VACCINAZIONE ANTINFLUENZALE, PARLIAMONE

come funziona, come viene scelto il vaccino, e tutti i (reali) buoni motivi per farlo

Ogni anno con la fine dell’autunno ritornano anche le raccomandazioni di rito degli esperti: “vaccinatevi in tempo per evitare di essere contagiati dall’influenza!”. Sulle vetrine delle farmacie compaiono i volantini, negli studi dei medici di famiglia iniziano le prenotazioni per gli appuntamenti per la vaccinazione antinfluenzale.

Ma esattamente, cos’è un vaccino antinfluenzale?

perché bisogna ripeterlo ogni anno? che cosa succede al nostro organismo dopo il vaccino, ma soprattutto perché sentiamo dire che alcuni, nonostante il vaccino, l’influenza la prendono lo stesso?

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Le vaccinazioni rappresentano uno strumento in grado di prevenire le malattie infettive.

Si basa sulla somministrazione di una piccola quantità dei batteri o virus responsabili di malattie o di loro componenti (antigeni) modificati con tecniche di laboratorio. I microrganismi perdono così la capacità di provocare la malattia, ma conservano quella di generare una risposta del sistema immunitario simile a quella prodotta dal nostro organismo contro le infezioni, senza però determinare né la malattia né le sue complicanze.

La vaccinazione simula il contatto con il microrganismo consentendo di innescare il meccanismo della memoria immunologica, che fa sì che il nostro organismo ricordi e riconosca i germi che lo hanno precedentemente attaccato. Infatti, se l’individuo vaccinato verrà in contatto con l’agente infettivo contro cui agisce il vaccino, il sistema immunitario lo riconoscerà e produrrà una risposta in grado di neutralizzare la minaccia infettiva.

Grazie alle migliori condizioni sanitarie e all’utilizzo dei vaccini nella pratica medica, non assistiamo più alle gravi epidemie del passato e anche le persone che sviluppano gravi disabilità date da malattie evitabili con il vaccino si riducono sempre più.
Essendo diminuito il rischio di contagio, ci si potrebbe domandare se è ancora necessario vaccinarsi. Nonostante malattie come poliomielite e difterite siano scomparse in Italia, il rischio che gli agenti patogeni coinvolti si diffondano di nuovo è reale in quanto sono ancora presenti a livello globale. Inoltre, all’interno della popolazione, c’è un ristretto numero di persone che per svariati motivi, dalle patologie sviluppate a terapie particolari che stanno facendo, non possono essere vaccinate o i vaccini che hanno fatto sono stati “dimenticati” dal sistema immunitario, quindi non sono protette. Se tutti gli altri si vaccinano, grazie all’effetto gregge (ma giuro, non è richiesto di saper belare, solo di seguire comportamenti corretti in massa) sia loro sono protette finchè non sarà possibile anche a loro vaccinarsi, sia tutti i vaccinati sono protetti da ogni possibile rischio.

L’influenza è una malattia respiratoria che si manifesta in forme di gravità variabile, scatenata da alcuni virus. Per questo motivo in caso di influenza gli antibiotici non sono da prendere, in quanto non avrebbero alcun effetto sulla guarigione ma soprattutto prenderli senza necessità instaura meccanismi dannosi che potrebbero comprometterne l’efficacia in caso di effettiva necessità, ma bisogna solamente intervenire con dei prodotti sintomatici (ossia che alleviano i sintomi e i loro fastidi) e solo in caso di necessità e sotto controllo medico usare gli antivirali.

I vaccini contro l’influenza provocano la piena presenza di anticorpi nel corpo circa due settimane dopo la vaccinazione e per i successivi 8-10 mesi. Questi anticorpi forniscono protezione contro l’infezione dai virus dei ceppi contenuti nel vaccino. Il vaccino antinfluenzale protegge contro i virus dell’influenza che la ricerca indicherà come più comune durante la prossima stagione, con probabilità, statistiche e studi. La vaccinazione antinfluenzali tradizionali (chiamati “vaccini trivalenti”) vengono fatti per proteggere contro tre virus influenzali, ma ne esistono anche per proteggere contro quattro virus influenzali (chiamate “vaccinazioni quadrivalenti”). 

Il vaccino antinfluenzale, una volta attivo, previene il contagio dei virus, e anche in caso di contagio rende i sintomi meno virulenti. I più comuni sono: febbre alta, disturbi gastroenterici, raffreddore e tosse, astenia, mal di gola.

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Per essere effettivamente protetti dall’influenza è indispensabile assumere ogni anno la nuova vaccinazione stagionale reperibile nelle farmacie, alle asl o dai propri medici di famiglia, perchè cambiando ogni anno i ceppi previsti, e quindi la copertura necessaria. I virus influenzali sono in continua evoluzione, la formulazione della vaccinazione contro l’influenza viene riesaminata ogni anno e aggiornata per tenere il passo con i virus influenzali.  La composizione dei vaccini antinfluenzali inattivati viene determinata ogni anno sulla base dell’antigenicità dei virus influenzali isolati da una rete di sorveglianza mondiale coordinata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’antigene è quella sostanza che, introdotta nell’organismo, sia capace di provocare la formazione di anticorpi specifici e di indurre una risposta immunitaria. Il vaccino antinfluenzale inattivato è altamente immunogeno, in grado cioè di indurre una reazione immunitaria.

