Il Coronavirus e la riduzione dell’inquinamento

La psicosi globale legata al Coronavirus fa sentire i suoi effetti. Il virus per gli uomini sta facendo diminuire le emissioni inquinanti, un toccasana per l’ambiente (che ci dovrebbe far riflettere).

Covid 19

Se avete avuto modo di frequentare il pianeta Terra negli ultimi mesi vi sarete accorti di un curioso fenomeno. Una specie di “paura collettiva” che ha colpito tutti gli uomini di ogni età, sesso, ordine sociale e religione. È una condizione di panico nata dalla diffusione di un nuovo virus: il Covid 19. Tecnicamente un “Coronavirus”, della stessa famiglia della SARS o della MERS.

Una sindrome influenzale più grave delle altre, passata dai pipistrelli all’uomo che dopo essere nata in Cina ha deciso di visitare anche altre parti del pianeta. Un tour di cui gli umani avrebbero preferito fare a meno, che ha generato una serie di effetti.

Xi
Il presidente cinese Xi Jinping si fa misurare la temperatura corporea. fonte: corriere.it

Aspetti negativi

Principalmente, il giro planetario, sta causando morti e sofferenza. Mentre viene redatto questo testo, si sono verificati più di 3.200 decessi. Persone, famiglie, sogni distrutti da un virus per cui ancora non esiste un vaccino.

Poi ci sono altre negatività, gravi certamente in misura inferiore: l’economia mondiale è in ginocchio ad esempio. Il rallentamento della produzione cinese ha causato un effetto domino, trascinando verso il basso la crescita di tutti gli altri Paesi. A ciò si aggiunge la paura verso i cinesi, ritenuti “untori”, che ha scatenato odiosi fenomeni di razzismo.

Vanno sommate inoltre le numerose misure di tutela, messe in atto per fare l’unica cosa realmente fattibile: contenere la diffusione. Città in quarantena, blocco dei collegamenti aerei con le aree più a rischio, allestimento di ospedali d’emergenza.

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Scaffali vuoti in un supermercato italiano. Fonte: gazzettadimodena.it

Psicosi

E così siamo arrivati alla psicosi. Supermercati e centri medici assaltati, giornali che sputano panico mascherato da rassicurazioni per vendere più copie e Barbara D’Urso che spiega come lavarsi le mani.
Ciò è sia alla base che generato da tutti gli effetti precedentemente elencati. Una sorta di diabolico circolo vizioso che sembra inarrestabile. Eppure, c’è un punto di vista sulla situazione differente, un modo per veder il bicchiere mezzo pieno.

Aspetto positivo

Il blocco totale delle attività produttive e la quarantena di intere metropoli (come Wuhan) hanno fatto crollare le emissioni di CO2 nell’aria in Cina. Ad affermalo, più che gli osservatori ambientali, sono gli analisti finanziari. I livelli di inquinamento sono usati come indicatori dell’attività industriale. Secondo la National Australia Bank i livelli di inquinamento nelle aree cinesi colpite dal virus sono stati inferiori tra il 20% e il 25% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un fattore rilevato anche dell’OPEC, l’organizzazione dei paesi produttori di petrolio, che ha anche registrato un drastico calo nella richiesta di idrocarburi dalla Cina che sta portando ad una riduzione della produzione di greggio.

Tutto ciò, sostengono gli esperti, sarà irrilevante sul lungo periodo. Il Dragone si riprenderà, e tornerà ad essere l’officina del pianeta presto (con tutto ciò che ne consegue a livello ambientale).

Riduzione inquinamento, il coronavirus ha ridotto l'inquinamento in cina
Riduzione delle emissioni nocive nelle principali città cinesi. Il grafico indica, in percentuale, la riduzione degli inquinanti rispetto allo stesso periodo del 2019. Fonte: cnbc.com

Poi c’è il Nord

L’Italia è diventato il paese europeo che ha subito la maggiore “esportazione” del virus. Anche in questo caso vi sono stati episodi negativi: quarantena, fabbriche chiuse e razzismo nei confronti di coloro che vivono o provengono dalle aeree infette.
Il panico è arrivato ad un livello tale che le autorità hanno deciso di chiudere le scuole e le Università sparse su tutto il territorio nazionale.

La diffusione del coronavirus, si è registrata in due regioni nello specifico: Veneto e Lombardia. Quest’ultima, secondo i dati dell’ARPA regionale, ha visto i livelli di PM10 emessi nell’area diminuire sensibilmente da quando il Covid19 ha messo piede in Regione. È ancora presto per sapere se è stato proprio il contagio a far crollare le emissioni ma questo e i forti venti che hanno soffiato sulla Pianura Padana hanno probabilmente aiutato.

Dobbiamo aspettare l’emergenza?

Tutto ciò suscita, giustamente, una certa curiosità mista a rabbia. Aldilà di quanto vogliano sostenere magnati del carbone e gruppi negazionisti, l’ambiente malato è un pericolo per il genere umano. Una possibile causa di estinzione per la specie. Non è accettabile che il nostro impatto negativo sull’ambiente si riduca per effetto di un’emergenza piuttosto che di politiche serie e lungimiranti. Non possiamo riduci a questo, ad essere noi il “Covid19 dell’ambiente”, dobbiamo cambiare strada.

Il rischio è che una nuova malattia, magari più grave, sia un vaccino per il pianeta contro quello che è il suo virus: noi.

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