Donald Trump e l’avversione per la salute pubblica

Mentre l’Unione Europea di stop sia al metano che al carbone, dall’altra parte dell’Atlantico Donald Trump procede in direzione opposta. Circa un mese, infatti, l’amministrazione statunitense ha presentato una proposta di legge atta a smantellare tutto l’impianto di regolamentazione ambientale creato da Obama. La volontà di preservare le falde acquifere da infiltrazioni di cenere e altri rifiuti tossici si scontra con la volontà del tycoon di prolungare la vita delle centrali a carbone.

Gli effetti della proposta

Grazie a questa scelta l’industria avrà a propria disposizione molto più tempo per adeguare gli impianti, risparmiando allo stesso tempo milioni di dollari. Nello specifico, tali misure abbasseranno i limiti di inquinamento e porteranno la scadenza di adeguamento tecnologico fino al 2028. Un guadagno che inevitabilmente andrà a discapito della salute dei cittadini, in particolare coloro che abitano in prossimità delle centrali.

Le associazioni ambientaliste urlano al pericolo. Attualmente, infatti, le centrali a carbone sono le principali fonti di C02. Il 95% di queste non possiede barriere di protezione che evitino la contaminazione delle falde. A Donald Trump, tuttavia, non sembra importare molto del destino di migliaia di cittadini americani. Il motivo? Semplice. La maggior parte delle famiglie che abitano a meno di tre miglia da questi eco-mostri sono nuclei poveri, tendenzialmente composti da afroamericani.

Le motivazioni 

Questa considerazione si unisce al risparmio di ben 175 milioni di dollari l’anno che avranno le centrali. Insieme, questi fatti fanno ben intendere su quale fetta di popolazione ha intenzione di puntare Trump per le elezioni 2020. Di certo questa cosa non passerà inosservata alla popolazione votante, così come la cancellazione – ad oggi – di ben 84 norme ambientali e dell’adesione all’accordo di Parigi.

Make the America great again

La popolazione statunitense non è esente dal subire gli effetti dell’inquinamento da fonti fossili. Lo ricorda il recente reportage del New York Times riguardo il disastro ambientale avvenuto a Flint. Eppure, si sarebbe potuto evitare tutto ciò. Secondo le stime del 2015, il regolamento di Obama avrebbe evitato l’immissione di ben 1,4 miliardi di libbre di metalli tossici nei fiumi e nei corsi d’acqua. Norme stringenti che non erano piaciute agli imprenditori, che già vedevano i costi di produzione alzarsi vertiginosamente.

Sapientemente Trump ha cavalcato questo malcontento, accaparrandosi i voti necessari per vincere nel 2016. Una volta vinto ha dovuto portare avanti le istanze anti-ambientaliste di cui ormai – inconsciamente o meno – si fa vessillo. Che queste decisioni renderanno l’America di nuovo grande sarà difficile, se di Americans non ce ne saranno più.

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