Doppio sospetto: quando la mente trasforma la realtà in cui viviamo

Doppio sospetto è il nuovo film del regista belga Oliver Masset-Depasse. Siamo agli inizi degli anni ’70 e Alice e Céline abitano in due case a schiera perfettamente identiche. Oltre a essere vicine di casa, sono molto amiche tra di loro. Condividono tutto e si raccontano qualsiasi cosa accada nelle loro vite. Questa profonda amicizia e questa forte intesa viene meno nel giorno in cui il figlio di Céline, Maxime, muore a causa di un incidente. Alice vede l’accaduto, senza poter far nulla per evitare il peggio. In preda alla disperazione, Céline accusa Alice di non aver evitato la morte del figlio e sembra addirittura pronta a vendicarsi contro quell’amica ora diventata il nemico numero uno della sua vita.

Il sospetto e la colpa 

Quando accade una tragedia che sconvolge la vita di un essere umano, questo cerca in maniera anche ossessiva un colpevole, che sia dio, il caso, il destino o semplicemente un’altra persona. Lo fa perché ha bisogno di una risposta a un evento che non riesce a spiegare.

L’amicizia tra Alice e Celinè è solida e duratura. Oltre a essere vicine di casa, condividono l’esperienza di crescere bambini della stessa età, che frequentano la stessa scuola e sono anche ottimi amici. L’idillio iniziale lascia ben presto spazio alla tragedia, mostrando come in realtà il rapporto tra le due donne (compresi anche i mariti, in secondo piano e fin troppo remissivi) sia semplicemente frutto di un’abitudine ormai consolidata, che viene pressapoco distrutta con l’immane tragedia che colpisce Celiné e suo marito. Il rapporto di fiducia reciproca viene completamente rovinato, trasformandosi ben presto in sfiducia totale: tutti diventano colpevoli, e agire in maniera furtiva e controllata diventa necessario se si vogliono evitare altri drammi. 

Doppio sospetto

Lo strano caso della mente

La colpa di ciò è spesso della mente. Il cinema sin dalle origini ha raccontato lo strano caso della mente, mettendo in luce i dissidi, le contraddizioni e le paure che ci portano a vedere il mondo in maniera alterata, frutto per lo più dei nostri pensieri distorti. Mi verrebbe da pensare a Hitchoock, padre e sicuramente massimo esponente di questo genere. Questo film si rifà molto all’impianto classico del cinema di Hitchoock, e non a caso è da molti definito Hitchoockiano. 

La mente alimenta il dubbio e il sospetto

Quando la mente diviene l’occhio con cui vediamo il mondo, la realtà viene travisata. La finzione e la vita vera non sono più categorie distinte e lontane, ma entrambe si presentano come alternative plausibili. Eppure, sappiamo benissimo che solo una delle due visioni è reale, mentre l’altra è invece apparente e frutto della visione del mondo causato dalla mente, solo che non riusciamo a distinguerle, ci sembrano entrambe possibili e quindi percepiamo il disagio di trovarci aggrappati a qualcosa che potrebbe non esistere ma essere solo il frutto dello sguardo nevrotico dei personaggi. La distorsione della realtà viene aiutata anche dalle scelte del regista Olivier Masset-Depasse. La macchina da presa si sofferma spesso sugli specchi, mostrandoci i rapporti sotto punti di vista differenti. Lo specchio è infatti oggetto che modifica la percezione di una determinata visione, proprio perché riflette ciò che vogliamo vedere, ciò che la mente impone di osservare. 

Il cinema e la psicologia della mente

Il cinema ha sempre raccontato bene questo tipo di storie. Il tema della realtà distorta per colpa della nostra mente, ha affascinato registi e sceneggiatori. Usando le parole di Kathy Selden, splendida protagonista di Singin’ in the rain, i film sono tutti uguali: una volta visto uno li hai visti tutti. L'(ab)uso di tale tematica, ha reso questo genere di film abbastanza prevedibile. Sfidare le frontiere del non-visto è difficile, richiede sforzo, pazienza e buona fantasia. Quella sensazione di già visto, viene completamente tradita dal cupo e inaspettato finale. La scelta è sicuramente controcorrente rispetto al genere, soprattutto rispetto a un cinema che vuole essere fin troppo protettivo con i suoi spettatori.

Merito dunque al regista e sceneggiatore Olivier Masset-Depasse, che rischia con la consapevolezza di poter infastidire e rovinare gli umori del (poco) pubblico in sala.

Doppio sospetto

Francesco Guerra

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *