Ubuntu VS Carlo: il rapporto tra balle, politica e razzismo

Le immagini contenenti balle, spesso razziste, sono una triste realtà di internet. Un modo per fare propaganda politica (o acchiappare like facilmente) subdolo e dannoso.

Di prima mattina!

Immaginate la scena: è lunedì (per cui lo stato d’animo è quello che è) e state andando al lavoro. Prendete il telefono, pensando a quanto sia brutto che la prima cosa che fai al mattino è sbloccare il cellulare, e aprite tutti i social. Vi trovate immediatamente l’immagine (in basso) spiattellata in pole position sulla Home di Facebook.
Quale miglior modo per iniziare la giornata se non con l’ennesima balla razzista? E così nel vano tentativo di migliorare la vostra esistenza pensate: dovrei spiegare al mio caro amico che condivide queste cose che un sistema operativo open source non ce l’ha con Charles Manson. 
E così vi ritrovate nel dubbio: non faccio niente o mi invischio in un conflitto di opinioni destinato a rovinare un’amicizia, una parentela e (soprattutto) la restante parte del lunedì?

Corsi e Ricorsi

La bufala in questione è in realtà vecchia di qualche anno, ed analizzando l’immagine facilmente sbufalabile. In primo luogo, il sedicente congolese altro non è che Chris Tucker attore americano reso famoso dal film Rush Hour. Il nome scelto, Ubuntu, è come detto un sistema operativo basato su Linux acerrimo nemico al massimo di Windows.

L’immagine del “povero pensionato piemontese” è un capolavoro di mistificazione. Praticamente induce il lettore ad empatizzare con uno dei più famosi criminali della storia, quel Manson sui cui sono stati fatti libri e film. Un “uomo” mandante di 7 omicidi, tra cui quello di un feto mai nato, diventa improvvisamente “vittima” del sistema.

Il tutto poi ruota sulle stesse dinamiche complottare che conosciamo bene. Da un lato le istituzioni che aiutano gli immigrati “criminali” e dall’altro il “povero Italiano” in miseria per colpa dello Stato.

Alternativa

L’Eco

Chi cade in questo genere di post, a volte nati anche per scherzo, di solito o ha una scarsa conoscenza dei social o certe convinzioni politiche. Da un lato abbiamo i parenti un po’ anziani, “la piaga dei cinquantenni su facebook”, a cui le dinamiche social risultano spesso complicate. Questi, purtroppo, finiscono per essere vittime di chi sfrutta per varie ragioni meme ed articoli simili e, solitamente, rientra nella seconda categoria.

Infatti, la macchina propagandistica di certi partiti, usa questo genere di contenuti per cementare o attrarre a sé l’elettorato spesso sfruttando le “echo-chambers”. In italiano “camere dell’eco”, è quella situazione in cui le convinzioni personali ci portano ad amplificare una circostanza offuscando fonti contrarie e preferendo le notizie che confermano la nostra teoria.
In sostanza, chi ha una convinzione automaticamente censura ogni informazione contraria.

La ripresa del razzismo

Quindi se una notizia, proveniente da un organo ufficiale, va contro una convinzione personale non viene, dal singolo, presa in considerazione. Questo avviene sia a livello inconscio sia a causa degli algoritmi delle piattaforme che sono programmati per farci vedere solo ciò che ci piace.

Ciò è sfruttato dai blog complottari, di “contro-informazione”, che parlano di scie-chimiche o di vaccini al plutonio. Ma soprattutto è alla base della spirale razzista e populista in cui sembra essere caduta la realtà.

Perché se una persona non attenta, o senza gli strumenti adatti, entra in una di queste camere create da chi vuole spingere una certa narrativa molto difficilmente ne uscirà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *