Da container a unità mediche pronte all’uso: il nuovo progetto di Carlo Ratti

Da qualche giorno ormai si sta iniziando a parlare del CURA, il nuovo progetto dello studio Carlo Ratti Associati, nato come risposta dell’architettura nella lotta contro il COVID-19. Sono mesi, infatti, che il virus ha messo alle strette quasi tutti i paesi del mondo. Si parla di pandemia, si contano ogni giorno i nuovi contagiati e, purtroppo, i morti, e i medici sono costretti a turni massacranti e inumani. Uno dei principali problemi che è emerso sin dai primi giorni è stato proprio quello relativo alla scarsità dei posti in terapia intensiva. A pagare le conseguenze non sono solo i nuovi malati, ma anche quelli che malauguratamente hanno bisogno di servizi sanitari dello stesso tipo in questo periodo. Come fare allora? Il mondo dell’architettura ha deciso di dare una risposta originale, innovativa – e nello stesso tempo sostenibile – in grado di risolvere il problema.

Il progetto CURA: container per gestire l’emergenza

Carlo Ratti è più un inventore che un architetto. Ci piace definirlo così perché non si limita a riprodurre e costruire – come farebbe un qualsiasi ingegnere o progettista – ma cerca di cambiare il mondo reinventandolo, dando nuovo significato a qualcosa che già c’è e conosce. Ed è esattamente con questo spirito inventivo che ha pensato di poter trasformare dei semplici container in delle unità compatte di terapia intensiva per pazienti con malattie respiratorie. Di lunghezza standard (6 metri), in grado di ospitare due posti letto. Il CURA (letteralmente dall’inglese “Unità connesse per malattie respiratorie”) funziona esattamente come un reparto di isolamento, dotato di dispositivi di biocontenimento con pressione negativa. L’unica differenza è proprio il fatto che nasce dalla riqualificazione e rifunzionalizzazione di un comunissimo container.

Carlo Ratti e il suo team descrivono così il progetto di rifunzionalizzazione dei container: “Rispetto a riadattare un edificio esistente è più sicuro per chi lavora; rispetto a farne uno nuovo, ci vuole meno tempo e costa meno; rispetto ad un ospedale da campo, è più efficiente e lo puoi trasportare dove serve”. Il sistema CURA è infatti pensato per funzionare in zone isolate oppure in prossimità di un ospedale.

Il progetto è sviluppato senza scopo di lucro e secondo una modalità open-source. Qualsiasi contributo e suggerimento per il perfezionamento del sistema è quindi ben accetto. Per dare vita a questa iniziativa è stato creato un team internazionale di designer, ingegneri, medici ed esperti militari, che hanno unito idee e competenze, tutto in rispetto delle distante e in una piattaforma multimediale. D’altronde come disse la Montalcini, la più grande invenzione del secolo è stata proprio internet.

E oggi, chiusi nelle nostre case, in quarantena, non possiamo che essere d’accordo.

Diana Signorelli

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