Hammamet, un immenso Favino non basta a salvare un film mediocre

Hammamet, un film discusso

Hammamet è il nuovo, discusso film di Gianni Amelio su Bettino Craxi, storico leader del Partito Socialista. Discusso per varie ragioni: la sua non perfetta riuscita; il dibattito che ha suscitato sulla figura di Craxi (morto a inizio millennio e riesumato nella memoria collettiva grazie a questo film) e sul suo coinvolgimento nello scandalo “Tangentopoli”. Vittima o capro espiatorio? In realtà tutto questo ha poco a che vedere con il film, poiché viene omessa completamente la vicenda di Mani pulite, pur lasciando spazio alla politica (sarebbe stato possibile, con un figura importante come Craxi, lasciare fuori dal film la politica?). 

L’uomo politico e quello privato

Diciamo che è veramente difficile scindere l’uomo politico e pubblico da quello privato, ma è necessario farlo per eliminare i pregiudizi a priori e giudicare il film in maniera oggettiva. Questo lavoro è sicuramente più facile per le giovani generazioni, che hanno sentito parlare di Craxi solo tramite giornali e documentari, ignorando (nel senso che ignorano, semicit.) gli effetti delle politiche craxiane e dello scandalo che lo ha travolto e messo fine alla sua carriera politica. 

Hammamet

Gli ultimi anni ad Hammamet

Amelio parte con l’intenzione di raccontare gli ultimi anni della vita privata di Craxi, esiliatosi ad Hammamet (Tunisia) a causa degli strascichi di tangentopoli. Il suo non è un Biopic, ed è per questo motivo che il regista si prende molte licenze poetiche.

Ad Hammamet, nella villa privata e sorvegliata da militari tunisini, troviamo Craxi insieme alla moglie, alla figlia Stefania, nel film rinominata Anita come la celebre compagna di Garibaldi (quello del nome non è l’unico riferimento all’eroe dei due mondi). Il figlio di Craxi è rimasto in Italia, con lo scopo, per quello che si evince dal film, di portare avanti il Caso C., ovvero il caso giudiziario del padre, che continua anche se l’ex leader socialista è ormai lontano dallo stivale. Sull’aspetto familiare si concentra gran parte del film. Il rapporto con i figli e la moglie mostra i lati personali di un leader incapace di ricambiare l’affetto dei cari. Ottimo, sotto questo punto di vista, è il quadro che si fa della situazione, con ognuno dei familiari che tenta a suo modo di conquistare il capofamiglia. L’unica a riuscirci sembra essere Stefania/Anita, che ha per il padre una specie di venerazione naturale. 

Hammamet

Personaggi senza nome 

All’interno delle dinamiche familiari entrano anche altri personaggi, sui quali permane un alone di mistero. L’amante interpretata dalla Gerini, un personaggio di fantasia che serve probabilmente a racchiudere le amanti avute da Craxi nella sua vita. L’avversario politico e amico che va a trovare il leader sconfitto, del quale si ignora del tutto l’identità. (Per saperne di più, ecco un articolo del corriere che chiarisce alcune cose.)

Molto più importante, ai fini della trama, è l’innesto del giovane Fausto (personaggio inventato), figlio di un ex compagno di partito grande amico di Bettino Craxi. Entrato in maniera del tutto inaspettata nella vicenda (e nella villa), non si comprende bene quale sia il suo scopo ai fini della storia. Probabilmente il suo ingresso doveva segnare un punto di svolta nel film, cosa che però non è successa. Al giovane Fausto sembrano toccare diversi compiti, ognuno dei quali non viene portato a termine. Fausto riprende Craxi, lo lascia parlare davanti alla sua videocamera, mentre nello zaino porta una pistola comprata qualche tempo primo forse per uccidere l’ex Presidente, colpevole secondo lui di aver compromesso il padre fino a portarlo al suicidio. Sta di fatto che questo mistero (l’ennesimo) non ha una risposta, dato che quella pistola comprata in un bazar resterà inutilizzata. 

Una locomotiva imbrigliata

Ritornando a Craxi, si nota come l’intera opera non scavi del tutto nella vita personale dell’ex presidente. A questo va aggiunta anche una sceneggiatura che appare scarna e priva di spunti considerevoli, incapace di dare una sterzata a un film inchiodato sotto il punto di vista della narrazione e del ritmo, che si lascia fin troppo spesso cullare dalla presenza di trame e sottotrame. Se dovessi trovare una metafora per descrivere Hammamet, userei per certo quella di una locomotiva incapace di muoversi liberamente. Imbrigliata nella tela craxiana, la locomotiva guidata da Amelio finisce per arrestarsi del tutto, sciupando clamorosamente la storia di un personaggio centrale nella storia del nostro paese. 

Hammamet

Hammamet è veramente un film apolitico?

È necessario riaprire un attimo la questione politica. Come dicevo sopra, un film incentrato sulla figura di Craxi (o di Moro, o Andreotti, o ancora Berlinguer, per citarne qualcuno) non potrà mai del tutto essere un film apolitico. La politica è insita nella figura del protagonista. Inoltre, nei rari momenti in cui l’ex leader socialista dimostra ancora lucidità, emerge, oltre a una sapienza politica fuori dal comune, una voglia di non far tacere del tutto l’unico e vero amore craxiano. Insomma, per chiudere il discorso: la politica c’è, sommessa ma c’è. 

Ave, Favino!

Nota positiva: Favino. Straordinario pur sotto chili di trucco. Dopo lo straordinario Buscetta de “Il traditore”, l’attore romano centra un’altra grande prestazione che serve, qualora ce ne fosse bisogno, a confermare che in Italia ce n’è pochi di attori al suo livello. Una prestazione eccelsa nelle movenze e nella voce, perfettamente ricreata da Favino. 

Peccato che dietro a lui ci sia un cast non all’altezza. I migliori sono spessi rilegati a parti secondarie (vedi Carpentieri). Soprattutto non sembra all’altezza il giovane Fausto, per larghi tratti spalla di Craxi ma palla al piede per un Favino incontenibile.  

Il Rimpianto

L’arrivo del misterioso uomo politico, porta con sé una ventata d’aria fresca per il film. Nei pochi minuti lasciati a quel personaggio, assistiamo a uno scambio di battute di alto livello. La sceneggiatura e la recitazione salgono nettamente di livello, lasciando l’amaro in bocca di fronte a quei cinque minuti di altissima caratura. 

Francesco Guerra

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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