Mario Cucinella e il segreto per una buona progettazione

Sensibilità, creatività e sostenibilità: sono queste le tre parole chiave che danno ai progetti di Mario Cucinella un valore aggiunto, quel qualcosa che, dinnanzi ad una sua opera, ci fa dire: “mi piacerebbe tanto trascorrere qualche ora in quello spazio, magari farci una passeggiata”. E non è forse questo il fine ultimo di qualsiasi progettista?

Ormai da qualche anno, Mario Cucinella e il suo team sono uno dei gruppi di progettazione più ricercati a livello internazionale:

le loro opere, non soltanto in Italia ma in tutto il mondo, hanno raccolto diversi premi e soprattutto trovato l’approvazione di chi, quelle opere, deve abitarle ogni giorno.

Per Cucinella non esiste una formula matematica per fare una buona progettazione. Esiste però il desiderio di intercettare le esigenze delle persone e di creare delle architetture che sembrano essere state sempre lì; nella vita quotidiana di ognuno di noi. Dobbiamo ascoltare, partecipare ma soprattutto essere più empatici nei confronti di tutto ciò che ci circonda.

“Quando i progetti sono realizzati con qualità, con attenzione, con sensibilità, le persone se ne accorgono” – afferma in una recente intervista – “le persone riconoscono l’architettura: quando avvertono che uno spazio è stato progettato per loro, se ne appropriano indipendentemente da chi sia stato l’architetto”.

Il segreto forse è proprio non crogiolarsi a realizzare opere dalle forme svariate, moderne e impensabili; magari per alcuni anche “belle” ma che poi si rivelano fini a se stesse. Quando iniziamo un progetto non dobbiamo difenderlo solo perché per alcuni è conforme alle regole canoniche di bellezza. Anzi, dobbiamo chiederci: “risponde veramente alle esigenze delle persone per le quali lo stiamo realizzando?”.

Cucinella critica alcuni l’approccio di alcuni colleghi che vedono l’architettura come qualcosa di superficiale – “fatta di immagini, in alcuni casi spettacolare. Non a caso si parla di archistar”, afferma – e sottolinea spesso quanto il mestiere del progettista sia molto pericoloso: “chi costruisce […] sa già che quel luogo verrà trasformato, e deve essere cosciente di avere in mano un’arma molto potente: si può fare del gran bene, ma può essere anche molto dannoso”.

Quale è infine il consiglio per i giovani studenti?

Quello di studiare, ma non solo: “bisogna essere consapevoli delle trasformazioni che un’opera architettonica produce”, afferma, e questo può avvenire solo se vive il lavoro in prima persona; “vedere come si costruisce, capire quali sono i rapporti con i committenti, cercare di vivere l’architettura in maniera positiva, molto fluida”.

Diana Signorelli

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