Allen e New York: una storia d’amore sotto la pioggia

Dopo una breve gita a Coney Island dov’è ambientato La ruota delle meraviglie, Allen, ottantaquattro anni compiuti da poco, torno nella sua Manhattan per un weekend romantico ma pieno di problemi. Il suo ultimo film, Un giorno di pioggia a New York, è in sala dallo scorso 28 novembre.

Una giovane coppia, per ragioni di lavoro, deve trascorrere a Manhattan un piovoso fine settimana, ma il loro legame sarà messo alla prova. Lei a causa di un’intervista che deve tenere, inizia a perdersi in una serie di rocamboleschi incontri inaspettati, lui nell’attesa della sua amata, passeggia per la sua vecchia città immergendosi nei suoi ricordi e incontra per caso una conoscente dopo molti anni.

Le reincarnazioni di Woody Allen

Da quando ha smesso di partecipa come attore ai suoi film, Allen ha dovuto rimpiazzarsi con qualcuno che potesse prendere le sue vesti. Non un ruolo semplice quello di sostituire l’attore e regista di New York, che nel corso della sua lunga carriera ha costruito un personaggio fatto a misura per se stesso. Insomma, sostituirsi con qualcun altro è un’ardua missione, se non impossibile. 

Eppure, sebbene con alti e bassi, Allen ha sempre trovato qualcuno che potesse rimpiazzarlo degnamente. Qualcuno attraverso cui potesse reincarnarsi. Ultimo della lista è Timothee Chalamet. Il giovane attore veste le parti di Gatsby, uno studente figlio di una famiglia dell’alta borghesia, anche se in contrasto con quest’ultima per vari motivi. Il personaggio interpretato da Chalamet non sembra essere l’unica reincarnazione di Allen, che appare in almeno altre due occasioni: nella figura del giovane regista con gli occhiali grandi, compagno del liceo di Gatsby; e in quella dello sceneggiatore interpretato da Jude Law, che indossa grosse lenti e ha qualche problema con la moglie.   

Allen e New York: una storia d’amore in un giorno di pioggia

Un giorno di pioggia a New York è l’ennesimo omaggio che Allen fa alla grande mela, una città che ama e che è presente in molti dei suoi film. Quella che vediamo in quest’ultimo lavoro, è una New York vintage e romantica, più vicina al passato che al presente. Una città che il regista conosce benissimo e che ci sa raccontare come nessun altro, coi suoi piano bar, i locali retrò, l’immensa distesa di verde di Central Park. Tutti aspetti fondamentali nel cinema di Allen, che vengono valorizzati in quest’ultima pellicola. 

La fotografia di Vittorio Storaro

La ruota delle meraviglie, penultimo film di Allen, alternava con grande maestria colori caldi e colori freddi. La luce rossa del sole al tramonto si opponeva a quella blu della sera o del mattino.

Nella fitta pioggia che bagna il suolo Newyorkese c’è spazio sia per la luce soffice e calda del tramonto, che si posa docilmente sui giovani volti dei protagonisti, sia per l’aspro e malinconico blu che avvolge i pensieri di Gatsby. Il merito va alla fotografia di Vittorio Storaro, capace di cogliere l’anima del film e dei personaggi attraverso i colori. 

Città bagnata città fortunata

La pioggia rende ancora più sofisticata la visione che Allen ha della città. A me New York piace di più quando piove… in bianco e nero.” dice Gatsby. Con l’acqua che scende piovosa, la città subisce un’altra trasformazione divenendo ancora più romantica e malinconica. 

Allen mette in contrapposizione, grazie alle provenienze dei due protagonisti (Ashleigh viene dal “bucolico” Arizona, mentre Gatsby è di Manhattan) il mondo “campagnolo” e quello cittadino, con quest’ultimo decisamente più gradito al regista. Le differenti origini portano alla luce anche le innumerevoli incomprensioni tra i due giovani protagonisti, figli di due mondi diversi e per questo incompatibili tra loro. 

Allen con Chalamet e Gomez

Cosa non va

Omaggio alla commedia romantica anni ’50, un giorno a New York ammette sin dal primo istante di essere un film di Woody Allen. La costante presenza della musica Jazz ci dà subito le coordinate necessarie per capire che tipo film ci accingiamo a guardare. Non manca nemmeno la sottile critica all’alta borghesia e alle sue feste eleganti ma prive di interesse e vitalità. 

L’assenza della nevrosi alleniana nei personaggi è un motivo inusuale per i suoi film. Inoltre, le tipiche battute pungenti e dirette sembrano essere state dimenticate dal regista (che è anche sceneggiatore). Depotenziato dall’assenza della sua verve comica e critica, Un giorno di pioggia a New York è quel classico film elegante che vale la pena guardare se non si ha altro da vedere. 

Francesco Guerra

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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