Enrico IV: vita, maschera e pazzia dell’imperatore pirandelliano

Enrico IV è l’unica tragedia tra le opere di Luigi Pirandello. L’agrigentino ne cominciò la stesura nel 1921. Lo spettacolo fece il suo debutto il 24 febbraio 1922 al Teatro Manzoni di Milano ottendendo un enorme successo di pubblico e di critica. Prova di questa fortuna fu il primo adattamento cinematografico datato 1926, cioè soltanto quattro anni dopo la prima apparizione sulla scena. Il film muto, intitolato Die liebende Maske-Heinrich der Vierte, deve la sua regia e la sceneggiatura ad Amleto Palermi. Non fu che il primo di altre trasposizioni sul grande schermo: seguirono nel 1943 il film di Giorgio Pàstina alla cui sceneggiatura partecipò tra gli altri anche Stefano Pirandello, e nel 1984 il libero rifacimento di Marco Bellocchio.

L’antefatto dell’Enrico IV

Enrico IV è uno dei pochi drammi teatrali che Pirandello scrisse senza basarsi su una precedente novella. Piuttosto, lo spunto per la sua origine deriva da una cavalcata storica organizzata a Villa Pamphili per il carnevale. Qui Pirandello immagina che uno dei partecipanti vestito da re o da imperatore, cadendo da cavallo, diventi pazzo e si convinca di essere il personaggio rappresentato. Questa fantasia prenderà poi corpo grazie al libro “Storia degli Strati medioevali nell’Occidente da Carlomagno fino a Massimiliano” di Hans Prutz. Infatti, questo sarà il riferimento per rendere storicamente veritieri il protagonista e l’ambientazione. Tracce di questo spunto si avrà anche nel testo, costellato da citazione quasi letterali di alcune parti del libro di Prutz. Infatti, Belcredi, personaggio antagonista di Enrico IV, affermerà che l’idea di organizzare la mascherata fatale è nata dall’osservazione di una vignetta su una rivista illustrata tedesca.

Dentro l’Enrico IV: la trama

La tragedia è divisa in tre atti ed è ambientata alla reggia di Enrico IV. Tuttavia, il protagonista non è il vero imperatore tedesco Enrico IV. Si tratta di un borghese che, caduto da cavallo durante una mascherata, si crede lui perchè lo interpretava. La sua pazzia è stata assecondata circondandolo di attori in una villa trasformata in reggia. Dopo vent’anni, Matilde, la donna da lui amata, insieme all’amante Belcredi, alla figlia Frida e al suo fidanzato il marchese Di Nolli, fanno visita ad Enrico accomagnati da un medico: vogliono farlo guarire. Tuttavia, la mascherata che dovrebbe guarirlo fallirà. Infatti, Enrico IV non è più pazzo da otto anni, ma ha preferito rimanere nella sua vita da folle piuttosto che ritornare ad una vita dalla quale è stato escluso per così tanto tempo. Ed è in questa finzione che sarà costretto a vivere per sempre dopo aver ucciso Belcredi.

Finta tragedia storica

Ad una prima lettura sembrerebbe che Pirandello ha voluto dar vita ad una tragedia storica. Sin dal titolo che ne richiama il genere, l’Enrico IV ha apparentemente tutte le caratteristiche per far parte di questo filone drammaturgico. In realtà, si tratta di una finzione. L’ambientazione medievale è fittizia, così come l’identità del protagonista. Le tre unità aristoteliche, falsamente rispettate, sono funzionali alla messa in scena. Inoltre, il titolo non rispecchia il nome del vero protagonista, la cui identità, piuttosto, resta sconosciuta. Eppure, gli scarti rispetto alla tradizione non finiscono qui. Infatti, è presente una stratificazione temporale su più livelli: all’interno di un’ambientazione propria di un dramma storico alto-medievale, si trovano personaggi del 1920 che discutono di fatti risalenti all’inizio del XVIII secolo.

Enrico IV follemente sano

Questi scarti temporali sono propri di Enrico IV che, così facendo, confonde i suoi ospiti e li spinge a pensare che la sua malattia stia retrocedendo. Il tempo, però, riguarda soltanto il passato: quello dell’imperatore tedesco e quello della mascherata. Il presente, dunque, è sempre passato, mentre il futuro non può esistere nè per Enrico IV nè per gli altri personaggi rimasti, loro malgrado, invischiati in questa situazione. E quest’impossibilità è stata sancita dalla scelta del protagonista di proseguire la recita, terrorizzato all’idea di tornare alla sua vita precedente. Resta, dunque, folle pur essendo ormai sano. Ma è questo, realmente, l’atto di un uomo sano?

Vita vs Forma

Enrico IV prima ancora della caduta da cavallo era un abile attore, a tal punto da non permettere ai compagni di mascherata di cogliere la differenza tra l’interpretazione e l’immedesimazione successiva alla caduta. Le sue capacità trovano conferma anche negli otti anni in cui torna nuovamente ad impersonare la parte dell’imperatore. Tuttavia, la recita di Enrico IV va in crisi non appena entra in contatto con il mondo esterno rappresentato dagli ospiti. In questa contrapposizione è insito il celebre binomio Vita-Forma teorizzato da Pirandello. Contrasto che si sintetizza anche nella storia d’amore di Enrico e Matilde. Infatti, la Marchesa è portavoce delle istanze vitali e rifiuta, per questo, la corte di Enrico che rischierebbe di imprigionarla in un legame duraturo, cioè in una Forma che la soffocherebbe.

La vita rubata

Enrico IV è uno dei grandi protagonisti pirandelliani portavoce di lontananza e rottura con il mondo circostante. Involontariamente vittima di questa distanza nei dodici anni di pazzia, sceglie di continuare la sua finzione pur di non rientrare in una realtà che gli è ormai totalmente estranea. L’unica possibilità che gli resta è quella della segregazione, lontano dall’ignota realtà in cui vivono gli altri personaggi. Per questo ferisce Belcredi: nel momento in cui si scopre la verità sulla finzione di Enrico IV, colpire Belcredi serve per mantenere la distanza. Gli altri saranno obbligati a continuare la recita credendolo l’atto di un folle oppure dovranno arrestarlo per omicidio: in qualsiasi caso Enrico rimarrà segregato. Inoltre, in questo modo, il protagonista si vendica anche del furto della propria vita di cui incolpa Belcredi. Egli, infatti, ha avuto tutto ciò che sarebbe spettato ad Enrico e di cui il protagonista riprende possesso uccidendolo.

DONNA MATILDE: È pazzo! È pazzo!
DI NOLLI: Tenetelo!
BELCREDI: No! Non sei pazzo! Non è pazzo! Non è pazzo!
ENRICO IV: Ora sì… per forza… qua insieme, qua insieme… e per sempre!

Enrico IV, Atto III

Monica Seminara

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