Anime Autunnali 2019 – “Blade of the Immortal”: samurai die twice? La passione per il Giappone feudale e gli spadaccini immortali

Eccoci con l’ultimo appuntamento di “recensiamo la prima puntata di un anime, in modo da fare capire ai lettori se potrebbe interessargli o meno”. Quando abbiamo parlato degli anime in uscita per l’autunno 2019, avevamo citato anche Beastars, oltre Babylon, Kabukichō Sherlock, e “Blade of the Immortal – Immortal –” tra i titoli dei quali avremmo trattato.

Il ritardo di Beastars

Purtroppo a causa di alcuni problemi di Netflix, la serie non è stata rilasciata al di fuori dal Giappone, come invece avrebbe dovuto. La serie sarà trasmessa online sulla famosa piattaforma nel 2020, come è stato annunciato con un tweet il 5 Novembre 2019. Di conseguenza ne tratteremo, come se fosse una sorta di bonus, insieme agli anime invernali! Ma ora bando alle ciance! È il momento di parlare dell’ultima opera di quest’autunno ovvero Blade of The Immortal! Ovviamente la recensione conterrà parecchi SPOILER! Lettore avvisato mezzo salvato!

“Mugen no jūnin” è il titolo originale dell’opera di Hiroaki Samura, che è stata serializzata tra il 1993 ed il 2012. Nel corso degli anni il manga ha ottenuto dei titoli vari quasi quanto le sue trasposizioni. È infatti conosciuto anche come Blade of the Immortal, semplicemente Immortal o magari anche una combinazione tra i due, perché no. Ovviamente in Italia si è optato per il più semplice “L’Immortale“. Il primo episodio dell’anime è stato distribuito su Amazon Prime Video il 10 Ottobre 2019.

Giappone feudale, vendette e samurai

La serie ci catapulta in un Giappone feudale che vedrà la propria fine definitiva in appena un centinaio di anni, facendoci sperimentare una violenza apparentemente gratuita. Il mondo che ci viene presentato in “Blade of the Immortal” è sporco e quasi privo di speranza, dominato dalla legge del più forte. Vediamo dunque intrecciarsi le storie di Manji, un samurai ribellatosi allo shogunato che ha perso la sorella, e Rin. Quest’ultima ha prima perso il padre di fronte ai propri occhi, ed in seguito ha dovuto osservare impotente lo stupro della madre da parte di trenta uomini.

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La voglia di vendetta della ragazzina la porta a cercare Manji, conosciuto come “l’assassino dei cento uomini”, in modo da assumerlo come guardia del corpo. A consigliarle di farlo è misteriosa Yaobikuni, donna che sostiene di avere più di ottocento anni e che ha dei trascorsi particolari con il samurai.  Dopo un primo incontro piuttosto infruttuoso, Rin riesce ad ottenere il supporto dell’uomo, che la salva Kuroi Sabato, colui che ha anche ucciso sua madre. Durante questo crudo combattimento, la ragazza viene a conoscenza del segreto di Manji: egli è immortale, grazie a quelle che lui definisce delle “sanguisughe magiche”, che gli permettono di rimarginare ogni ferita e che gli sono state donate proprio dalla vecchia Yaobikumi.

Una spada per rovinarli e nel buio incatenarli

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Questa versione dell’anime è stata realizzata dalla Liden Films. Questo studio piuttosto giovane è famoso soprattutto per aver realizzato Terra Formars, Berserk e La Leggenda di Arslan. Per rendere il tutto più crudo e sporco, hanno deciso di utilizzare uno stile di animazione piuttosto minimalista nelle scene più grottesche. Persino l’uso dei colori è molto ridotto. Regnano delle tinte bianche e nere, contrapposte al rosso del sangue. È chiaro il tentativo di creare del disagio nello spettatore. La grafica nelle restanti scene è piuttosto nella norma, con una nota estremamente negativa nei confronti della CGI utilizzata per realizzare le armi. Un utilizzo così esagerato della computer grafica, stona terribilmente con un’opera che vuole richiamare così tanto la semplicità dei carboncini su un foglio bianco. Riesce a far perdere il realismo che l’uso sapiente delle musiche e del silenzio ambientale, che Eiko Ishibashi vuole dare.

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“Blade of the Immortal” è piuttosto interessante per quanto cruda ed estremamente violenta. Richiama i cardini della narrazione giapponese, aleggiando intorno alle leggende della propria cultura. Sin da subito si presenta come una storia semplice ma efficace, che riesce ad incuriosire ed affascinare. Non è un caso che sia stata presa in considerazione anche da Hidetaka Miyazaki come parte dell’ispirazione del suo ultimo gioco “Sekiro – Shadow die twice”, definito da molti come il suo capolavoro. Ci sono molte somiglianze tra Manji e Sekiro (o Lupo), protagonista dell’opera omonima, non solo fisiche ma anche caratteriali.

Manji e Rin: ruoli fuori dallo stereotipo?

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Il personaggio di Manji è infatti piuttosto carismatico, proprio come il protagonista dell’opera di Miyazaki: un samurai immortale che a primo impatto sembra burbero e menefreghista, ma che si rivela di buon cuore. Il suo potere non lo rende invincibile, è fragile come ogni altro uomo e la sua incapacità di morire non gli rende di certo più facile combattere. Anche Rin si rivela un personaggio curioso. Desiderosa di vendicare la propria famiglia, è pronta persino a vendere il proprio corpo per raggiungere il proprio scopo. Quello del “vendicatore” è un ruolo di solito affibbiato ai personaggi maschili piuttosto che a quelli femminili, cosa che colpisce in positivo. Non si è ancora visto molto del modo in cui il loro rapporto si svilupperà, ma sembra comunque promettente.

Conclusioni

In generale “Blade of the Immortal” sembra avere del potenziale, anche se la prima puntata ha un ritmo un po’ troppo altalenante per convincere al cento per cento. Troppi momenti morti contrapposti a scene piene d’azione, ma realizzate in un modo un po’ troppo frettoloso. Una maniera non troppo felice di celebrare il preludio di una storia che si preannuncia essere estremamente affascinante, oltre che molto impegnativa.

Insomma non resta che vedere se la storia di Manji e Rin sarà all’altezza delle aspettative!

Elisa Rapisarda

Studentessa di nome ma non di fatto, amante di tutto ciò che mi distragga dallo studio. Sono nell'ambito del volontariato dal 2016. Le mie giornate si dividono tra videogiochi, scrittura e parlare male di tutto ciò che guardo... soprattutto se mi piace.

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