Città e epidemia: come cambierà la concezione di spazio pubblico?

Ci hanno sempre abituati a pensare allo spazio pubblico come qualcosa di ovvio e banale. Chiunque può passeggiare per un viale alberato, correre al parco, sedersi tranquillo in una panchina. La città è un grande teatro di socialità e di scambi, con attori sempre diversi e sempre pronti a recitare un copione nuovo. In queste settimane, però, lo spettacolo si è fermato. I più bei monumenti, le migliori architetture, i viali, i parchi sono una scenografia vuota, o comunque con qualche attore di passaggio.

Eppure, la negazione dello spazio pubblico non ha determinato la scomparsa della vita pubblica.

Questa è stata traslata in altri luoghi – nei piccoli balconi di casa, nelle terrazze o addirittura nei social. Come se il palcoscenico fosse cambiato ma gli attori rimasti sempre gli stessi, con un copione differente.

La paura per l’epidemia trasforma nella mente delle persone l’idea di spazio pubblico: la città “della gente” è quella viva. Dove le porte e le finestre sono una festa di confusione e colore. La città che si contrappone a quella squadrata e fredda degli edifici moderni che ora rivelano quanto mai prima la loro poca umanità. Ci rendiamo conto che quello che più ci manca non sono i luoghi, quanto la gente che li popolava, la loro energia, le voci e i rumori vari. Gli edifici rimangono al loro posto, ma non sono più gli stessi, ci appaiono diversi e quasi ci incutono timore.

Obbligati a rimanere chiusi in casa cominciamo a sentirci veramente parte di una comunità impegnata in una lotta comune: questa condivisione di significati, di azioni e di obiettivi sensibilizza il cittadino a godersi più a fondo lo spazio immateriale “della gente”, a rivalutare il concetto contemporaneo di “abitare” la città. Forse, infatti, riusciremo finalmente a imparare l’importanza di vivere “tra la gente”. Impareremo che non siamo solo una tabella di marcia e tanti appuntamenti da spuntare, ma che ognuno di noi ha il bisogno di stipulare un contatto con altri individui e arricchirsi della loro stravaganza. Magari la prossima volta che attraverseremo una piazza, o una strada, troppo impegnati nei nostri impegni di lavoro, ci fermeremo a guardare la vita intorno a noi.

E a comprenderne finalmente l’importanza.

 

Diana Signorelli

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