Ritratto della giovane in fiamme: il ricordo di un amore impossibile

Presentato a Cannes, Ritratto della giovane in fiamme è il nuovo film della regista francese Celine Sciamma. Alla Kermesse francese ha vinto il premio alla miglior sceneggiatura. 

Siamo nel XVIII Secolo, quando Marianne, pittrice, viene incaricata di fare il ritratto di una giovane ragazza, il quale servirà per il suo futuro matrimonio.  Ma la giovane Heloise, che precedentemente si trovava in un convento, rifiuta di posare e di sposarsi. Col tempo, l’amicizia tra le due ragazze si fa più salda, trasformandosi in altro.

Ritratto di un amore impossibile 

L’opera della Sciamma è un viaggio a ritroso della mente, volto a cercare momenti felici che sono durati poco. Comincia in maniera sublime ed elegante, sciogliendo lentamente tutti i fili della trama, senza fretta, mostrando gradualmente un pezzo della storia alla volta. Bisogna aspettare circa venti minuti per conoscere una delle protagoniste, che fugge e si nasconde a Marianne e allo spettatore.

Appare chiaro da subito cosa accadrà alle due donne. Sciamma costruisce la storia tra Marianne e Heloise senza cadere nel banale, evitando di congegnare ipotetici messaggi politici che potessero lasciar trasparire l’idea di un’attualizzazione dell’opera, così da rendere il film carne da macello per i probabili detrattori. Non è così. La regista francese mantiene le coordinate sulle due protagoniste, senza lasciarsi distrarre da possibili strade alternative che avrebbero portato a un’altra strada.

Ritratto di una giovane in fiamme 

Orfeo e Euridice

Sciamma gioca con il mito di Ovidio “Orfeo e Euridice”: lo fa leggere, lo interpreta e lo rende parte della sua opera in un momento decisivo della vicenda. La tragedia dei due innamorati diviene allora punto centrale, senza il quale non sarebbe possibile comprendere del tutto il film. 

Ritratto della natura morta

La morte è disseminata ovunque, sin dalle prime scene. Aleggia con presunzione sopra tutti, senza mai entrare direttamente nella vicenda. Urla in lontananza per rimarcare la sua ineluttabile presenza. Eppure la sua voce stridula diventa silenzio quando a morire sono le speranze e i sentimenti di Marianne e Heloise, che vedono tramontare l’illusione che per giorni ha nascosto la realtà. 

Sciamma usa con diligenza i silenzi e gli sguardi delle protagoniste: comunicazioni non verbali che in realtà gridano qualcosa che è pronto a scoppiare da un momento all’altro. E poi le mani, curate e posate l’una sopra l’altra, che si cercano anche durante una giocata a carte, come si cercano gli occhi e i sorrisi, i pensieri e i desideri. Si intercettano tra di loro, incapaci poi di lasciarsi andare, di abbandonarsi al naturale richiamo dei sentimenti. 

Così il mare agitato, come l’intera natura del luogo, spoglia e poco accogliente, diventa l’immagine evidente delle anime tormentate di Marianne e Heloise. Luoghi abbandonati dove non c’è vita.  

La passione 

Il culmine del film, l’apogeo della trama, si ritrova a essere il momento meno incandescente dell’opera. L’amore carnale tra le due donne toglie elettricità all’intera situazione, mostrando i lati deboli della sceneggiatura (pur premiata a Cannes). 

Quell’amore platonico, quasi fanciullesco, diventa reale, prende forma tra i baci e gli abbracci di Marianne e Heloise, le quali si gettano l’una tra le braccia dell’altra pur sapendo che per il loro amore non c’è spazio. 

La musica come reminiscenza

Il film della Sciamma concede il meglio di sé agli estremi: dopo l’inizio brillante e una parte centrale un tantino stagnate, è nel finale che la storia riprende vigore, e nella quale divampa il rimpianto, una parola che Heloise ha imparato proprio dall’amore con Marianna.

Con essa, Heloise comprende il vero valore della propria esistenza, fino a quel momento fatta solo di costrizioni e morte. L’epifania di Heloise avviene a teatro, negli attimi in cui, affranta dal ricordo, ascolta le note della musica viva che Marianne le ha fatto conoscere. “L’estate” di Vivaldi le rileva una verità che già conosceva: Marianne resterà l’unico, vero amore della sua vita. 

La bravura di tre donne

Nota a margine per le tre donne del film: le due protagoniste Heloise (Adele Haenel) e Marianne (Noémie Merlant), entrambe sul pezzo e capaci di una grande prova artistica. La terza donna è, ovviamente, Céline Sciamma, regista e sceneggiatrice del film, che con coraggio ha portato sullo schermo una storia d’amore delicata e rovente, che divampa all’improvviso ma che subito viene spenta dagli obblighi e dai doveri. Fuoco e fiamme per pochi giorni, cenere di ricordi per il resto della vita.  

Francesco Guerra

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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