Arrivano i fumetti: l’innovazione del Corriere dei Piccoli

Il 27 dicembre 1908 arriva in edicola il Corriere dei Piccoli, supplemento del Corriere della Sera. Da un’idea della giornalista Paola Lombroso Carrara, nasce in Italia la prima rivista settimanale di fumetti. L’intento principale era la diffusione della cultura tra gli strati della popolazione, in particolare tra i bambini, che fino ad allora ne erano stati esclusi. Il diverso formato e l’espediente delle immagini sono legati alla necessità di adeguarsi all’età del pubblico, così da insegnare e contemporaneamente divertire.

Alle origini del Corriere dei Piccoli

Prima di essere affiancata al Corriere della Sera La Lombroso Carrara propose la propria idea della Lombroso Carrara al Secolo, il più venduto giornale dell’epoca. Soltanto dopo il primo rifiuto la giornalista si rivolse a Luigi Albertini, direttore del Corriere che accolse la sua idea. Il progetto educativo e culturale dell’ideatrice deriva da un attento lavoro di documentanzione che prendeva a modello i periodici anglosassoni e francesi per ragazzi. Si arriva così ad un’articolazione ancora classica della nuova pubblicazione che contiene, però, anche tavole disegnate, le cosìddette storie illustrate a colori. Dal materiale proposto, di origine anglosassone e statunitense, vennero rimossi i balloon sia per un pregiudizio linguistico sia per risolvere problemi tecnici legati alla riproduzione delle tavole.

Avvio del progetto

Una volta completato il progetto, tuttavia, Albertini ne affidò la direzione a Silvio Spaventa Filippi. Si preferì lui alla Lombroso Carrara in quanto uomo e interno alla redazione. Inoltre, al suo esordio, diversamente dall’idea della giornalista che voleva rivolgersi soprattutto alle classi più povere, la dirigenza del giornale indirizzò il giornale ai figli della nascente borghesia fedele lettrice del Corriere. Paola Lombroso Carrara si occupò soltanto della redazione della rubrica di corrispondenza coi lettori, con lo pseudonimo di Zia Mariù. La rubrica diventò poi uno spazio importante per l’identità della testata, coinvolgendo i lettori in un’attività correlata agli obiettivi pedagogici. Purtroppo però, i contrasti nati con la direzione portarono la giornalista ad interrompere la collaborazione alla fine del 1911.

La struttura del Corriere dei Piccoli

In prima pagina vi era una storia di una sola tavola a colori con quattro strisce di due vignette ciascuna. Molte di queste tavole erano importate dall’estero ed adattate al pubblico italiano modificandone i nomi. Oltre alle storie americane, nacque anche una notevole produzione italiana di storie con una filastrocca come didascalia, fra le quali Bilbolbul di Attilio Mussino. Al posto dei balloon vi erano due distici sotto ogni vignetta che commentavano il racconto figurato e le strofe erano ottonari in rima baciata. Alla prima pagina seguivano racconti, poesie, brevi copioni teatrali. Il formato composto da 16 pagine raddoppiò nel 1915. Inoltre, durante la prima guerra mondiale apparve per la prima volta il Signor Bonaventura di Sergio Tofano che contribuì ad aumentare notevolemente il successo della rivista. Dopo la prima guerra mondiale, una nuova generazione di disegnatori italiani creerà una serie di macchiette come il Marmittone di Bruno Angoletta.

Verso il rinnovamento

Nel secondo dopoguerra il settimanale risentì della concorrenza di personaggi avventurosi americani come Flash Gordon, ma il Corriere mantenne la propria linea editoriale puntando sui classici Signor Bonaventura e Bibì e Bibò oltre a racconti e romanzi a puntate. Dal 27 maggio 1945 il settimanale riprese la pubblicazione modificando la testata in Giornale dei piccoli, tornando dopo un mese alla denominazione originale. Dagli anni cinquanta le storie illustrate con le didascalie in rima vennero messe in secondo piano. Agli inizi degli anni sessanta, con l’avvento alla direzione di Guglielmo Zucconi e poi di Carlo Triberti, si decise di puntare sui fumetti veri e propri. Si mantenne, dunque, il formato tradizionale ma si reserono più accattivati le copertine. Nel mentre però, dalla fine degli anni sessanta, la funzione educativa si ridusse notevolmente fino quasi a scomparire.

