Jojo Rabbit, il bambino che sognava di diventare un nazista

Liberamente tratto dal romanzo del 2004 Come semi d’autunno, Jojo Rabbit, diretto da Taika Waititi, ha sorpreso critica e pubblici, arrivando ad ottenere 6 nominations agli Oscar. 

Trama Jojo Rabbit

Siamo nella Germania nazista del 1945. Sebbene la guerra si ormai irrimediabilmente perduta, Jojo Betzler soprannominato Rabbit (coniglio) è un convinto nazista e spera al più presto di essere pronto per andare a combattere. Di certo non è aiutato dal fatto di avere 10 anni e di essere un tantino imbranato, cosa che gli impedisce anche di stringere amicizia con i ragazzi “ariani”. Solo Yorki, un adorabile e paffuto bambino, gli sembra essere amico. Eppure Jojo non dispera di fronte alla sua solitudine: infatti, può contare su quello che è in verità il suo migliore amico (immaginario): Adolf Hitler in persona. Un’amicizia che il giovane Jojo vive profondamente, nonostante l’opposizione della madre e la presa in giro di alcuni commilitoni. Le idee di Charlie sul mondo e sul nazismo cambiano quando scopre che in casa sua si nasconda un’ebrea (Elsa). Questo fatto del tutto inaspettato, lo costringerà a rivedere le sue immaginazioni malsane sulla popolazione tanto detestata. 

Jojo Rabbit

Il nazismo ridicolo in Jojo Rabbit e altri film

Qualcuno avrà storto il naso appena visto il trailer di JoJo Rabbit. Motivo di tale disistima sono i temi affrontati dal film: la ridicolizzazione della dittatura nazista e del suo leader; il tentativo di mostrare, con gli occhi di un bambino, le inesistenti differenze tra la razza ariana e le altre. Compito arduo, soprattutto per il secondo aspetto. Infatti, per quanto riguarda la banalizzazione del nazismo, esiste già una lunga lista di film: si comincia da Charlie Chaplin, nel suo celebre e indimenticabile Grande dittatore e si finisce con Quentin Tarantino e il suo Bastardi senza gloria. Film agli antipodi, con un unico collegamento: appunto, il nazismo banalizzato. Per quanto riguarda invece l’altro aspetto, quello più controverso e spinoso dell’olocausto, non si può non citare La vita è bella di Roberto Benigni, che racconta il dramma dagli occhi di un bambino (sulle critiche piovute addosso a Benigni per la sua “eccessiva generosità” nei confronti degli alleati liberatori, passo: questione che va affrontata in maniera più esaustiva, qui non c’é spazio, né tempo, da parte di chi scrive, di parlarne).

Il grande dittatore

Un film riuscito a metà

Quello di Waititi, regista neozelandese che ha diretto Thor: Ragnarock, è un tentativo che riesce a metà: funziona nel tentativo di banalizzare il nazismo, ma si inceppa terribilmente quando deve tentare di sviluppare un minimo di pensiero sull’aspetto. Chiaro, comunque, come questo non implichi una bocciatura al film, che anzi dimostra segni più che positivi. Innanzitutto l’incastro tra i due giovani protagonisti, i bravissimi Roman Griffin Davis, ovvero Jojo e Thomasin Mckenzie, la giovane Elsa. I due reggono da soli metà del film, con la figura della ragazzina che funge da guida al piccolo JoJo, un bambino di appena dieci anni che vuole essere grande. Proprio per questo motivo, l’opera appare più un film di formazione, concentrato molto sulla figura del suo protagonista e sul suo percorso di crescita. 

Che bravi gli attori!

Molto interessanti invece lo sviluppo degli altri personaggi. Dalla madre di Jojo, la sempre più brava Scarlett Johannson che ottiene una candidatura per la sua prova, figura materna e paterna di grande rilevanza nel corso della vicenda. I due soldati tedeschi, Sam Rockwell e Alfie Allen, complici e compassionevoli nei confronti del piccolo JoJo. E infine Waititi, che veste gli scomodi panni di Adolf Hitler, miglior amico, seppur immaginario, di Jojo. Waititi/Hitler compare molto all’inizio, salvo poi nascondersi dietro la macchina da presa per gran parte del film fino a ricomparire nel finale. Una trovata originale che poteva essere usata in maniera diversa. 

Jojo Rabbit

Un trovata geniale ma non pienamente sfruttata

Jojo Rabbit è quindi una geniale trovata per raccontare il nazismo, forse non pienamente sfruttata. Comunque la si pensi, ci si trova davanti a un film divertente e con un ottimo ritmo che non annoia mai. Non inganni l’età del protagonista e le premesse da commedia: quello che a prima vista può sembrare un innocuo film per bambini, si rivela in realtà più complesso del previsto, dato che non mancano scene crude e spietate. Insomma, un film per bambini sì, but maybe…

Francesco Guerra

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *