10 film italiani per la quarantena

Il 17 marzo 1861 nasceva l’Italia. 159 anni dopo il bel paese vive una fase storica difficile, la più buia dal secondo dopoguerra. Proprio in quella fase, il cinema italiano visse il suo periodo più florido, che si sarebbe prolungato fino alla fine degli anni ‘70, con una serie di generi e una sfilza di registi che il mondo ci invidia(va).  Costretti dalla quarantena a rimanere a casa, quale migliore occasione per recuperare alcuni grandi capolavori del nostro cinema? Ecco dunque 10 grandi film per 10 indimeticati registi.

Paisà – Roberto Rossellini

Secondo film della trilogia antifascista di Roberto Rossellini, è quello che racconta meglio e in profondità il secondo conflitto mondiale. Attraverso 6 episodi, Rossellini risale lo stivale dalla Sicilia fino al Pò . Un racconto doloroso ma estremamente reale, nel quale viene mostrato il dramma di un intero popolo ancora incapace di spiegarsi l’incubo appena vissuto.

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La Grande abbuffata – Marco Ferreri

Film italo-francese. Marco Ferreri dirige un gruppo di attori straordinari (Mastroianni, Tognazzi, Piccoli e Noiret) per un film scandalo, fischiato a Cannes ma entrato di diritto tra le pellicole più incisive del secolo scorso. Uno sguardo afflitto e tagliente sulla borghesia e sul suo stile di vita.

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Brutti, sporchi e cattivi – Ettore Scola

Uno straordinario Nino Manfredi per un altrettanto straordinario Ettore Scola. Un film dal chiaro vigore pasoliniano, ambientato nelle putride e fatiscenti baracche delle borgate romane, dove la vita è difficile e il futuro è segnato. Una visione disillusa su una realtà destinata a inghiottire se stessa nella sua (pur povera) avarizia e indifferenza. 

8 e ½ – Federico Fellini

Uno dei più famosi film di Federico Fellini, forse il più completo del regista romagnolo. Una pellicola sognante e luccicante, che riflette la figura dell’artista e dei suoi obblighi verso i terzi (pubblico, produttori, critici), impegnato allo stesso tempo a trovare le risposte necessarie per comprendere prima di tutto se stesso. 

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Umberto D – Vittorio De Sica

Capolavoro dimenticato di Vittorio De Sica, che dopo i successi di Sciuscià e Ladri di biciclette sposta lo sguardo su un’altra categoria debole della società dell’immediato dopoguerra: gli anziani. Un racconto crudo sull’indifferenza verso questa categoria ormai inutile nei programmi della società, che mira a braccia forti e giovani utili per ricostruire il paese.

Mamma Roma – Pier Paolo Pasolini

Prima di entrare nella seconda fase della sua carriera da regista, sicuramente più ermetica e difficile da interpretare, Pier Paolo Pasolini aveva ambientato le sue storie nel mondo del sottoproletariato romano. Prima accattone, poi Mamma Roma, due volti diversi di una Roma periferica e lontana dai fasti imperiale.

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Novecento – Bernardo Bertolucci

Opera omnia del regista, Novecento arriva dopo i successi ottenuti con Il conformista e Ultimo tango a Parigi. Bertolucci racconta la storia del novecento italiano, dall’inizio fino all’anno della fine del conflitto mondiale, il 1945. Non ci sono scene di guerra (ci sono scene cruente e spinte, come consuetudine nel cinema di Bertolucci), ma c’è il racconto di un’amicizia che non può essere per le divisioni di classe, per l’incomprensione tra due mondi che pur crescendo insieme non potranno mai superare le loro naturali differenze.

Rocco e i suoi fratelli – Luchino Visconti

L’immigrazione interna dal sud al nord, è stato uno dei fenomeni decisivi a modellare il volto del paese. Negli anni del boom economico, in migliaia partirono per trovare lavoro e speranze nelle fabbriche del nord. Visconti affronta il fenomeno con Rocco e i suoi fratelli, analizzando le dinamiche interne ed esterne che coinvolgono l’intera famiglia appena giunta in un nuovo mondo.

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La grande guerra – Mario Monicelli

Il cinema aver dimenticato il dramma del primo conflitto mondiale, forse oscurato dai clamori e dal più recente dramma della seconda guerra mondiale. Nel 1959, Mario Monicelli decide di affrontare il discorso, con un film destinato a lasciare il segno. Con Vittorio Gassman e Alberto Sordi mattatori di una vicenda che conferma i tratti specifici del regista romano, precursore della commedia all’Italiana. Si ride, sicuramente; ma sullo sfondo c’è il conflitto, c’è la tragedia di migliaia di persone che videro la loro vita capovolta da una guerra disumana.

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L’albero degli zoccoli – Ermanno Olmi

Vincitore della Palma d’oro a Cannes, il film di Ermanno Olmi colpisce per la messa in scena realistica (gli attori erano tutti contadini), sia negli ambienti che nell’utilizzo della lingua. Un film straordinario, che non risente degli anni e della durata (quasi tre ore), su un mondo quasi del tutto scomparso.

Francesco Guerra

 

 

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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