Il Corriere dei Ragazzi

Dal 1968, invece, si ridussero le dimensione del formato per praticità. Inoltre, si iniziarono a pubblicare rubriche di vario argomento curate da esperti del settore e rivolte ad un pubblico più maturo. Per questo motivo, nell’estate del 1969, dopo un referendum rivolto ai lettori, si decise di tenere conto anche nel nome della testata dell’età dei lettori ai quali ci si rivolgeva. Dal primo numero del 1972 il Corriere dei Piccoli interruppe le pubblicazioni sostituito dal Corriere dei ragazzi. La nuova testata fu ideata da Giancarlo Francesconi e la sua pubblicazione era caratterizzata da fumetti di qualità e da un’impostazione giornalistica propedeutica ad avvicinare i giovani a letture più adulte. Vennero pubblicati i “fumetti della realtà”, una serie inperniata su personaggi reali. Tuttavia, a causa di problemi economici, la rivista fu soggetta a diversi tagli e cambiamenti (tra cui anche la denominazione in Corriere Boy) fino alla chiusura nel 1984.

E il Corriere dei Piccoli?

Il Corriere dei Piccoli, nel mentre, non scomparve come testata. Continuò ad essere pubblicato come supplemento allegato al Corriere dei Ragazzi, sebbene in formato ridotto e con contenuti rivolti a lettori più piccoli. Questa formula editoriale si mantenne per sedici numeri, ma tornò poi ad essere una testata autonoma a causa delle numerose proteste dei lettori e dei loro genitori. L’editore decise, dunque, di pubblicare entrambe le testate. Negli anni, il Corriere dei Piccoli ha subito molte modifiche e adeguamenti ai tempi anche in funzione dei diversi direttori. Ognuno di essi ha stravolto formula, formato e foliazione al giornalino, passando da un formato rivista ad un tabloid in cartoncino e di nuovo al formato rivista. Nel 1993 si ebbe un ulteriore cambio di nome in Corrierino per iniziativa del direttore Maria Grazia Perini.

Oltre ai fumetti

Il Corriere dei Piccoli pubblicò anche racconti a puntate e le storie di Gianni Rodari, La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Dino Buzzati nel 1945 e Marcovaldo di Italo Calvino nel 1965. Uno dei punti di forza del settimanale fu il Corrierino Scuola, inserto che durante il periodo scolastico pubblicò schede da utilizzare per le ricerche, atlanti geografici e storici e altri sussidi. A questi si affiancavano anche tutta una serie di giochi e di ambientazioni in carta da incollare su cartoncino e ritagliare. Negli anni ottanta, invece, apparvero storie popolari che sarebbero poi continuate su altre riviste, tra cui La Pimpa di Altan.

L’eredità del Corriere dei Piccoli

Dopo lo scandalo della P2, nel quale fuorono coinvolti i suoi editori, la testata fu ceduta, nel 1994, alla scandinava Egmont. Il Corrierino uscì in edicola senza interruzioni fino al 15 agosto 1995. Successivamente, venne pubblicato nel gennaio 1996 un ultimo numero distribuito solo nelle edicole lombarde per non perdere i diritti sulla testata. Oggi sul sito web del Corriere della Sera è presente il Corriere dei Piccoli on line, ovvero una versione ridotta rispetto all’originale cartaceo composta da diverse rubriche. Nel 2018, in occasione dei centodieci anni dalla prima uscita, Wow Spazio Fumetto ha allestito una mostra, dal 13 ottobre 2018 al 13 gennaio 2019, che ripercorreva la storia del giornale attraverso centinaia di numeri originali, scelti nell’archivio della Fondazione Franco Fossati, per riscoprire i suoi personaggi.

Monica Seminara

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