R3Architetti e la casa a quattro dimensioni

Ci hanno sempre insegnato che lo spazio è composto da tre dimensioni: altezza, lunghezza e larghezza.
Se qualche amico ci chiede di descrivere la stanza in cui stiamo trascorrendo gran parte delle nostre giornate di quarantena, noi magari iniziamo dicendo quanto è alta, lunga e larga, con qualche mobile sparso qua e là, forse un letto o comunque sicuro una scrivania e un computer. Il gruppo torinese R3Architetti ha però notato che questa descrizione non è sufficiente, e che spesso dimentichiamo un’altra dimensione dello spazio, in questo momento addirittura preponderante rispetto a tutte le altre: quella del tempo.

Vi siete mai chiesti quanto tempo trascorrete in una stanza? R3Architetti sì.

L’obiettivo di questi quattro giovani progettisti è proprio quello di declinare lo spazio della casa rispetto al tempo; capire come viviamo un luogo a noi tanto familiare quando siamo costretti a passarci più ore di quanto vorremmo.

Il gruppo R3Architetti ci piace perché riesce a pensare out of the box, a capire che niente è come sembra, che ogni cosa deve essere guardata da più angolazioni e che spesso anche la roba più improbabile contiene nascosta un’opportunità. Il nome R3 viene proprio dall’aula in cui questi ragazzi hanno trascorso gran parte del loro tempo da studenti di Architettura al Politecnico di Torino, e dove hanno fatto le prime esperienze da progettisti. Laureatosi tra il 2011 e il 2012, dopo alcuni mesi all’estero, hanno aperto il primo studio, con una vetrina direttamente sulla strada; “ci piaceva essere visti”, dicono, “ci piaceva che si vedesse cosa facevamo”. Tutti i materiali usati per realizzare l’arredamento erano di recupero: impalcature di vecchi cantieri, scalette e tubi la cui funzione era trasformata in qualcos’altro, in modo da massimizzare il comfort in uno spazio così piccolo

Oggi quello studio non c’è più

I quattro architetti si sono trasferiti in un locale più grande – ma la voglia di ripensare l’Architettura e lo spazio è sempre presente. Proprio per questo motivo, in questi giorni, il gruppo R3 Architetti ha lanciato il progetto “La casa a quattro dimensioni“: si studia come nei secoli la struttura e la funzione delle case siano cambiate in risposta alle nostre esigenze, e di come questo “stare chiusi in uno spazio” stia modificando il nostro modo di abitare.

“Trascorreremo più tempo nelle nostre abitazioni”, scrivono tramite i canali social, “e oltre alle tre dimensioni ne interviene una quarta: il tempo”.

Cosa cambierà nel modo di progettare la casa del futuro? L’invito è quello di crearla insieme; vengono proposte poche e semplici domande, in cui ci si interroga sui cambiamenti di questi giorni e si cerca di dare risposta alle nuove esigenze. Un nuovo modo di fare architettura tutti insieme, partecipando e cercando di dare spazio a chi l’architettura deve viverla tutti i giorni: noi.

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Diana Signorelli 

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