Forum di Davos: le aspettative disattese

Klaus Schwab, fondatore del Forum di Davos
Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del Forum Economico Mondiale di Davos

Venerdì scorso si è concluso il cinquantesimo Forum Economico Mondiale di Davos che ogni anno raccoglie circa 3000 partecipanti provenienti da 117 paesi, inclusi 53 capi di stato. Il forum quest’anno è stato particolarmente rilevante, non solo per la presenza di leader quali il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la Cancelliera tedesca Angela Merkel, ma soprattutto per il tema principale di quest’anno: la sostenibilità ambientale.

Clima principale rischio per i mercati

Temi quali la protezione dell’ambiente, la finanza etica e la lotta alle diseguaglianze sociali, infatti sono diventati elementi chiave nell’economia mondiale, influenzata ormai dallo “stakeholder capitalism”. Come ha sottolineato il fondatore del WEF, Klaus Schwab, oggigiorno l’importanza di tali tematiche implica non solo “massimizzarne i profitti, ma anche utilizzarne le capacità e le risorse in collaborazione con i governi e la società civile”.

Ad aprire i lavori Greta Thumberg, la quale ancora una volta si è fatta portavoce della società civile, chiedendo di dichiarare l’emergenza climatica e di ridurre sensibilmente le emissioni di Co2. L’attivista ha evidenziato come la sola consapevolezza sul clima finora ha reso la sostenibilità hot topic in gran parte del mondo, ma non risolverà la crisi ambientale.

Trump: “Respingere i profeti di sventura. È il momento dell’ottimismo”

L’appello dell’attivista svedese però è stato nuovamente ridicolizzato dal presidente Trump, il quale ha detto di voler dimenticare il disfattismo de “i profeti perenni della sventura” per abbracciare “il momento dell’ottimismo”. La Cancelliera tedesca Angela Merkel nel suo intervento ha invece prospettato la possibilità di un futuro impegno con i giovani sul clima.

ONU: Stati dovranno tenere conto delle violazioni dei diritti umani causate dai cambiamenti climatici

Intanto dal Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite arriva una decisione importante che, se applicata, avrà un enorme impatto giuridico. Il Comitato ha stabilito che nel valutare le richieste d’asilo gli stati hanno l’onere di tenere in conto le violazioni dei diritti umani causate dai cambiamenti climatici. In questo modo si estende il principio di non refoulement, secondo il quale gli stati non possono espellere o respingere un rifugiato in territori in cui la sua vita può essere minacciata per motivo di razza, religione, cittadinanza o motivi d’odio, anche a coloro la cui vita è messa a rischio dalla crisi climatica. La decisione arriva in seguito alla domanda di un uomo di Kribati (arcipelago dell’Oceano Pacifico), la cui domanda d’asilo in Nuova Zelanda era stata respinta nel 2015.

Greta: “Abbiamo avanzato richieste che sono state del tutto ignorate”

Come ha sottolineato la stessa Greta nell’ultimo giorno dei lavori, inserire come rischio maggiore per i mercati globali il clima e prospettare di un possibile futuro impegno non basta più. Il Forum di Davos ha “completamente ignorato” le richieste di dichiarare l’emergenza climatica e di impegnarsi a ridurre l’impiego di carbon fossili avanzate dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, per l’ambiente, il lavoro e la giustizia sociale.

Se i leader politici e finanziari partecipanti al forum ritengono di non dover ancora affrontare i danni dell’emergenza climatica che stiamo attraversando, presto raccoglieremo i frutti della loro inerzia in termini economici e umanitari.

Costanza Azzuppardi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *