The Irishman: l’ultima grande epopea gangster firmata Scorsese

Di fronte a Martin Scorsese, alla sua incredibile carriera, e al suo decisivo apporto al cinema degli ultimi cinquant’anni, possiamo solo alzarci in piedi ad applaudire. The Irishman, ultima opera temporale del regista statunitense, è la chiusura di un cerchio aperto trent’anni prima con Quei bravi ragazzi; la pietra tombale di un tipo di Gangster Movie che ha fatto scuola. 

La vicenda

Frank Sheeran (un ottimo Robert De Niro) è un sicario della mafia e veterano della seconda guerra mondiale che sviluppa le sue abilità da esecutore criminale durante il suo servizio in Italia. Diventato vecchio, Sheeran riflette sugli eventi che hanno definito la sua carriera di sicario, in particolare il ruolo che ha avuto nella scomparsa del leader sindacale Jimmy Hoffa (un superbo Al Pacino) suo amico di vecchia data, e del suo coinvolgimento con la famiglia criminale Bufalino (Russell Bufalino è interpretato da Joe Pesci, che dopo anni di assenza torna con una grandissima prova).

Quei vecchi ragazzi 

Il computer permette di compiere miracoli. Ringiovanisce i volti meglio della chirurgia plastica, rendendoli giovani e senza rughe come un tempo. Eppure, nemmeno la computer grafica è riuscita a nascondere l’ineluttabilità del tempo che scorre. Se i volti di De Niro e Pesci ci dicono una cosa, i loro corpi e i loro movimenti ci mostrano la realtà dei fatti. Ma questa taccagneria grafica, che può affascinare o inorridire, è davvero l’unica motivazione verso la quale possono scagliarsi i (presunti) detrattori di fronte a un film che per più di tre ore mantiene rigore, lucidità e tensione. 

Tutti quei bravi ragazzi (assente solo Ray Liotta) percorrono insieme, per l’ultima volta, questo immenso tragitto che riprende la storia degli ultimi cinquant’anni del paese a stelle e strisce. De Niro e Pesci, insieme per l’ennesima volta con il loro amico Scorsese; Harvey Keitel, che c’era sin dall’inizio; Al Pacino, l’altro grande che non c’è mai stato ma che non poteva mancare in quest’ultimo capitolo. Tutto il meglio del cinema Statunitense è presente in The Irishman. Quei bravi ragazzi, ormai divenuti vecchi, ci regalano un’ultima opera che resterà negli annali. 

The irishman: l’epopea del genere

The Irishman racchiude tutto il cinema di Scorsese. È l’epopea del genere gangster: un compendio di tante storie e di tante vite. La sua mano e il suo stile si vedono in ogni inquadratura e nella struttura del film, che espone passo dopo passo i procedimenti criminali. 

Non è l’azione a costruire la trama della vicenda, bensì i ricordi, che riaprono cassetti chiusi da anni e nei quali si nascondono ineffabili segreti. La complessa struttura del film è rimarcata da il montaggio, che compone un puzzle temporale davvero complicato.  Ed è così che i ricordi di Frank Sheeran confluiscono in quelli degli Stati Uniti degli anni ’60 e ’70, dai Kennedy a Nixon, fino, in alcuni momenti, diventare la stessa cosa.  

Ma nemmeno i ricordi possono arrestare il tempo che passa a nostra insaputa e vola via. Trent’anni fa (quando uscì Quei bravi ragazzi) o ventiquattro anni fa (quando uscì Casinò) Scorsese non l’avrebbe mai detto. Probabilmente non lo avrebbe nemmeno pensato. Alla soglia degli ottant’anni (ne ha compiuti settantasette da poco), forse è anche giusto pensarci e dirlo. Affrontare senza timore lo scorrere del tempo e l’ineluttabilità della morte. 

The Irishman

 

La morte, la solitudine e i segreti: l’ultimo capito di The irishman

Si arriva a un certo punto della vita in cui si capiscono tante cose. Si comprende anche che il tempo a disposizione è sempre meno, che oltre un certo punto non si può andare. Se ne accorge Scorsese e sembrano accorgersene tutti i protagonisti del film (quelli ancora vivi), che si ritrovano a fare i calcoli della loro vita e a ritrovarsi in mano con nulla. La solitudine li perseguita: a uno a uno tutti se ne vanno. 

Come nei precedenti film del regista, tutta la straripante forza trasmessa dai personaggi nel corso della pellicola si accartoccia, disintegrandosi di fronte a ragioni più grandi. Con la differenza che in questa occasione la ragione più grande non è la legge, o salvare la propria pelle dalla galera. Questa volta non ci sono opportunità di salvarsi. Nulla dura in eterno, la fine arriva per tutti, mentre il silenzio si fa più forte, così come i ricordi e tutti i rimorsi. 

The irishman

Francesco Guerra

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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