Vittorio Gregotti e il mestiere della vita

La paura più grande di Vittorio Gregotti era quella di diventare troppo vecchio per pensare e finire per vivere solo di ricordi. Architetto, urbanista e insegnante, Gregotti in realtà era un uomo come tutti noi, con pregi e difetti. Amava il whisky – possibilmente il famoso Grouse -, i quadri di Saenredam e il colore rosso mattone – “niente sangue, piuttosto costruzione!”, diceva. Sosteneva che il suo più grande difetto era quello di essere invidioso, sino alla disperazione, di alcuni artisti, e se gli chiedevi se avesse voluto cambiare qualcosa, avrebbe risposto semplicemente “solo dieci centimetri in più in altezza!”.

Eppure, Vittorio Gregotti è riuscito in un’impresa che solo pochi, con tenacia e determinazione, riescono a compiere: quella di fare della propria passione un vero e proprio “mestiere di vita”.

Si laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 1952 e da questo momento in poi seguono una serie di eventi che lo portano a diventare uno dei più importanti progettisti d’Italia: il lavoro per il gruppo BBPR – quelli della Torre Velasca, per intenderci -, la collaborazione con Aldo Rossi per la rivista Casabella, i vari progetti urbanistici e anche la direzione della Biennale di Venezia negli anni 1974 e 1976.
Noi siciliani forse lo conosciamo più per il controverso progetto del quartiere Zen di Palermo, oppure per essere stato proprio insegnante dell’Università di Architettura del capoluogo siculo.

Gregotti era insomma uno che ci teneva al proprio lavoro, all’architettura in genere, e che riuscì a indirizzare l’attenzione di progettisti e teorici verso tutto quello che gira letteralmente intorno ad un progetto di architettura, quindi la vita urbana, la storia del contesto e le forme del territorio nel quale si inserisce l’idea.

Gregotti era un uomo come tutti gli altri, uno a cui se chiedevi quale era il suo nome preferito avrebbe risposto “Marina”, come la donna che aveva sempre amato. Come tutti gli uomini aveva degli eroi, ma erano Louis Kahn e Walter Gropius, e quest’ultimo riuscì anche ad incontrarlo durante la sua lunga vita, terminata proprio il 15 marzo 2020 in seguito ad una polmonite.

Gregotti era un uomo come tutti noi, forse più determinato di molti; un uomo che credeva che la più grande disgrazia che può mai capitare nella vita è forse quella di perdere proprio la curiosità e i desideri, e lui non perse mai nessuno dei due.

 

Diana Signorelli

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