Fascismo di ritorno

11 novembre, il writer veronese Cibo – famoso per coprire i simboli del fascismo con le sue opere – viene minacciato con una bomba carta posizionata sotto la sua macchina.

7 novembre, Liliana Segre – ebrea e sopravvissuta di Auschwitz – viene messa sotto scorta a causa delle minacce di morte ricevute sul web.

6 novembre, il caffè letterario antifascista “La Pecora Elettrica” viene dato alle fiamme per la seconda volta, a poche ore dalla riapertura avvenuta in seguito all’incendio del 25 aprile.

Il clima

È difficile rimanere indifferenti dinanzi a queste serie di notizie, l’impressione di aver fatto più di un salto nel passato è forte. Ormai è evidente come il clima sociale che si respira nella nostra penisola stia divenendo sempre più pesante e ombreggiato dalla figura arcigna di un fascismo di ritorno. Non è un caso, infatti, che nel settembre del 2018, l’Agenzia Onu per la tutela dei diritti umani abbia inviato in Italia i suoi ispettori al fine di valutare l’incremento di atti di violenza e razzismo nei confronti dei migranti. Una scelta che all’epoca aveva fatto infuriare l’allora ministro degli interni, Matteo Salvini, ma che aveva accesso i riflettori su un problema concreto.

Il caso Segre

In vero, basterebbe fermarsi a riflettere su quanto sia assurdo che una donna di 90 anni sopravvissuta ai campi di sterminio debba ricevere 200 messaggi di odio OGNI GIORNO. La colpa? Ancora una volta, essere ebrea. Sembra che la storia non ci abbia lasciato nulla, che la più grande atrocità della nostra storia venga pian piano ridimensionata, ridicolizzata, dimenticata. E forse l’immagine più emblematica degli ultimi tempi è l’astensionismo di tutto il centrodestra in merito alla costituzione della Commissione Segre contro il razzismo. Una scelta e un linguaggio politico che, in tempi come questi, possono essere letti con accezioni ben più estremiste.

La Pecora Elettrica

Non bisogna, tuttavia, pensare che ciò accada solamente ai personaggi pubblici e di rilievo. Basta poco, basta semplicemente essere antifascisti come la nostra Costituzione per subire atti di violenza. Ne sono testimoni i proprietari de “La pecora elettrica” distrutta nuovamente dal fuoco, una nuova caduta dopo che la generosità di numerosi cittadini aveva permesso loro di rialzarsi. Ma basta anche semplicemente dimostrare vicinanza alle persone colpite per essere a propria volta perseguitati. Questo è successo al Baraka Bistrot, che dopo un post su facebook si è trasformato in cenere sotto gli occhi inermi del suo proprietario.

La stagione dell’odio? Credevo fosse finita. Ma quando una democrazia è fragile il passato può ripetersi – Liliana Segre

Liliana Segre

La risposta

Le parole della senatrice sono vere ora più che mai, ma questo non può fermarci dal reagire. Fondamentale è delegittimare questo trend negativo, che con la violenza spera di mettere a tacere il pensiero altrui. E così scendere per le strade e per le piazze diventa il simbolo di un’Italia che si oppone al ritorno di un fascismo camuffato. Come la “passeggiata di autodifesa” a Centocelle così la manifestazione a Milano in solidarietà a Liliana Segre, le voci si uniscono per combattere un passato che con la forza tenta di ritornare.

Odiare ti costa

Tutti possono fare la propria parte, anche con un gesto piccolo come una firma. Un esempio è la petizione indetta dalla campagna Odiare ti costa e dai Sentinelli di Milano: Basta odio in Rete. Un tentativo concreto per combattere l’odio online camuffato sotto le spoglie di “libera espressione”. Perché tutti abbiamo la responsabilità di creare un clima rispettoso fuori e dentro la rete, per noi e per gli altri.

campagna contro il fascismo

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