Luis Sepúlveda, l’instancabile fermato dal Coronavirus

Luis Sepúlveda, scrittore, giornalista, regista, sceneggiatore cileno, è morto il 16 aprile 2020 a causa del Covid-19. Uomo dai solidi ideali politici, attivista, esule oltre che figura di spicco nel panorama letterario-culturale era nato in Cile il 4 ottobre 1949. I primi sintomi del Coronavirus risalgono allo scorso febbraio, a seguito dei quali era stato dapprima ricoverato all’unità di sorveglianza intensiva dell’ospedale Covadonga di Gijón e, successivamente, all’ospedale maggiore di Oviedo. Anche la moglie, la poetessa Carmen Yáñez, era stata ricoverata in ospedale a causa di sintomi sospetti.

Formazione ed esordi

Luis Sepúlveda trascorse infanzia e adolescenza a Valparaíso, in Cile, fortemente influenzato dal nonno paterno e da uno zio, entrambi anarchici. Più che gli ideali politici, queste due figure gli trasmisero l’amore per la letteratura. Iscrittosi ben presto alla Gioventù comunista, comincia altrettanto giovane il suo percorso giornalistico presso il quotidiano Clarìn. Sin da allora emerge la sua poliedricità: non solo politica e scrittura, ma anche collaborazioni con la radio. Nel 1969 il suo esordio con il libro di racconti Crònicas de Pedro Nadie gli vale il Premio Casa de las Americas, il primo di tanti. Inoltre, ottiene una borsa di studio per corsi di drammaturgia presso l’Università Lomonosov di Mosca. La sua permanenza in Russia durerà solo pochi mesi a causa di uno scandalo. Infatti, forse i contatti con alcuni dissidenti, forse una relazione con una professoressa, gli costarono l’espulsione per “atteggiamenti contrari alla morale proletaria”.

Luis Sepúlveda e la politica

Rientrato in Cile, Sepúlveda abbandonò la casa paterna e subì l’espulsione dalla Gioventù comunista. Dopo un breve periodo in Bolivia durante il quale entra nell’Ejercito de Liberacion Nacional, tornerà in Cile per conseguire il diploma di registra teatrale e dedicarsi alle occupazioni più disparate: giornalista radiofonico, scrittore di racconti, responsabile di una cooperativa agricola, organizzatore di spettacoli. Contemporaneamente, diviene membro del partito socialista nella guardia personale di Salvador Allende. Sarà proprio la sua presenza nel palazzo presidenziale al momento del colpo di stato di Augusto Pinochet a costargli l’arrestato e la tortura. Dopo sette mesi di prigionia, sarà scarcerato grazie alle forti pressioni di Amnesty International e ricominciò a fare teatro ispirato alle sue convinzioni politiche. Ciò gli costò un secondo arresto: la giunta militare lo condannò all’ergastolo. L’ulteriore intervento di Amnesty International permise la commutazione della pena in otto anni d’esilio.

Da una parte all’altra del mondo

Dal 1977 cominciarono gli spostamenti da un paese all’altro. Lasciò il Cile per recarsi in Svezia, dove avrebbe ricevuto asilo politico, ma scappò in Uruguay, poi Brasile e Paraguay. A causa di problemi con il regime paraguaiano si trasferì in Ecuador, continuando a fare teatro. Inoltre, partecipò ad una spedizione dell’UNESCO per studiare l’impatto della civiltà sugli indios Shuar, con cui visse per sette mesi. Nel 1978 raggiunse le Brigate Internazionali Simon Bolivar che stavano combattendo in Nicaragua. Ottenuta la cittadinanza, dopo la vittoria nella rivoluzione iniziò a lavorare come giornalista. Dopo un anno si stabilì ad Amburgo, per poi viaggiare tra Sud America e Africa ed infine arrivare in Francia, divenendone cittadino. Dal 1982 al 1987 lavorò con l’organizzazione ecologista Greenpeace come membro di equipaggio su una delle loro navi per poi divenire coordinatore tra i vari settori dell’organizzazione. Dal 1996 si era stabilito a Gijón, in Spagna.

Luis Sepúlveda: la vita nella letteratura

Sono il cronista di tutti coloro che giorno dopo giorno vengono ignorati, privati della storia ufficiale, che è sempre quella dei vincitori.

Le numerose vicende politiche, i continui trasferimenti, le esperienze con l’UNESCO e Greenpeace confluiranno tutte nella produzione letteraria di Luis Sepúlveda. Sin dal suo esordio con Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, un primo pezzo della sua vita viene riproposto tra le pagine: i sette mesi trascorsi nella foresta amazzonica con gli indios Shuar. Infatti, da qui ha origine la storia sospesa tra il mondo degli indios diffidenti nei confronti dei bianchi e quei bianchi che avevano insegnato a leggere al protagonista. A questa seguirà Il mondo alla fine del mondo, nato grazie all’esperienza con Greenpeace e raccontato da un protagonista giornalista. L’esperienza politica confluirà in La frontiera scomparsa, una serie di racconti che seguono le tappe di un cileno dalle prigioni di Pinochet attraverso Argentina, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, fino a Panama e poi nella Spagna dove troverà la libertà.

Scrittore per ogni età

Non soltanto autore di romanzi impegnati, ma anche padre di favole come la famosissima Storia di una gabbianella e di un gatto che le insegnò a volare del 1997. Dalle vicende di Zorba e Fortunta è stato tratto il film di animazione italiano del 1998 diretto da Enzo D’Alò. Sulla scia di questo acclamatissimo titolo ci saranno Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico, Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà e Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa.

Delle mie favole sono sempre protagonisti animali e questo, come accadeva in quelle antiche, ti permette di vedere da lontano il comportamento umano per comprenderlo meglio.

Vola solo chi osa farlo

Luis Sepúlveda era un uomo dalle mille sfaccettature, ognuna delle quali è possibile ritrovarla nei suoi libri. Tutti portano con sè un messaggio, una riflessione, un nuovo modo di guardare il mondo; sono libri che richiedono concentrazione e considerazione,  anche quelle favole apparentemente per bambini. Questa è forse la più importante eredità lasciataci da Luis Sepúlveda: la richiesta di attenzione verso quelle figure marginali e le loro storie, verso quella realtà tenuta lontana, verso quegli elementi che sembrano banali e ovvi, ma che portano con sè qualcosa di molto più grande e profondo.

Monica Seminara

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