When They See Us – il white privilege spiegato dai “5 di Central Park”

Il #BlackLivesMatter, è il movimento nato nel 2013 in risposta all’assoluzione di George Zimmermann, killer del ragazzo afroamericano Trayvon Martin. Il movimento ha scosso l’opinione pubblica più volte, denunciando apertamente le violenze ai danni della comunità afroamericana perpetrate maggiormente dalla polizia statunitense, o in generale, dai “white suprematists”, i suprematisti bianchi.

Nascendo nel 2013, porta con sé anche casi di violenza (fisica e psicologica) accaduti anni addietro: uno dei più esemplificativi è sicuramente quello dei “5 di Central Park”. I 5 ragazzi di Harlem, appartenenti alla comunità afro e ispanica, vennero arrestati nella notte del 19 aprile 1989, accusati dello stupro della jogger Trisha Meili.

Ma è davvero tutto chiaro? When They See Us ce lo dimostra.

When They See Us e i 5 ragazzi di Harlem

Miniserie formata da 4 episodi, When They See Us (letteralmente, quando ci vedono) rispolvera un caso risoltosi fin troppo in sordina. Raymond Santana Jr, Kevin Richardson, Antron McCray, Yusef Salaam e Korey Wise sono 5 ragazzi di Harlem, amici, adolescenti. Vivono una vita normale, con l’obiettivo di diventare “qualcuno”. Le loro giornate scorrono tra la scuola, la famiglia, e lo stare insieme trascorrendo il tempo come dei normali adolescenti.

La vicenda:

La sera del 19 aprile 1989, tutti e 5 escono insieme ad altri 25 ragazzi della loro comunità, e si dirigono verso Central Park. Quella notte, svariate aggressioni vennero eseguite nello stesso parco, ma la più grave fu lo stupro di una ragazza arrivata lì per allenarsi: Trisha Meili. Venne aggredita, stuprata e lasciata sanguinante sul pavimento. La polizia, durante la retata fatta al fine di mantenere l’ordine, arresta dapprima come fautori dello stupro Raymond e Kevin, e più avanti arresterà anche gli altri 3 poiché indicati come sospetti. Gli interrogatori, estenuanti e lunghi, portano ad una conclusione pressochè affrettata: sono stati loro. Sono stati loro, nonostante le ammissioni di colpevolezza siano arrivate dopo ore ed ore di domande ripetitive, dopo violenti percosse, e nonostante quelle stesse ammissioni fossero incongruenti l’una dall’altra.

E la verità?

New York stava combattendo una violenta ondata di crimini sessuali: la città non era al sicuro. Trisha Meili fu la goccia che fece traboccare il vaso, e la pressione dei media sulla polizia fece il resto.
La verità venne fuori solo nel 2002, 13 anni dopo. 13 anni strappati dalla vita di 5 ragazzi, indotti a pensare che se avessero confessato sarebbero tornati a casa. Solo nel 2002 il vero mandante dello stupro si fece avanti. Ma la serie non mostra solo questo. Mostra l’ingenuità, mostra la paura; mostra l’ingiustizia, il privilegio dei bianchi, della giuria interamente composta da loro, la fretta a cui si arrivò alle conclusioni. Un mondo dove la supremazia sovrasta la giustizia.

La miniserie è presente nel catalogo Netflix dal 31 maggio 2019.

when they see us

Ilaria Caiazzo

Studente a tempo pieno, interprete e traduttrice a tempo perso. Scrivo di cinema, serie tv e libri. Ossessionata dal make-up e dai serial killer.

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