra bambini e bambine.

Ognuno di questi aspetti definisce quello che noi diventeremo da grandi, ed ognuno di questi aspetti è insito nella nostra cultura, nel modo in cui cresciamo e veniamo cresciuti.

Il femminismo è un movimento politico

Un movimento politico che, dall’Ottocento, rivendica i pari diritti fra gli uomini e le donne, non solo a livello culturale ma anche a livello giuridico. Le proteste, le manifestazioni,… tutte le rivendicazioni che hanno percorso e che tutt’ora percorrono la nostra società sono ciò che rende il femminismo un movimento politico, oltre che culturale.

Un movimento che si è impegnato prima per le donne ma ora, in senso più esteso, per tutte le persone che vedono i loro diritti oppressi a causa della cultura patriarcale nella quale ancora viviamo.

Ecco perché, per quanto si parli spesso di femministe, la realtà è che dovremmo essere tutti femministi.

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, scout e psicologa iscritta all'Albo A, perennemente oberata di impegni. Gli argomenti di cui scrivo vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura. E su quanto possiamo "lasciare il mondo migliore di come l'abbiamo trovato".

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