Blackface: quando non capiamo il razzismo

Il termine blackface si riferisce al tipo di trucco teatrale che, diffuso nel diciannovesimo secolo, consiste nel truccare una persona bianca in modo volutamente irrealistico, per assumere le sembianze di una persona nera. Il trucco consisteva, agli inizi, non solamente nel cambio di colore della pelle ma anche nell’ingigantire le labbra, ad esempio.

Si tratta di una pratica che, con il movimento guidato da Martin Luther King per i Diritti civili degli afroamericani, si è concluso a causa delle sue radici razziste e denigratorie, sebbene l’assurdità del trucco fosse talmente marcata da essere parodiata dagli stessi afroamericani.

Esempio di blackface caricaturaliAnche nell’iconografia e nei disegni che rappresentavano i neri, i personaggi afroamericani erano rappresentati come bambini con labbra ed occhi esageratamente grandi e contrastanti, “dall’aspetto orribile” rispetto ai personaggi rappresentanti i bianchi.

Pittura facciale e blackface

Non si tratta solamente di imitare personaggi neri, esistono anche la yellowface, per rappresentare etnie asiatiche, brownface, per rappresentare i latinos, redface, per gli indiani d’America e whiteface, per i bianchi ma, più spesso, per mimi o clown.

E il blackface oggi? E in Italia?

blackface a tale e quale (Beyonce)In Italia il blackface esiste da sempre e, tuttora, non ci siamo arresi ancora a capire che si tratta di una pratica razzista. Gli esempi sono tantissimi: Aldo, Giovanni e Giacomo in un film del 2014; la pubblicità di Alitalia con un attore scurito per somigliare a Barack Obama. Le numerose puntate di Tale e Quale Show, in cui cantanti bianchi si travestono per diventare neri.

Sono tutti casi che rendono grottesca la figura della persona imitata, sia nel modo di muoversi che in quello di parlare, oltre che nel trucco.

Ma perché la pratica del blackface è razzista?

Per quanto il blackface sia visto come una parodia, satira e imitazione, non si può non notare come il tentativo di renderla una pratica antirazzista è stato fatto in modo goffo e senza una conoscenza delle origini di questa pratica.

Ma chi ha deciso se questa pratica è antirazzista o che può diventarlo? Non le persone nere. Non le persone che tutt’oggi vengono discriminate. Piuttosto, persone che possono decidere di applicare una maschera, un colore, senza però subirne le discriminazioni che ne conseguono.

I legami del blackface con il colonialismo e lo schiavismo non possono essere cancellati o dimenticati da persone bianche, piuttosto dovrebbero essere le persone discriminate a dirci se qualcosa è, o meno, discriminatoria.

Perché avere un privilegio dovrebbe renderci aperti ad ascoltare chi quel privilegio non lo ha.

 

Giulia Lausi

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, scout e psicologa iscritta all'Albo A, perennemente oberata di impegni. Gli argomenti di cui scrivo vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura. E su quanto possiamo "lasciare il mondo migliore di come l'abbiamo trovato".

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