Weinstein, condannato per stupro. Il senso del “Me too”.

Harvey Weinstein fu accusato di stupro e violenza sessuale ormai più di due anni fa. Era il 6 ottobre 2017 quando il New York Times ha pubblicato la sua accuse contro l’ex-produttore cinematografico.

Era l’ottobre 2017 quando è tornato alla luce il movimento metoo: centinaia, migliaia, milioni, di donne hanno iniziato a denunciare episodi di abuso o molestie nei loro confronti.  Eh, sì, perché il movimento, nato nel 2006, è stato twittato pochi giorni dopo l’inchiesta del NYTimes da Alyssa Milano. E nell’arco di 24 ore esistevano già 12 milioni di post con l’hashtag #metoo.

Ma non è finita qui.

Perché Asia Argento, fra le accusatrici di Weinstein, ha rilanciato l’hashtag italiano #quellavoltache. Anche se poi è stata vittima di ulteriori accuse, il suo ruolo in questa vicenda non può e non deve essere sminuito.

E ricordiamo il #miracomonosponemos argentino, il movimento che ha visto le sue origini nella denuncia di Thelma Fardin de Il Mondo di Patty. E concluso, anche in questo caso, con una condanna.

La sentenza contro Weinstein è cinicamente una svolta storica

Sono cinque i capi d’accusa contro Weinstein. Due quelli per cui è stato condannato. Da oggi, Weinstein, è ufficialmente uno stupratore e rischia 25 anni di carcere per atto sessuale criminale di primo gradostupro di terzo grado.

Una dimostrazione di sostegno alle donne coraggiose che hanno denunciato, anche se l’ex-produttore è stato scagionato per l’imputazione più grave: atto sessuale criminale predatorio.

Aspetterà ora la sentenza che arriverà il giorno 11 marzo.

 Un epilogo amaro ma storico

Si tratta di un epilogo storico perché le due donne che hanno denunciato Weinstein e lo hanno portato a processo hanno continuato ad avere rapporti con lui dopo lo stupro. Ottenere una condanna nel caso in cui la vittima ha inviato messaggi all’aggressore è infatti estremamente difficile. Anche se è fra le circostanze più comuni.

Le donne vittime di violenza – che, ricordiamo, spesso avviene fra partner – possono non comprendere subito cosa sia accaduto. Specialmente se conoscono l’aggressore. Specialmente se si fidano di lui/lei.

Ecco perché la condanna a Weinstein segna un caso storico: ci troviamo davanti alla prima condanna verso un uomo potente per una violenza non circoscritta. Per una violenza che essendo anche ricatto e abuso psicologico poteva sembrare un normale rapporto fra adulti consenzienti. Esattamente le accuse volte ad Asia Argento.

Con questa sentenza ci avviciniamo sempre di più ad una concezione pubblica e reale della violenza di genere. Quella che accade fra le mura domestiche.

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, scout e psicologa iscritta all'Albo A, perennemente oberata di impegni. Gli argomenti di cui scrivo vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura. E su quanto possiamo "lasciare il mondo migliore di come l'abbiamo trovato".

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