Pier Paolo Pasolini: vita di un uomo e un personaggio

Il 5 marzo 1922 nasceva a Bologna Pier Paolo Pasolini. Poeta, romanziere, giornalista, saggista, regista: tutto racchiuso in un’unica e particolarissima vita. Passato alla storia principalmente per il suo contributo al mondo del cinema, la sua fortuna è dovuta alla sua capacità di trasformarsi in un vero e proprio personaggio pubblico, seppur molto controverso. Bisogna risalire agli anni Cinquanta per veder emergere il personaggio Pasolini: omosessuale, marxista, ripetutamente accusato di oltraggio alla morale, ma figura di spicco nel mondo della cultura e dello spettacolo.

Gli anni di Casarsa

L’infanzia pasoliniana è caratterizzata da numerosi trasferimenti dovuti alla carriera militare paterna. Tuttavia, un luogo sarà sempre caro a Pasolini: la campagna friuliana di Casarsa. Qui passerà le estati con la madre e il fratello minore e questo sarà il luogo in cui si rifugerà nel 1943 dopo aver disertato. Sarà durante gli anni trascorsi in Friuli che maturerà in lui il fondamentale amore per la campagna, la cultura contadina e la vita popolare considerati un mondo selvaggio e incorrotto. Questi elementi saranno delle acquisizioni permanenti del suo modo di vedere la vita. Infatti, sin da questi anni, la cultura popolare viene considerata l’unica forma di resistenza al potere manipolatorio della cultura borghese. La difesa di questa cultura primordiale sarà al centro della raccolta poetica Le ceneri di Gramsci. Tuttavia, è al periodo friuliano che si lega l’esordio poetico: nel 1942 pubblica la raccolta in dialetto friuliano Poesie a Casarsa.

Il primo processo ed il trasferimento a Roma

Pier Paolo Pasolini e la madre Susanna Colussi

Nel 1949, a causa di una denuncia per corruzione di minorenni e atti osceni in luogo pubblico, Pasolini perse il posto da insegnante e venne espulso dal Pci. Secondo quanto appurato, egli si sarebbe appartato in campagna con tre ragazzini. Non saranno loro, però, a denunciare il maestro. L’indagine dei carabinieri partì a seguito delle voci che iniziarono a circolare in paese. Pasolini fu sottoposto a processo e condannato a tre mesi di reclusione per atti osceni. Nonostante la veridicità dei fatti, è possibile che lo scandalo sia stato montato anche per ragioni politiche. Pasolini, infatti, era comunista e godeva di grande seguito tra i giovani di Casarsa. A prescindere da ciò, l’insostenibilità della situazione in paese lo spinse a lasciare il Friuli e a trasferirsi a Roma insieme alla madre.

Pasolini nella capitale

Nei suoi primi anni romani Pasolini intraprese diversi lavori pur di guadagnare qualcosa: comparsa per Cinecittà, correttore di bozze, supplente alle scuole medie di Ciampino. Nello stesso periodo, però, continua il suo impegno letterario. Infatti, diede alle stampe i romanzi Ragazzi di vita ed Una vita violenta e partecipò alla fondazione nel 1955 della rivista letteraria “Officina”, dove scriveranno i maggiori nomi del mondo letterario contemporaneo. Di questa realtà entrò velocemente a far parte lo stesso Pasolini, il quale iniziò a dedicarsi anche alla scrittura saggistica. Tuttavia, la svolta principale dell’emergente personaggio pubblico si lega al mondo del cinema.

Pasolini regista

A partire dagli anni Sessanta, Pasolini non perderà la propensione a sperimentare contemporaneamente diverse forme artistiche continuando, dunque, a scrivere romanzi, saggi, articoli giornalistici e cimentandosi anche con il teatro. Tuttavia, i mezzi privilegiati della sua ricerca artistica diventeranno il cinema e la scrittura saggistica. La prima collaborazione di Pasolini con il cinema è datata 1954: Giorgio Bassani lo coinvolge nella scrittura del film La donna del fiume. Tuttavia, diventerà effettivamente sceneggiatore dal 1957, collaborando anche con Federico Fellini alla stesura delle scene sulla malavita del film Le notti di Cabiria. L’esordio alla regia si ebbe con Accattone nel 1961: l’insperienza di Pasoloni come regista si rivelerà un punto di forza caratterizzante del suo stile. Infatti, le scene sono austere ed essenziali, mentre la fotografia accentua i contrasti. La stessa lentezza con cui procede il film riflette il senso di oppressione delle periferie degradate della capitale.

Diciotto film per quindici anni

Dopo Accattone Pasolini continuerà la sua esperienza con il cinema, riuscendo a scrivere diciotto film in meno di quindici anni. Nonostante la censura imposta in Italia a molti dei suoi film, ai festival internazionali più prestigiosi (Venezia, Berlino, Cannes) non mancarono premi importanti. Del 1962 è Mamma Roma, la cui omonima protagonista è interpretata da Anna Magnani. L’anno seguente esce La ricotta, parte del film Ro.Go.Pa.G il cui titolo è costituito dalle iniziali dei registi dei singoli episodi: Rossellini, Godard, Pasolini, Gregoretti. I primi tre film pasoliniani hanno in comune l’ambientazione romana e l’estrazione popolare dei loro protagonisti.

