Emergenza climatica: UE si schiera in prima linea

Siamo in piena emergenza climatica. Il fenomeno di Greta Thunberg ha portato sotto i riflettori una lotta che da anni gli scienziati stanno combattendo. E tralasciando le, spesso inutili, controversie nei confronti della figura della sedicenne svedese, la situazione drammatica che stiamo vivendo è sotto gli occhi di tutti. Basta dare uno sguardo a ciò che è avvenuto in Veneto, Liguria, Sicilia e molte altre regioni, le quali si sono ritrovate a richiedere lo stato di emergenza per colpa di esondazioni improvvise e anomale.

Chiudere gli occhi e fare finta di niente non è più consentito, sebbene il governo italiano sembra non volersi impegnare veramente a fondo in questa lotta contro il tempo. Basti constatare come il Senato abbia bocciato la dichiarazione di emergenza climatica proposta da Fi, Pd e LeU. Una chiara fotografia di come si utilizzi una visione meramente politica nell’affrontare una problematica di tale portata.

La decisione della Bei

Ci ritroviamo quindi ad assistere a diatribe politiche il cui unico scopo è quello di promuovere una perenne quanto estenuante campagna elettorale. Contemporaneamente, però, l’Unione Europea ha deciso di fare un ulteriore passo avanti concreto nella lotta all’emergenza climatica. Se con l’avvento del 2021 avverrà l’abolizione della plastica monouso, con la chiusura del medesimo anno la Bei, la Banca Europea per gli investimenti, cambierà la politica riguardante i fondi per i progetti che riguardano l’energia. È notizia fresca del 14 Novembre, dalla fine del 2021 verranno stoppati i finanziamenti alle fonti fossili, compreso il metano.

Una scelta alquanto drastica dopo la chiusura al carbone, che aveva visto le centrali che lo utilizzavano perdere i finanziamenti ricevuti in precedenza. La Bei comunica ufficialmente di voler investire per mille miliardi di euro tra il 2021 e il 2030 in iniziative sul clima. L’obiettivo a lungo termine sarà quello di portare gli investimenti per la salvaguardia dell’ambiente ben al 50% dei fondi disponibili entro il 2025.

Pareri contrari

Ovviamente questo traguardo non è stato ben recepito in modo positivo da tutti i paesi membri, a partire dalla Polonia, dalla Romania e dall’Ungheria che ancora faticano ad abbandonare il carbone. Vedono, infatti, nel gas l’opportunità di una fase di transito verso un’economia più verde, ma che richiede molto più tempo. Positivi, invece, Francia, Olanda e Regno Unito che hanno approvato immediatamente lo stop dei fondi.

Combattere per il futuro

Combattere l’emergenza climatica non è compito facile, ma è attraverso questi gesti concreti che si può scuotere le coscienze di molti. Il tempo procede a ritmo spedito e ormai non si può più attendere, procedere con calma e cautela non farebbe altro che rendere ancora più improbabile il tentativo di invertire la rotta.

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