Quando le bestie non diventano principi ma rimangono bestie

La bella e le bestie è un film diretto da Kaouther Ben Hania. L’opera è ispirata a un fatto realmente accaduto, ed è un film di denuncia che si aggiunge ai tanti che raccontano le difficoltà delle donne di poter avere giustizia dopo un caso di stupro, soprattutto nei paesi dove la posizione delle donne è drasticamente compromessa da un sistema conservatore e patriarcale .  

La giovane Miriam ha 21 anni, frequenta l’università e vive a Tunisi. Ha organizzato una festa in discoteca con amici e colleghi, nella quale gli invitati sono liberi di fare tutto ciò che vogliono. Dopo aver conosciuto il giovane Yussef, la notte di festa si trasforma in incubo. La giovane ragazza è vittima di stupro da parte di alcuni poliziotti.

La bella e le bestie

Le bestie e ciò che non si vede 

Uno degli aspetti più riusciti del film, è sicuramente quello di non mostrare la scena decisiva della vicenda: lo stupro di Miriam da parte di due poliziotti. 

La brutalità di tale avvenimento non viene affatto depotenziata, poiché i segni sul corpo di Miriam sono presenti per tutta la durata del film. Il racconto confusionario del fatto diviene più chiaro col passare dei minuti, al punto che mostrare la scena incriminata sarebbe stato addirittura ridondante ed eccessivo. 

Inoltre, distoglie lo sguardo e l’attenzione da un fatto che avrebbe potuto catalizzare e trasformare l’intero corso del film. In questo caso, lo sguardo della macchina da presa, come quello degli spettatori, si focalizza sulla vittima e sui traumi causati da quel gesto brutale dei poliziotti, nonché sulle difficoltà di poter ricevere cure e sporgere denuncia verso i colpevoli. 

La notte di Miriam in 9 capitoli 

Kaouther Ben Hania divide il suo film in più capitoli, che servono per raccontare la notte di Miriam. Ogni capitolo si apre in un luogo diverso dal precedente. Si comincia dalla discoteca, dove si sta svolgendo la festa organizzata proprio da Miriam. Si passa poi in successione da una clinica privata a un ospedale pubblico, per finire nelle varie caserme di polizia in diversi distretti. 

Ogni capitolo è girato in piano sequenza, con gli stacchi che servono a muovere i personaggi da un luogo all’altro. Scelta apprezzabile quella della regista tunisina, che permette soprattutto maggiore immersione nella drammatica vicenda. 

La bella e le bestie

I social network come strumento di condivisione di idee

Un altro tema emerge chiaramente tra le pagine drammatiche della notte: i social network come strumento di condivisione di idee. Se nel nostro si discute sull’effetto sempre più disastroso dei social sulla vita delle persone, da molti indicati anche come le principali minacce per la democrazia occidentale (soprattutto a causa dell’esorbitante numero di fake news che ogni giorno circolano nelle bacheche di migliaia di utenti), nei paesi nordafricani rimangono un veicolo per poter condividere idee con i più, oltre che essere un mezzo per riunirsi. 

Non è un caso che proprio in Tunisia, paese dove ha avuto inizio il periodo delle rivoluzioni arabe, internet e i social network siano stati e siano tutt’oggi uno strumento di libertà fondamentale per i cittadini.

La bella e le bestie: tra buoni, cattivi e ignavi

Se nella favola disney assistiamo alla trasformazione della bestia in principe, questo non accade per i poliziotti. La realtà rimane più forte della favola, al punto che per le bestie non c’è nessuna redenzione ma solo una giusta punizione (anche se qui il film non decide di mostrare, né di chiarire, quello che accade veramente). 

Durante il viaggio, Miriam incontra una serie di personaggi la cui collocazione etica appare chiara. Ma non solo. 

Oltre alle immancabili differenze tra buoni e cattivi, non potevano mancare gli indifferenti, il vero peso della storia. Tali soggetti trovano con fin troppa facilità un corrispettivo nella realtà. Ed è proprio l’indifferenza di tali personaggi a rendere più surreale e drammatica l’odissea notturna di Miriam. 

Una storia sbagliata…

Una storia da dimenticare, canta De Andrè. Ma come può dimenticarsi una notte del genere? 

Questa storia (che, ricordo, è realmente accaduta) non è finzione, ma troppo spesso la dura realtà. Certo, a rendere tutto più doloroso è il comportamento delle forze dell’ordine, le quali dovrebbero garantire la sicurezza dei cittadini, non alimentarne la paura e la sofferenza. Tutto ciò, che può sembrare distante (culturalmente, politicamente e religiosamente) da noi, in realtà non lo è affatto. 

Basta pensare a Stefano Cucchi, brutalmente ucciso da alcuni carabinieri.

La bella e le bestie 

Francesco Guerra

 

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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