Pasolini reporter

Tra il 1963-1964 Pasolini sperimentò generi alternativi, spaziando dai documentari, ai reportages di viaggi, fino ad arrivare ai film inchiesta. Tra questi spicca Comizi d’amore, documentario-inchiesta sull’amore e sulla vita sessuale degli italiani. Pasolini come giornalista di costume in viaggio per l’Italia raccoglie una serie di interviste a persone comuni, ma anche ad intellettuali e personalità dello spettacolo. L’intento era discutere di temi ancora percepiti come scabrosi: la libertà sessuale femminile, l’omosessualità, il divorzio, la prostituzione. Pasolini attraversa tutto il Paese intervistando personalità come Alberto Moravia, Giuseppe Ungaretti, il cantante Peppino di Capri, la giornalista Oriana Fallaci e tanti altri. La società che emerge dal documentario vede amalgamati tra loro antichi pregiudizi, ignoranza persistente, paure ed una visione della sessualità più moderna e libera.

Cinema di poesia

A partire dal Vangelo secondo Matteo del 1964, Pasolini realizzò dei film più difficili contrapposti al cinema di facile consumo. Inoltre, teorizzò la necessità di un “cinema di poesia” che mescolasse i linguaggi del cinema e della letteratura. Da ciò derivano la favola allegorica di Uccellacci e uccellini e la volontà di rifarsi al mito classico con Edipo re, Appunti per un’Orestiade africana, Medea. Nel mentre, Pasolini si cimenta anche in parabole sulla corruzione della società borghese e in procedimenti allegorici come Teorema e Porcile. Tuttavia, il richiamo del mondo letterario torna negli anni Settanta con la Trilogia della vita (Il Decameron, I racconti di Canterbury e Il fiore delle Mille e una notte). Contraltare di questa raccolta sarebbe dovuta essere la Trilogia della morte, ma Pasolini realizzò soltanto Salò o le 120 giornate di Sodoma ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale. Si concluderà così la sua carriera registica.

Pasolini giornalista

Nel dicembre del 1972 il Corriere della Sera propone a Pasolini una collaborazione: avrà la massima libertà, potendo scrivere di qualunque cosa e in qualunque modo. Il primo articolo pubblicato è del 7 gennaio 1973: Contro i capelli lunghi. Pasolini condanna la moda maschile dei capelloni perchè il segno originariamente anticonformista della comunità hippie contro la norma borghese si è trasformato in un nuovo conformismo di massa, seppur travestito da contestazione. Questo sarà soltanto il primo di una lunga serie di articoli sugli argomenti più disparati: interpreterà l’aborto ed il divorzio come un adeguamento sociale imposto dal potere consumista; scriverà sulla crisi delle Chiesa cattolica e sulla degenerazione del potere politico e delle istituzioni repubblicane; si pronuncerà in merito al movimento di contestazione giovanile del 1968. Un cospicuo numero dei suoi saggi si ritrovano nella raccolta Scritti corsari del 1975.

La morte: un omicidio irrisolto

Pasolini morì la notte del 2 novembre 1975 dando scalpore per l’ultima volta. Il suo cadavere venne ritrovato la mattina seguente vicino all’Idroscalo di Ostia sfigurato da un violento pestaggio e con dieci costole spezzate dal peso della sua stessa macchina che l’ha ucciso passandogli sopra. Dell’omicidio fu incolpato il diciassettenne Pino Pelosi fermato la notte stessa alla guida dell’auto di Pasolini. In primo grado fu condannato per omicidio volontario in concorso con ignoti e poi il 4 dicembre del 1976 con la sentenza della Corte d’Appello che escludeva ogni riferimento al concorso di altre persone nell’omicidio. Pelosi soltanto nel maggio 2005, nel corso di un’intervista televisiva, ha affermato che l’omicidio sarebbe stato commesso da altre tre persone giunte su un’auto targata Catania. Pelosi ha poi fatto i nomi dei suoi presunti complici in un’intervista del 12 settembre 2008.

Ipotesi e supposizioni

Le indagini sull’omicidio di Pasolini si sono solo apparentemente risolte con l’incarcerazione di Pelosi. Diversi furono e sono tutt’oggi gli interventi e le supposizioni in merito ai suoi assassini. Forse è vera l’ipotesi che presume l’intervento della malavita, avvalorata dalla testimonianza anonima in merito ad una macchina targata Catania che effettivamente seguiva l’auto di Pasolini la fatidica notte; forse è stato ucciso per le sue indagini sulla lotta di potere nel settore petrolchimico tra Eni e Montedison, tra Enrico Mattei e Eugenio Cefis, riproposta nel romanzo incompiuto Petrolio. Infatti, Pasolini ipotizzò che Cefis avesse avuto un qualche ruolo nello stragismo italiano legato al petrolio e alle trame internazionali; altri ancora collegano la morte di Pasolini alle sue accuse a importanti politici di governo di collusione con le stragi della strategia della tensione. Numerosi se, troppi forse, nessuna risposta certa per la fine di un uomo tanto poliedrico quanto controverso.

Monica Seminara

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