Riduce infatti:
– l’incidenza della malattia del 30-70 per cento
– le complicazioni del 70-90 per cento
– l’ospedalizzazione del 50-70 per cento.
La somministrazione è per via intramuscolare e, in tutti coloro con età superiore ai 12 anni, l’iniezione va effettuata nel muscolo deltoide (braccio), mentre per i più piccoli è consigliato il muscolo antero-laterale della coscia.

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Ma quindi perchè capita di sentire persone lamentarsi che nonostante il vaccino si sono ammalate lo stesso?


Il periodo destinato alla conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale è, per la nostra situazione climatica e per l’andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali in Italia, quello autunnale, a partire dalla metà di ottobre fino a fine dicembre. In generale, è opportuno offrire la vaccinazione ai pazienti eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale, anche se si presentano in ritardo per la vaccinazione. Questo può essere particolarmente importante se si tratta di una stagione influenzale tardiva o quando si presentano pazienti a rischio. La decisione di vaccinare dovrebbe tenere conto del livello di incidenza della sindrome simil-influenzale nella comunità, tenendo presente che la risposta immunitaria alla vaccinazione impiega circa due settimane per svilupparsi pienamente.

Il vaccino antinfluenzale è indicato per tutti i soggetti che desiderano evitare la malattia influenzale e che non abbiano specifiche controindicazioni.
Tuttavia, in accordo con gli obiettivi della pianificazione sanitaria nazionale e con il perseguimento degli obiettivi specifici del programma di immunizzazione contro l’influenza, tale vaccinazione viene offerta attivamente e gratuitamente ai soggetti che per le loro condizioni personali corrano un maggior rischio di andare incontro a complicanze nel caso contraggano l’influenza o lavorano in ambienti dove il contagio potrebbe mettere a rischio altri.

Se si è già avuta la malattia, si può essere vaccinati lo stesso?

La vaccinazione avrà l’effetto di richiamare la memoria immunologica e si avrà un aumento della risposta provocata dalla stessa vaccinazione (effetto booster). La vaccinazione di un soggetto già immune per effetto della malattia “naturale” non comporta aumentato rischio di effetti collaterali.

I dati attuali indicano che i vaccini antinfluenzali non inducono nei vaccinati alcuna malattia cronica né ne aggravano il decorso quando queste sono preesistenti alla vaccinazione. E’ necessaria una attenta valutazione per chiarire se eventi avversi (per evento avverso si intende un qualsiasi peggioramento dello stato di salute preesistente del soggetto vaccinato) che si verificano dopo una vaccinazione per l’influenza umana, siano in realtà causati dalla vaccinazione antinfluenzale eseguita o siano dovuti ad una pura coincidenza temporale. Le campagne di vaccinazione (così come tutti i programmi di vaccinazione universale quali le vaccinazioni raccomandate o obbligatorie per l’infanzia) sono accompagnate da programmi di farmacovigilanza.

C’è il rischio di contrarre l’influenza dal vaccino stesso?

I vaccini inattivati contengono il virus ucciso o parti di questo (antigeni di superficie emoaglutinina e neuroaminidasi, subunità virali) che non possono causare alcuna malattia. I vaccini a base di virus vivente (non usati in Italia) contengono l’elemento virale ma questo è stato attenuato per cui non è in grado di causare la malattia. In entrambi i casi, la somministrazione del vaccino può causare lievi effetti collaterali caratterizzati da una sintomatologia simile a quella dell’influenza, ma molto meno marcata, perchè il sistema immunitario si sta “addestrando” per reagire in maniera immediata e corretta al virus, e probabilmente stai risentendo dei segnali di allarme e lotta che lancia a tutto l’organismo.

In ogni caso, anche negli anni in cui c’è stata una buona corrispondenza tra ceppi vaccinali e circolanti, la stima dell’efficacia del vaccino si è attestata intorno al 60-80%, cioè a un livello buono ma inferiore a quella di altri vaccini. Ci sono numerosi motivi per questo. Per esempio, la risposta alla vaccinazione è influenzata da precedenti esposizioni ai virus (per malattia o somministrazione del vaccino) e da fattori individuali, come l’età o la presenza di malattie. Un altro fattore che può modificare l’efficacia dei vaccini è il fatto che i virus impiegati nella loro composizione sono coltivati nelle uova: è possibile che nel corso del processo di produzione i virus per potersi moltiplicare si adattino all’ambiente e modifichino la loro struttura, riducendo la possibilità da parte del nostro sistema immunitario di produrre anticorpi in grado di riconoscere il virus responsabile dell’epidemia di quella stagione. Nonostante l’efficacia non ottimale, il vaccino antinfluenzale rimane, comunque, un prezioso intervento di salute pubblica – sostengono i ricercatori nel loro articolo sul «NEJM» – ed è sempre preferibile vaccinarsi. I Centri di Controllo e Prevenzione delle malattie degli Stati Uniti (Centers for Disease Control and Prevention, CDC) hanno infatti stimato che tra le stagioni 2005-2006 e 2013-2014 la vaccinazione antinfluenzale abbia evitato 40000 decessi. Di queste morti (potenzialmente) evitate, 9 su 10 riguardavano soggetti di età maggiore o uguale a 65 anni: tali soggetti, insieme a chi soffre di malattie croniche (per esempio, asma, diabete, cardiopatie) rappresentano la popolazione a cui la vaccinazione è maggiormente raccomandata, in quanto a rischio più elevato di complicanze influenzali.

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